Omelia del Vescovo di Cefalù
S.E.R. Mons. Giuseppe Marciante
Trasfigurazione del Signore
Festa del Santissimo Salvatore
Cefalù, Basilica Cattedrale
6 agosto 2026
Carissimi fratelli e sorelle, vi saluto tutti con grande affetto.
Saluto le autorità civili e militari, in particolar modo il nostro Sindaco che, oltre a chiamarsi Daniele, porta anche il nome di Salvatore, e quindi gli faccio tanti auguri per l'onomastico.
Saluto anche i Sindaci che provengono da altri comuni, sia della Diocesi che da fuori.
E poi le Autorità civili e militari presenti e sempre vicini.
E in modo particolare saluto ciascuno di voi, specialmente i portatori che tra poco saranno chiamati a portare Gesù per le nostre strade. Ma Gesù ha detto nel Vangelo: "Non vi preoccupate, il mio carico è leggero", e quindi penso che il Signore si farà più leggero. Ci ritroviamo ancora una volta insieme per celebrare la “festa d'u Sabbaturi”, come si dice qui a Cefalù, la festa del Santissimo Salvatore che per noi, liturgicamente, è la festa del Cristo della Trasfigurazione, il Cristo che fu trasfigurato dal Padre.
Ora vedete, ci sono momenti nella vita in cui il fondovalle - possiamo dire anche la riva, in questo caso - diventa troppo stretto, troppo soffocante per il nostro cuore, come in questi giorni caldi di agosto.
È allora che avvertiamo il bisogno di salire, di cercare una luce che non tramonti e di respirare; di un po' di aria più pura, più fresca, sia dal punto di vista fisico ma soprattutto dal punto di vista spirituale.
Oggi il Vangelo di Matteo ci prende per mano e ci porta su un alto monte, in disparte, senza darci indicazioni toponomastiche.
Sì, poi la tradizione e gli scavi archeologici hanno scoperto che si tratta del Monte Tabor, ma a noi interessa il fatto che sia un monte alto. Ma cosa andiamo a cercare lassù? E qui ci risponde San Giovanni della Croce nel suo Cantico Spirituale. Dice così: “Cercherò il mio amato tra i monti”. È il sussurro di un'anima che desidera Dio.
Così si esprimeva il grande mistico, dove l'alto monte è Cristo.
Vi leggo solo due brevi strofe: "Pastori, voi che andate di stazzo in stazzo fino all'alto monte, se per caso incontrate colui che più di ogni altro bramo, ditegli che languisco, soffro e muoio”. "In cerca del mio amore andrò per questi monti e queste rive; non coglierò fiori, non temerò le fiere, supererò i forti e le frontiere".
E su quella cima Gesù si rivela e si svela per quello che è veramente. Il suo volto brilla come il sole, le sue vesti diventano candide come la luce. Per un istante il velo della sua umanità ordinaria si squarcia e la gloria del Padre inonda gli occhi degli apostoli, i quali contemplano che Gesù è il Cristo. E poi, nel Credo, diventerà: "Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato non creato, della stessa sostanza del Padre". Quello che Pietro aveva confessato prima di salire sul monte, ora lo comprende dopo il rimprovero ricevuto. Questo monte alto non sta da solo nella Scrittura: è la cima di una catena montuosa che attraversa tutta la storia della salvezza. Citerò in modo particolare, secondo la tradizione iconografica bizantina, il Monte Sinai e il Monte Carmelo.
Il Sinai, il luogo dove Dio chiamò Mosè dal roveto ardente e dove ha ricevuto la legge tra lampi e tuoni. Vi si recò anche il profeta Elia per parlare con Dio, e Dio gli parlò con un sibilo flebile, leggero. Anche Elia ha il suo monte, il Monte Carmelo, dove ascolta la voce di Dio; su quel monte ha difeso con zelo ardente la fede nel vero Dio. Ma sia la legge che i profeti vedevano Dio solo come attraverso un velo, in modo imperfetto. Ora, sul monte della Trasfigurazione, Mosè ed Elia sono lì a conversare con Gesù. Non sono più i protagonisti della storia, ma sono i testimoni. Ciò che era velato nel Sinai e nel Carmelo, in Cristo viene finalmente svelato. Allora si passa dallo Shema Israel all'"Ascoltatelo". Nel Primo Testamento l'eco che risuonava sulle montagne di Israele era una sola: "Shema Israel, ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio".
Sul monte della Trasfigurazione la voce del Padre, che esce dalla nube luminosa, trasforma questo comando radicato nella storia e dice: “Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo”. L’ascolto di Dio ora passa interamente attraverso la persona di Gesù. Tutto quello che il Padre aveva da dirci, alla fine ce lo ha detto attraverso suo Figlio.
