Omelia del Vescovo di Cefalù
S.E.R. Mons. Giuseppe Marciante
Messa crismale
Basilica Cattedrale
Cefalù, 01 aprile 2026
Carissimi fratelli e sorelle,
carissimi sacerdoti,
siamo ormai giunti al cuore della Settimana Santa, compimento del cammino quaresimale.
Vi esorto a partecipare intensamente al Triduo Pasquale, centro dell’intero anno liturgico.
Vi invito a vivere questi giorni nel raccoglimento e nella preghiera, accostandovi al Sacramento della Riconciliazione, anticamente definito il Battesimo delle lacrime, per attingere più profondamente alla sorgente della misericordia.
Celebriamo questa sera la Messa Crismale, nella quale vengono benedetti il Sacro Crisma, l’olio dei Catecumeni e l’olio degli Infermi. Quest’anno gli oli sono stati offerti dalla Questura di Palermo, ricavati dagli olivi di Capaci, in memoria delle vittime della mafia, e dal Dipartimento dello Sviluppo Rurale e del Territorio dell’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, ricavati dagli olivi bimillenari nel Bosco di Celsito, nel Comune di Pollina.
Carissimi, chiamarsi cristiani vuol dire essere unti, consacrati, persone che appartengono a Cristo e per questo partecipano alla sua unzione, sono toccate quindi dal suo Spirito.
I tre oli corrispondono alle tre dimensioni della vita cristiana. Prima ancora di essere battezzati, veniamo unti con l’olio dei Catecumeni.
I Catecumeni sono coloro che, toccati da Dio, desiderano conoscere sempre più la verità e si mettono in cammino alla sequela di Cristo, via, verità e vita, per ricevere il Battesimo nella Veglia pasquale. Presentando l’olio dei Catecumeni chiediamo a Dio di donarci un segno della sua forza divina. Come dice la preghiera di benedizione, possa concedere energia e vigore ai Catecumeni perché, illuminati dalla sua sapienza, comprendano più profondamente il Vangelo di Cristo e, sostenuti dalla sua potenza, assumano con generosità gli impegni della vita cristiana.
Preghiamo perché non vengano meno lungo il cammino e non cedano alla tentazione di voltarsi indietro.
Quest’anno la Parrocchia Cattedrale presenta il catecumeno Ausman Giovanni Maria Diallo, arrivato da noi dal Camerun e accolto nella Casa di Accoglienza Regina Elena “Carlo Acutis”, che riceverà il Battesimo nella prossima Veglia pasquale, qui in Cattedrale. È un dono speciale di Dio la possibilità di accompagnare catecumeni adulti al sacramento del Battesimo.
Con somma gioia ho appreso che quest’anno in Francia ci sarà un boom di battesimi nella notte di Pasqua: in tutto 21.400 catecumeni riceveranno il Battesimo, tra cui 8.200 adolescenti e 13.200 adulti. E non solo in Francia: anche l’Austria registra un numero considerevole di catecumeni, in modo particolare provenienti dall’Iran e dall’Afghanistan, e anche da famiglie francesi e austriache fortemente secolarizzate. Un ritorno di molte famiglie alla fede.
In dieci anni, in Francia, il numero di battesimi di adulti - si legge nel dossier della Conferenza Episcopale Francese - è più che triplicato, passando da 4.124 nel 2016 a 13.324 nel 2026, considerando solo gli adulti.
Alla domanda su quale sia stato l’evento scatenante della richiesta di Battesimo, il 40% ha risposto di aver vissuto un evento difficile, come una malattia o un lutto, che ha spinto a cercare un significato.
Il 34% ha dichiarato di aver posto domande sulla religione cristiana e di aver ritrovato la fede. Un 32% lega la scelta a una forte esperienza spirituale vissuta. C’è anche un 23% che ha risposto di essere entrato in un luogo significativo ed essere rimasto colpito dalla sua bellezza come luoghi d’arte e centri di spiritualità.
Carissimi, è un’opportunità per molti cristiani navigati di riscoprire la propria fede e di acquisire maggiore consapevolezza di come Dio possa irrompere in una vita e trasformarla.
Il nostro Sinodo ha previsto un itinerario catecumenale per i fidanzati che chiedono il matrimonio e, in modo particolare, per i genitori che chiedono i sacramenti dell’iniziazione cristiana per i loro figli.
Carissimi, è arrivato il tempo di aprire cammini nuovi, cammini coraggiosi nelle nostre Chiese.
Poi, in modo particolare, la prima lettura e il Vangelo ci hanno posto davanti la schiera delle persone sofferenti: gli affamati, gli assetati, le vittime delle ingiustizie, della guerra e della violenza, i malati con tutti i loro dolori, le loro speranze e disperazioni, i perseguitati, i calpestati. Possiamo dire un esercito di disperati. Circa il primo invio dei discepoli da parte di Gesù, San Luca narra che li mandò ad annunciare il Regno di Dio e a guarire gli infermi, non semplicemente a visitarli, ma a guarirli.
