Cefalù, 16 luglio 2026
Beata Vergine Maria del Monte Carmelo
Prot. n. 177(CRV-DC)/2026
Carissimi fratelli e sorelle,
presbiteri, diaconi, consacrati e consacrate
della nostra amata Chiesa di Cefalù,
il tempo della vita e del ministero è un dono che appartiene interamente a Dio, e a noi è chiesto di custodirlo, servirlo e, infine, consegnarlo con gratitudine e obbedienza.
Nel cammino di questi anni, ho spesso meditato sulle parole toccanti che l’Apostolo Paolo rivolse agli anziani di Efeso a Mileto: «Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù» (At 20,24).
Come Paolo, sento che per me è giunto il momento di “condurre a termine la corsa” del ministero episcopale attivo tra voi, per iniziare un nuovo tratto di strada nel silenzio, nella preghiera e nell’offerta quotidiana.
La Chiesa, nella sua saggezza guidata dallo Spirito Santo, ha tracciato per i pastori un sentiero di saggia transizione. Rispondendo all’invito che i Padri del Concilio Vaticano II avevano espresso nel decreto Christus Dominus[1], sollecitando i Vescovi a rassegnare spontaneamente le dimissioni qualora l’età o altre gravi ragioni rendessero meno facile l’adempimento del compito, San Paolo VI il 6 agosto 1966 promulgò il Motu proprio Ecclesiae Sanctae con il quale stabilì il limite dei 75 anni compiuti per presentare la rinuncia all’ufficio. Disposizione poi pienamente accolta dal canone 401 del vigente Codice di Diritto Canonico.
[segue]
Papa Francesco ha confermato questa prassi con il Rescriptum ex Audientia Sanctissimi del 3 novembre 2014, ribadendo all’art. 1 l’invito a presentare la rinuncia al compimento dei 75 anni, e specificando all’art. 2 che essa produce effetti soltanto dal momento in cui viene accettata dalla legittima Autorità.
Avvicinandosi così la data del mio 75° compleanno, il pensiero e il cuore sono andati a un’altra bellissima pagina scritta da Papa Francesco, la Lettera apostolica in forma di Motu Proprio Imparare a congedarsi, del 12 febbraio 2018. In essa, il Santo Padre ci ricorda che:
La conclusione di un ufficio ecclesiale deve essere considerata parte integrante del servizio stesso, in quanto richiede una nuova forma di disponibilità […]. Chi si prepara a presentare la rinuncia ha bisogno di prepararsi adeguatamente davanti a Dio, spogliandosi dei desideri di potere e della pretesa di essere indispensabile. Questo permetterà di attraversare con pace e fiducia tale momento, che altrimenti potrebbe essere doloroso e conflittuale. Allo stesso tempo, chi assume nella verità questa necessità di congedarsi, deve discernere nella preghiera come vivere la tappa che sta per iniziare, elaborando un nuovo progetto di vita, segnato per quanto è possibile da austerità, umiltà, preghiera di intercessione, tempo dedicato alla lettura e disponibilità a fornire semplici servizi pastorali.
È proprio con questo spirito di pace, spogliamento e profonda fiducia in Dio che vi comunico quanto avvenuto.
In data 14 maggio u.s, in vista del compimento dei miei 75 anni - che ricorrono oggi 16 luglio 2026 - ho presentato personalmente nelle mani del Santo Padre, Papa Leone XIV, la mia rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Cefalù in ottemperanza al can. 401 §1 del Codice di Diritto Canonico.
Ieri il Nunzio Apostolico in Italia e San Marino, S.E.R. Mons. Edgar Peña Parra, mi ha comunicato che il Papa ha accettato la mia rinuncia con la formula canonica del “nunc pro tunc” (“ora per allora”).
Che cosa significa concretamente questo per noi?
Significa che la mia rinuncia è stata accolta, ma diventerà effettiva soltanto nel momento in cui verrà ufficialmente comunicato e nominato il nome del mio successore, il nuovo Vescovo di Cefalù.
Pertanto la nostra sede episcopale non diventa immediatamente vacante. Continuerò infatti a guidarvi e a servirvi come vostro Vescovo a pieno titolo, mentre prende avvio il delicato processo ecclesiale che porterà alla nomina del pastore che lo Spirito Santo sceglierà per questa Chiesa.
Carissimi, questo tempo di attesa e di transizione non è un tempo vuoto, ma un tempo di grazia.
Vi chiedo di accompagnarmi con la vostra preghiera, così come io continuo a portare ciascuno di voi davanti all’altare del Signore.
Preghiamo per il Santo Padre, Papa Leone XIV, per la nostra Diocesi di Cefalù e per colui che il Signore sta già preparando a ricevere il baculo del pastore per guidarci sulla via del Vangelo.
Guardando al futuro con speranza, faccio mie ancora una volta le parole di San Paolo: «E ora vi affido a Dio e alla parola della sua grazia, che ha il potere di edificare e di concedere l’eredità fra tutti quelli che da lui sono santificati» (At 20, 32).
Affido questo delicato passaggio della nostra amata Chiesa diocesana e il mio futuro cammino alla materna intercessione della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, di cui oggi celebriamo la memoria liturgica.
A Lei, splendore del Carmelo e stella del cammino spirituale, domando la grazia di rivestire tutti noi del suo abito di umiltà, mitezza e totale disponibilità alla volontà del Padre. Sotto il suo manto protettivo pongo ogni presbitero, ogni famiglia, ogni ammalato e ogni giovane della nostra Diocesi, sicuro che Colei che ci conduce alla vetta che è Cristo non ci farà mai mancare la sua consolazione.
Con affetto paterno e viva gratitudine, vi benedico tutti di cuore.
✠ Giuseppe Marciante
[1] I Padri del Concilio Vaticano II così si esprimevano nel decreto Christus Dominus, n. 21: «Poiché il ministero pastorale dei vescovi riveste tanta importanza e comporta gravi responsabilità, si rivolge una calda preghiera ai vescovi diocesani e a coloro che sono ad essi giuridicamente equiparati, perché, qualora per la loro troppa avanzata età o per altra grave ragione, diventassero meno capaci di adempiere il loro compito, spontaneamente o dietro invito della competente autorità rassegnino le dimissioni dal loro ufficio. Da parte sua, la competente autorità, se accetta le dimissioni, provvederà sia ad un conveniente sostentamento dei rinunziatari, sia a riconoscere loro particolari diritti».