Ma la luce del monte della Trasfigurazione - il Tabor, identificato dalla tradizione - viene chiamato “monte elevato”. Non è un’illusione per sfuggire alla realtà, né un premio da trattenere nelle tre tende che Pietro vorrebbe costruire. Questa luce è un viatico, una provvista per il cammino più buio. I tre dovranno far scorta di questa luce per attraversare i momenti bui, come stiamo facendo noi qui stasera. Sul monte delle tentazioni, che viene chiamato “monte altissimo”, il diavolo aveva offerto a Gesù i regni del mondo e un messianismo facile, fatto di potere dispotico e trionfalismo politico. Gesù lo aveva respinto con forza per rimanere fedele al Padre. Ecco allora gli altri monti: il Tabor e il monte delle tentazioni. Ci sarà anche il monte delle Beatitudini. È interessante fare una storia della salvezza attraverso questi monti.
Ora, la gloria della Trasfigurazione non serve a smentire quella scelta fatta da Gesù nel monte delle tentazioni, ma a preparare i discepoli per un altro monte: il monte Golgota. La Trasfigurazione è l’anticipazione che serve a sostenere lo scandaloso sfiguramento del suo volto sulla croce. Sul Calvario non ci sarà più la luce solare, ma l’eclissi della luce, il buio. Non vesti candide, ma tuniche tirate a sorte. Non la voce del Padre che lo glorifica, ma il silenzio assoluto. Eppure è proprio là, nello sfiguramento dell’obbedienza totale, che si svela il vero volto del Re e il vero messianismo del Padre: un amore che si dona sino alla fine, senza condizioni e senza armi.
Carissimi, le ultime vicende successe in Spagna, a Ceuta, mi fanno pensare a questo doppio modo di considerare il potere.
Sì, molti ci hanno lasciato la vita in quel passaggio, ma sono dei poveracci. Sono vittime di tre poteri: un potere che li ha strumentalizzati, un potere che non li ha accolti, un potere che li ha respinti. Sono vittime del potere assoluto, carissimi. Questo è il grande dramma!
Noi giudichiamo quei poveracci, mentre dovremmo giudicare i potenti, il potere così come viene concepito nel mondo e anche in Europa.
Su questo monte alto, però, il Cristo ha condotto alcuni dei suoi più intimi affinché il Padre svelasse qual è la gloria, la solida e vera consistenza di colui che ha rinunciato alla gloria del regno umano. Per ultimo, secondo Matteo, il monte finale è quello indicato da Gesù in Galilea, dove lo incontreranno risorto e vivo. Il trionfo della vita.
Fratelli e sorelle, siamo chiamati a essere onesti e seri con noi stessi.
Dobbiamo riconoscere la verità della nostra condizione. Le nostre sono spesso povere vite, a volte sono persino misere vite a causa della debolezza che ci fa cadere sempre negli stessi errori, a causa del male che subiamo e, peggio ancora, del male che noi stessi facciamo agli altri, a causa della morte e del dolore che lavorano dentro di noi e attorno a noi, consumando le nostre energie.
Saremmo tentati di arrenderci alla grigia rassegnazione - come dicevo all’inizio parlando del fondovalle - ma la Trasfigurazione è qui per dirci che la nostra storia non finisce nella miseria, non può finire nella miseria.
La Trasfigurazione è la grande promessa e la certezza della speranza cristiana. Ciò che è avvenuto nel corpo di Gesù avverrà anche in noi. Le nostre povere vite, impastate di polvere e di fragilità, non sono destinate al nulla, allo sfiguramento eterno.
Sono destinate a essere trasfigurate dalla stessa luce che ha illuminato i tre spettatori privilegiati. Ogni ferita, ogni debolezza affidata e assunta da Cristo sarà glorificata.
Mentre scendiamo da questo monte per tornare alla vita di tutti i giorni, portiamo nel cuore una sola certezza. Continuiamo, carissimi, a cercare l’Amato tra i monti della nostra esistenza, non per rimanere estasiati sulle cime, ma per ascoltarlo quando ci dice: "Alzatevi, non temete". Raccogliamo il comando del Padre, "Ascoltatelo", e camminiamo verso il futuro con la speranza incrollabile che la sua luce pasquale risplenderà per sempre anche su di noi.
Permettetemi, infine, un ricordo particolare e una preghiera per il mio venerato predecessore, Mons. Francesco Sgalambro, 72° Vescovo di Cefalù dal 2000 al 2009, che riposa nella cripta di questa nostra Basilica Cattedrale.
Il prossimo 11 agosto, nella memoria liturgica di Santa Chiara, ricorrerà il decimo anniversario del suo transito al cielo. Egli, che su questa terra ha ammirato con fede il volto del Cristo trasfigurato, sono certo che ora ne contempla di persona la bellezza eterna.
Con questa salda certezza rendiamo grazie a Cristo Buon Pastore, affinché non faccia mai mancare alla sua Chiesa di Cefalù Vescovi secondo il suo cuore.
Buona festa del Santissimo Salvatore a tutti!