Lo dico in modo particolare ai sacerdoti: il Signore ci ha dato questo potere di guarire. Forse noi lo abbiamo interpretato solo come visita all’infermo, ma il Sacramento dell’Unzione ha questo significato profondo, e ne siete ben consapevoli.
Il guarire è un incarico primordiale affidato da Gesù alla Chiesa, secondo l’esempio dato da Lui stesso, che risanando molti ha percorso le vie del suo paese. L’accoglienza dell’annuncio del Regno di Dio è un processo di guarigione. “Fasciare le piaghe dei cuori spezzati”, viene detto oggi nella liturgia della Parola.
L’annuncio del Regno di Dio, della bontà illimitata di Dio, deve suscitare innanzitutto questo: guarire il cuore ferito degli uomini. L’olio per l’Unzione degli infermi è espressione sacramentale visibile di questa missione, segno della tenerezza delle nostre comunità. Fin dagli inizi è maturata nella Chiesa la chiamata a guarire, è maturato l’amore premuroso verso le persone angustiate nel corpo e nell’anima.
Si prega questa sera sull’olio degli infermi perché quanti riceveranno l’Unzione: «Ottengano conforto nel corpo, nell’anima e nello spirito e siano liberati da ogni malattia, angoscia e dolore»[1].
C’è infine il Crisma, una mistura di olio di oliva e profumi vegetali.
Nella Chiesa quest’olio serve soprattutto per l’unzione nel Battesimo, nella Confermazione, nelle ordinazioni sacre e nella dedicazione dell'altare o della chiesa.
Questa celebrazione ci ricorda che noi tutti formiamo un popolo sacerdotale consacrato a Dio, mediante l’immersione nell’acqua del Battesimo e l’unzione con il Sacro Crisma. Da questo popolo inoltre Cristo sceglie alcuni che, mediante l’imposizione delle mani, rende partecipi del suo ministero di salvezza, perché rinnovino nel suo nome il sacrificio redentore e preparino ai suoi figli il convito pasquale. Servi premurosi del suo popolo, dice il prefazio della Messa del Crisma, lo nutrano con la parola e lo santifichino con i sacramenti.
Nel 2009 ero presente alla Messa crismale in San Pietro e, in una splendida omelia, Papa Benedetto XVI si fermò in modo magistrale sul termine “consacrare” e “santificare”. Cito le sue parole:
Consacrare qualcosa o qualcuno significa dare la cosa o la persona in proprietà a Dio. Toglierla dall’ambito di ciò che è nostro e immetterla nella sua atmosfera, così che non appartenga più alle nostre cose, ma sia totalmente di Dio. Consacrazione è dunque un togliere dal mondo e un consegnare al Dio del bene. Questo vale sia per la consacrazione battesimale sia per la consacrazione dell’Ordine sacro. La cosa o la persona non appartiene più a noi e neppure più a sé stessa, ma viene immersa in Dio. Un tale privarsi di una cosa per consegnarla a Dio lo chiamiamo anche sacrificio. Questo non sarà più proprietà mia, ma proprietà di Lui. E in questo modo si definisce anche in che cosa consiste il sacerdozio: è un passaggio di proprietà, un essere tolto dal mondo e donato a Dio [2].
Carissimi sacerdoti, le promesse che oggi rinnoviamo dicono che la nostra volontà deve essere così orientata. “Volete essere più strettamente uniti al Signore Gesù e conformi a Lui, rinnegando voi stessi?”. Più strettamente uniti e conformi a Lui. San Paolo usa l’espressione: “Vivo, tuttavia non più io vivo, ma Cristo vive in me”.
Si tratta, carissimi fratelli, nel sacerdozio, di vivere integralmente il Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo. “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua, perché chi vuole salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia la troverà”. Si tratta dell’offerta, del sacrificio della propria vita a Dio.
Tutto ciò che si perde, poiché si consegna a Dio, verrà ritrovato. E per i cristiani, per gli unti, per i sacerdoti, si tratta di un vero esproprio: si tratta della propria vita, nella sicura speranza che ciò che si consegna a Lui si conserverà per l’eternità.
Ora, carissimi, noi abbiamo consegnato la nostra vita a Cristo, perché siamo certi del suo amore e delle sue parole: “Vi ho chiamato amici”.
Papa Francesco, nella Dilexit nos, così commenta questo detto di Gesù: il suo cuore aperto ci precede e ci aspetta senza condizioni, senza pretendere alcun requisito previo per poterci amare e per offrirci la sua amicizia. Egli ci ha amati per primo. Grazie a Gesù abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi. Una copia della Dilexit nos vi verrà consegnata come regalo della nostra Diocesi: meditatela. Mi sembra che sia una delle lettere più profonde che abbia scritto Papa Francesco da questo punto di vista spirituale.
