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Omelie del Vescovo (15.02.2026)

19/02/2026 11:28:00

Segreteria Vescovile

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Omelie del Vescovo (15.02.2026)

Benedizione della nuova cattedra e del nuovo ambone della Basilica Cattedrale

Omelia del Vescovo di Cefalù

S.E.R. Mons. Giuseppe Marciante

 

Benedizione della nuova cattedra e del nuovo ambone

della Basilica Cattedrale

 

Basilica Cattedrale

Cefalù, 15 febbraio 2026

 

 


Carissimi Fratelli e sorelle,

vi saluto con affetto e vi ringrazio per essere qui convenuti.

 

Mi unisco ai saluti ed ai ringraziamenti dell’architetto Francesco Arabia, che saluto e ringrazio per l’impegno profuso in questi anni.

Un ricordo particolare va al compianto Don Giampiero Maria Arabia, al quale mi legava - e mi lega - una sincera e lunga amicizia: fu lui il primo parroco che, nel 2009, pochi mesi dopo essere stato nominato vescovo ausiliare per il Settore Est della Diocesi di Roma, presentai alla comunità parrocchiale di Nostra Signora del Suffragio e Sant’Agostino di Canterbury a Torre Maura.

In quegli anni ebbi modo di apprezzare la sua arte in molte chiese della Diocesi di Roma, ed è proprio per questo che gli proposi di avviare questo progetto di adeguamento liturgico.

Un progetto dunque che oggi trova compimento nella tua opera, carissimo Francesco, e di tutti coloro che ti hanno affiancato.

Rivolgo infine un ringraziamento affettuoso al mio confratello Mons. Calogero Peri, vescovo di Caltagirone e delegato per i Beni Culturali Ecclesiastici e l’Edilizia di Culto della Conferenza Episcopale Siciliana, per i preziosi consigli e il costante confronto nella realizzazione dell’opera.

 

Carissimi,

il Concilio Ecumenico Vaticano II ha offerto il criterio liturgico-pastorale per la strutturazione o l’adeguamento dei luoghi liturgici nella cosiddetta “partecipazione attiva dei fedeli” alla liturgia[1].

Criterio dell’ecclesiologia conciliare della Costituzione Sacrosanctum Concilium del 1963 e poi della Lumen Gentium.

L’adeguamento liturgico della nostra Cattedrale ha avuto inizio - possiamo dire in modo ufficiale - nell’aprile del 1992 con la consacrazione del nuovo “altare d’oro” grazie alla volontà del compianto Vescovo Emanuele Catarinicchia, la regia di Mons. Crispino Valenziano e la creatività artistica dello scultore Virginio Ciminaghi.

L’altare è il centro della vita liturgica della Chiesa perché rappresenta Cristo e verso tale centro deve convergere tutta la vita della comunità.

Restavano la cattedra e l’ambone da mettere in comunicazione con l’altare già stabile.

Già nel 1996, con la nota della commissione liturgica “L’adeguamento delle chiese secondo la riforma liturgica”, la Conferenza Episcopale Italiana invitava le Chiese d’Italia a porre termine alla stagione della provvisorietà.

Sono trascorsi 60 anni dal Concilio e la nostra Cattedrale aspettava di completare l’adeguamento liturgico.

 

Nella tradizione cristiana il termine chiesa, dal greco Ek-klesía - con-vocazione -, assume il doppio significato sia dell’edificio materiale sia della comunità dei fedeli.

La cattedrale è la chiesa principale della comunità diocesana, destinata ad accogliere la chiesa-comunità che vive in un luogo; chiesa-comunità che il Concilio ha chiamato chiesa locale o chiesa particolare.

In qualche modo possiamo dire che la Chiesa cattedrale è la Ecclesia mater di tutte le chiese che si trovano nella diocesi.

La cattedrale è tale perché in essa vi è la sede del vescovo detta “cattedra”.

Ogni comunità locale è radunata e guidata verso Cristo da un vescovo nominato dal Papa e ordinato nella successione apostolica.

Nella partecipazione alla celebrazione dei santi misteri presieduta dal vescovo nella Chiesa Cattedrale il credente fa esperienza di appartenenza alla chiesa particolare, matura nella fede e sperimenta l’appartenenza alla chiesa universale[2].

La Chiesa Cattedrale non è perciò semplicemente un monumento, ma il luogo in cui la comunità locale unita al suo vescovo vive e matura la propria fede.

Nello spazio ecclesiale esistono tre luoghi celebrativi interconnessi: l’altare, l’ambone e la cattedra.

La Sacrosanctum Concilium definisce bene che «la Messa consta di due parti: la liturgia della Parola e la liturgia eucaristica tra loro strettamente congiunte da farne un solo atto di culto»[3].

La distinzione dell’ambone dall’altare e nello stesso tempo la sua connessione con esso permettono ai fedeli di cogliere il significato della duplice mensa alla quale il Signore ci fa partecipare e mette in evidenza che soltanto chi riconosce il Signore nella sua Parola potrà riconoscerlo «nello spezzare il pane» (Cfr. Lc 24,35).

