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Omelie del Vescovo (18.02.2024)

21/02/2024 18:13:00

Segreteria Vescovile

#Omelie del Vescovo,

Omelie del Vescovo (18.02.2024)

Redditio Symboli

Omelie del Vescovo di Cefalù

S.E.R. Mons. Giuseppe Marciante

 

Redditio Symboli

 

Basilica Cattedrale

Cefalù, 18 febbraio 2024

 

Gn 9, 8-15; Sal.24; 1 Pt 3, 18-22; Mc 1, 12-15

 

Carissimi fratelli e sorelle,

carissimi ragazzi, 

sono felice di vedervi così numerosi in questa nostra Basilica Cattedrale.

Stamani l’evangelista Marco ci riporta un Vangelo essenziale, sia nella forma sia nel contenuto.

Essenziale è il tempo stesso della Quaresima perché è il tempo che ci fa ritornare all’essenziale.

E questo mi fa pensare a una canzone di Marco Mengoni intitolata proprio l’Essenziale. Intendendo per essenziale l’amore per la persona amata, ma che noi possiamo riferire anche a Gesù, la persona che amo e da cui mi sento amato.

 

Riprendo qualche strofa:

 

E mentre il mondo cade a pezzi
Io compongo nuovi spazi e desideri che
Appartengono anche a te (Gesù)
Che da sempre sei per me l'essenziale.

Mentre il mondo cade a pezzi
Mi allontano dagli eccessi e dalle cattive abitudini
Tornerò all'origine
E torno a te, (Gesù) che sei per me l'essenziale.

 

Mengoni ha spiegato che L’essenziale parla di: «Tornare alle origini, restare ben radicati al terreno, pur non smettendo mai di sognare». E aggiunge: «Penso che tutti noi dobbiamo ripartire, ritrovare la forza di guardare al futuro con fiducia. Ma senza dimenticare le origini. Amo tutto il mio passato perché mi ha permesso di diventare la persona che sono oggi».

 

È anche allegoria del bisogno di tornare alle cose che davvero contano, della "disintossicazione" di una intera società dagli interessi inutili, dai finti bisogni.

 

Carissimi, vi chiedo: come si fa a ritornare all’essenziale?

Bisogna anzitutto togliere tutto ciò che si pensa di non poterne fare a meno, ma in realtà non è l’essenziale.

Togliere ciò che si reputa importante per la propria vita a cui ci si aggrappa, ma in realtà non lo è; anzi è ostacolo e freno alla vera crescita e all’incontro con Cristo, l’unico veramente essenziale.

Riuscire a dare un nome alla dipendenza da… che non rende un uomo veramente libero.

Per fare questa operazione il Vangelo ci offre un luogo all’apparenza arido, ma in verità profondamente fecondo: è il deserto. Un luogo dove per sopravvivere è necessario superare delle prove. Un luogo in cui non si può stare fermi, ma è assolutamente necessario camminare. Un luogo in cui bisogna decidere di andare avanti.

Proprio per questo è un luogo di passaggio: non si può vivere a lungo nel deserto. 

Esso rappresenta la zona impresentabile, trasandata, inguardabile della nostra vita e da dove vengono fuori le bestie perché è una zona non governata e non coltivata.

Qui le bestiacce interiori, gli eccessi e le cattive abitudini, ma anche le paure e le vergogne, prendono il potere. Entrare nel deserto significa affrontare le cose che fanno star male, le cose irrisolte o rimandate. Ma in questo deserto non si entra da soli perché al nostro fianco c’è Cristo. Lui ha esperienza del deserto e ci insegna come affrontare le prove, le paure, i dubbi, le insicurezze e i vizi che tormentano la vita degli uomini. Affidiamoci sempre alla sua Parola. 

Lì nel deserto ci sono gli angeli per orientare il cammino interiore.  Nel deserto non si può non scegliere; non si può rimandare a domani. 

Le varie prove vengono superate con l’affermazione della fede, con la fiducia che Dio ci ama e con lui possiamo superare tutte le difficoltà della vita. 

Ecco come tradurre il credo: 

 

Io credo che sono stato creato per amore e per amare. 

Io credo che Dio è alleato della mia libertà e della mia felicità. 

Io credo che Dio mi ama e lo ha dimostrato consegnando suo Figlio sulla croce per salvare me. 

Io credo che Cristo è risorto e vivo e cammina con me. 

Io credo nel dono dello Spirito Santo che mi ha immerso nella vita di Cristo il giorno in cui sono stato battezzato. 

Credo che, afferrato dallo Spirito, la mia vita darà il massimo del bene possibile e renderà felici chi mi incontra e riceve la mia testimonianza gioiosa. 

Credo che agli occhi di Dio sono unico e irripetibile, e perciò mi accetto come sono con i miei limiti, ma anche ricco dei doni dello Spirito. 

Credo che la Chiesa è la compagnia della fede, che mi aiuta a raggiungere la stessa statura di Cristo, ad avere i suoi stessi sentimenti.

A partire da questa professione di fede, voglio vivere da protagonista nella Chiesa e voglio dare a tutti la mia testimonianza d’amore al Signore della vita. 

 

Sì ragazzi vi state preparando a diventare protagonisti. Adesso tocca voi: è arrivato il momento di scendere in campo! 

Con la Cresima, siete diventati o diventerete veri campioni della fede. 

Avete un allenatore d'eccezione, lo Spirito Santo. 

Vi siete preparati a lungo e al meglio per affrontare con la fede le sfide della vita. 

Avete al vostro fianco un capitano d'eccezione, Gesù. 

Insieme a Lui e ai vostri compagni di squadra siate pronti a osare. 

Siate voi stessi la chiave del cambiamento in cui credete. 

Non date spazio allo scoraggiamento e non cedete alla rassegnazione.

Come dice la canzone: 

Sogna, ragazzo, sogna

Non cambiare un verso della tua canzone

Non lasciare un treno fermo alla stazione

Non fermarti tu…

Sogna, ragazzo, sogna

Ti ho lasciato un foglio

Sulla scrivania

Manca solo un verso

A quella poesia

Puoi finirla tu.

 

E Mr. Rain in Supereroi così ci fa cantare: "Siamo invincibili vicini, e ovunque andrai sarai con me". 

 

È vero, carissimi, con Gesù al nostro fianco non abbiamo nulla da temere.

Gesù ha consegnato a voi il suo sogno d’amore, vivetelo!

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