Gli fa eco Papa Leone XIV:
Le parole di Gesù «Vi ho chiamato amici» (Gv 15,15) non sono soltanto una dichiarazione affettuosa verso i discepoli, ma una vera e propria chiave di comprensione del ministero sacerdotale. Questa amicizia con Cristo è il fondamento spirituale del ministero ordinato, il senso del nostro celibato e l’energia del servizio ecclesiale cui dedichiamo la vita. Essa ci sostiene nei momenti di prova e ci permette di rinnovare ogni giorno il “sì” pronunciato all’inizio della vocazione. […] È un cammino di familiarità con il Signore che coinvolge l’intera persona - cuore, intelligenza, libertà - e la plasma a immagine del Buon Pastore [3].
Carissimi, diventare amici di Cristo comporta vivere da fratelli, fra fratelli con il popolo che Dio ci ha affidato. Dobbiamo mostrare al nostro popolo il volto di veri fratelli, non di antagonisti né di nemici. E poi vivere da fratelli tra sacerdoti e tra sacerdoti e vescovo. Si tradisce l’amicizia con Cristo se non ci amiamo tra noi.
È un’invocazione, carissimi fratelli sacerdoti, ma anche carissimi fratelli laici: amiamoci tra di noi, ma sul serio. Non si può celebrare il sacramento della comunione, che è l’Eucaristia, se non si è in pace con i propri fratelli, se nel cuore si nutre rancore contro un fratello o un confratello. Facciamo la vera Pasqua, carissimi, con azzimi di verità e non con il lievito dei farisei o, peggio, con il lievito di Erode.
Infine, vi esorto, fratelli carissimi, a vivere la comunione sinodale. Devo confessarvi che vedo ancora un po’ di lentezza nell’attuare quanto insieme, noi e lo Spirito, abbiamo deciso nell’Assemblea Sinodale e quanto ho segnato in agenda consegnandovi il Libro del Sinodo. Certamente è un lavoro graduale, ma bisogna pure iniziare.
Bisogna decidere il santo viaggio, fare il primo passo, ritrovare insieme lo slancio missionario.
Vedo un popolo in attesa, che aspetta in modo particolare chi propone e vive il Vangelo con amore e coraggio, come ha fatto 800 anni fa san Francesco d’Assisi. Il mondo aspetta sacerdoti innamorati di Cristo.
In questo contesto annuncio coloro che festeggiano gli anniversari di ordinazione.
Mi piace ricordare il 60° anniversario di Mons. Sebastiano Scelsi. Il 45° anniversario di Mons. Giuseppe Vacca e di Fra Raimondo Antonio, ofmcap. Il 30° anniversario di Don Calogero Falcone, del Can. Salvatore Panzarella, di Mons. Domenico Sideli e di Don Sergio Librizzi.
Il 25° anniversario del Vicario Generale, Can. Giuseppe Licciardi, di Don Nicola Crapa e di P. Antonino Vicari, rcj anche lui in servizio presso la comunità di Alia e rettore spirituale nel nostro Seminario.
Il 20° anniversario del carissimo Don Luca Albanese.
E infine il 10° anniversario di Don Jerin Vazhappilly, sacerdote fidei donum proveniente dall’India, che svolge un prezioso servizio nella nostra comunità.
Infine, annuncio i nuovi Vicari Pastorali previsti dalle Costituzioni sinodali.
Per il Settore Tirreno, Mons. Francesco Casamento; per il Settore Valle del Torto, il Can. Salvatore Panzarella; per il Settore Alte Madonie, Don Domenico Sausa. Essi comporranno, insieme al Vicario Generale, il Consiglio Episcopale, nuovo organismo voluto dal nostro Sinodo. Qualcosa si comincia ad attuare, pian piano; gradualmente.
Concludo dando notizia che il nostro seminarista Thimothée Paulin Eloudou Oloua sarà ammesso al ministero dell’accolitato il prossimo 3 maggio, alle ore 18:00, ad Alia, nella Parrocchia Santa Maria delle Grazie. Auguri anche a lui!
[1] Leone XIV, Omelia per la Santa Messa del Crisma, 2 aprile 2026.
[2] Benedetto XVI, Omelia per la Santa Messa del Crisma, 9 aprile 2009.
[3] Udienza del Santo Padre Leone XIV ai partecipanti all’Incontro Internazionale Sacerdoti Felici - «Vi ho chiamato amici» (Gv 15,15), promosso dal Dicastero per il Clero, 26 giugno 2025.
Foto: Salvo Ciano