 

L’ambone.

 

Le Note Pastorali della Conferenza Episcopale Italiana sulla progettazione delle nuove chiese e sull’adeguamento di quelle antiche hanno fornito anche delle indicazioni architettoniche sul luogo e sulle forme dell’ambone stesso.

Si dice, infatti, che l’ambone va collocato in prossimità dell’assemblea, in modo da costituire una sorta di cerniera tra presbiterio e navata; è bene che non sia posto in asse con l’altare e la sede per rispettare la specifica funzione di ciascun segno, ma può anche essere posto al di fuori del presbiterio, come testimonia la tradizione liturgica.

Inoltre «la sua forma sia correlata all’altare, senza tuttavia interferire con la priorità di esso»[4].

L’ambone deve essere una nobile ed elevata tribuna e, come l’altare, unico e fisso, non un semplice leggio. Esso, perciò, come mensa della Parola deve essere riservato unicamente alla proclamazione delle letture, del salmo responsoriale e del preconio pasquale, ma può essere usato anche per l’omelia del celebrante e la preghiera dei fedeli[5].

L’ambone è “icona spaziale della resurrezione” o “icona del santo sepolcro”, come viene definito da Germano di Costantinopoli[6].

Il contesto ambientale è sempre quello del giardino: dal giardino edenico iniziale al giardino del sepolcro vuoto della Resurrezione.

Nel racconto evangelico, leggiamo delle due Marie che, andando a visitare il sepolcro, trovarono un angelo del Signore che, dopo aver rotolata la pietra (nel nostro ambone essa sta alla base), si pose a sedere su di essa e annunciò loro la resurrezione di Cristo: “Non abbiate paura! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto” (Mt 28,1-6). 

In chiave pasquale possiamo anche leggere il simbolo dell’aquila: la vediamo sul parapetto dell’ambone quale lettorino per la lettura del Vangelo.

Il simbolo dell’Evangelista Giovanni fa da costante richiamo alla resurrezione poiché a lui è stato concesso il privilegio di essere, tra gli Apostoli, il primo a constatare il grande mistero: “Vide e credette” (Cfr. Gv. 20,4-8).

La posizione scelta per la nostra aquila richiama la sua prontezza a spiccare il volo: l’annuncio del Vangelo deve infatti arrivare fino ai confini del mondo.

Paolo Silenziario, dignitario imperiale alla corte di Giustiniano, ebbe parole stupende per descrivere l’ambone della basilica di Santa Sofia a Costantinopoli:

 

Mi avvicino dunque verso l’augusto luogo che l’imperatore (Giustiniano), avendo da poco terminato perché fosse il posto più bello, consacrò al libro del Verbo che conduce ai misteri... Nello spazio centrale della vasta dimora, protesa alquanto ad Oriente, c’è una torre, splendida a vedersi, riservata all’uso del Libro immacolato, alta sopra i gradini, accessibile da due vie, una delle quali si estende verso la notte, l’altra verso l’aurora. Esse si fronteggiano, ma entrambe conducono ad un unico luogo che somiglia ad un cerchio regolare. Di tali bellezze rifulge l’ambone dal doppio accesso; così infatti chiamarono quel luogo dove si ascende per il prodigioso racconto, dove il popolo rivolge lo sguardo attento quando ascolta gli immacolati misteri della parola divina come una torre di marmo, alto si mostra l’ambone, adorno di un prato marmoreo e della bellezza dell’arte[7].

 

Un altro simbolo pasquale che caratterizza l’ambone è il candelabro per il cero pasquale che, spero presto, verrà prossimamente realizzato. La sua componente fondamentale è la colonna, evidente riferimento a quella di fuoco che faceva da guida e accompagnava il popolo ebreo nell’uscita dall'Egitto (Cfr. Es 13, 21-22).

L’ambone è un luogo innalzato perché la Parola di Dio viene dall’alto.

Dice il Profeta Isaia (Is 55, 10-11):

 

Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme a chi semina
e il pane a chi mangia,
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata.

 

All’ambone si accede da est attraverso tre gradini[8] (simbolo del terzo giorno), si proclama la Parola del Vangelo e si discende da ovest. La luce viene da oriente e deve essere diffusa fino all’occidente dove tramonta il sole.

Una lama di luce, incisa sul fronte del nostro ambone, come una fessura da cui si sprigiona la luce del primo mattino di Pasqua, mette in comunicazione l’ambone, la cattedra e l’altare d’oro dove si celebra il mistero pasquale di Cristo.

Si può cogliere questo legame nell’accorato primo annuncio pasquale di Pietro – l’annuncio del kerigma - nel giorno di Pentecoste che suscitò in coloro che lo ascoltavano una “trafittura del cuore” e, al tempo stesso, la loro conversione (Cfr At 2,14-41).

La Parola di Dio - come dice la Lettera agli Ebrei - «è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a due tagli, penetra fino a dividere l’anima dallo spirito, le giunture dalle midolla e giudica i sentimenti e i pensieri del cuore» (Eb 4,12).

All’ascolto dell’annuncio pasquale si sentirono trafiggere il cuore.

Questa fenditura ha anche la somiglianza di una spada.

 

La cattedra.

 

È così che tale luce ci trasporta verso la cattedra dalla quale il Vescovo esercita il triplice ministero dell’insegnamento, il munus propheticum o munus docendi, del governo pastorale, il munus regalis o munus regendi, della santificazione, il munus sacerdotalis o munus liturgicum.

La cattedra è il luogo che manifesta il ministero del Vescovo che guida l’assemblea e presiede la celebrazione nella persona di Cristo.

Pertanto essa è stata posta in comunicazione diretta con l’assemblea[9].

Abbiamo studiato tanto su dove collocarla, ma qualsiasi punto era lontano dall’assemblea e questo mi sembra l’unico punto più prossimo al popolo.

Alla base della cattedra ho voluto che si ponessero tre figure evangeliche che hanno un riferimento con il ministero dell’annuncio gioioso del Vangelo, un legame con Evangelii Gaudium di Papa Francesco, connesso con la scelta sinodale dei tre settori pastorali della nostra Diocesi.

Il pastore per indicare l’evangelizzazione nel settore Alte Madonie, il seminatore nella settore Valle del Torto, il pescatore nel settore Tirreno.

Sono tutte immagini di Cristo che trovano riscontro nei Vangeli: «Ecco, il seminatore uscì a seminare» (Mt 13,3) è la prima immagine. La seconda «ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose» (Mc 6,34).

E la terza immagine in cui Gesù si rivela un esperto pescatore. Ai suoi Apostoli che erano tornati dalla pesca, stanchi e sconfortati per non aver preso nulla tutta la notte, Gesù disse di gettare le reti dall’altra parte: «Simone rispose: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti”». (Lc 5,5)

 

Carissimi,
oggi celebriamo non solo il completamento dell’adeguamento liturgico della nostra Cattedrale, ma la pienezza del cammino spirituale della nostra comunità che si accinge a vivere la fase attuativa del Sinodo diocesano.

L’altare, l’ambone e la cattedra ci ricordano che ogni celebrazione è incontro con Cristo: nella Parola, nel Pane e nel ministero del Vescovo e soprattutto nella Comunità.

Possa questo luogo rinnovato essere sempre per tutti noi segno di comunione, di fede vivente e di partecipazione gioiosa alla vita della Chiesa, chiamata a testimoniare nel mondo la Risurrezione del Signore. Amen.

 

 

 


 

[1] Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione Dogmatica Sacrosanctum Concilium nn. 14, 30, 124.

[2] Ibidem, n. 41: «Perciò bisogna che tutti diano la più grande importanza alla vita liturgica della diocesi intorno al vescovo principalmente nella chiesa cattedrale; convinti che la principale manifestazione della Chiesa si ha nella partecipazione piena e attiva di tutto il popolo santo di Dio alle medesime celebrazioni liturgiche, soprattutto alla medesima Eucaristia, alla medesima preghiera, al medesimo altare cui presiede il vescovo circondato dal suo presbiterio e dai ministri».

[3] Ibidem, n. 56.

[4] Cfr. CEI, Nota pastorale della commissione episcopale per la liturgia. L’adeguamento delle chiese Secondo la riforma Liturgica, (1996) n. 18; CEI, Nota pastorale della commissione episcopale per la liturgia. La progettazione di nuove chiese, (1993) n. 9.

[5] Cfr. Congregazione per il Culto Divino e i Sacramenti, Ordinamento Generale del Messale Romano, n. 309.

[6] Cfr. PG 98,392

[7] PG 96, 2251-2264. Nel dicembre dell’anno 562 veniva completata la seconda ricostruzione del più grande monumento architettonico bizantino: la basilica di Santa Sofia a Costantinopoli. Paolo Silenziario – poeta e intellettuale alla corte dell’imperatore Giustiniano – compose per l’occasione una descrizione in versi della chiesa e il poemetto, ideato come un parallelo letterario del monumento, fu al centro di una solenne cerimonia destinata a commemorare l’evento per un pubblico esclusivo: Giustiniano e la consorte Teodora, il patriarca Eutichio, le alte gerarchie ecclesiastiche, esponenti dell’aristocrazia civile e militare. Cfr. M.L. Fobelli, Un Tempio per Giustiniano. Santa Sofia di Costantinopoli e la descrizione di Paolo Silenziario, Viella ed., 2005, pp. 98-113.

[8] Comunemente si fa derivare il termine 'ambone' dal greco 'anabàinein' che vuol dire ' salire', perché esso era costituito da un rialzo al quale si accedeva mediante alcuni scalini.

[9] Cfr. CEI, Nota pastorale della commissione episcopale per la liturgia. L’adeguamento delle chiese Secondo la riforma Liturgica, (1996) n. 19.