Discorso del Vescovo di Cefalù
S.E.R. Mons. Giuseppe Marciante
Discorso alla Città di Cefalù e alla Chiesa Cefaludense
nella festa del Santissimo Salvatore
Cefalù, Sagrato della Basilica Cattedrale
6 agosto 2026
Carissimi fratelli e sorelle,
figli di questa amata Chiesa di Cefalù e cittadini tutti di questo nostro splendido territorio, siate benvenuti a questo appuntamento che non è mai una semplice consuetudine, ma un vero e proprio battito del cuore della nostra comunità.
La festa del Santissimo Salvatore, giorno della Trasfigurazione, ci riporta ogni anno sotto lo sguardo amorevole e solenne di Gesù Pantocratore, i cui occhi abbracciano la nostra Cattedrale, la nostra città, il nostro mare e le nostre Madonie.
Per questo ringrazio per la presenza, questa sera, non solo la Municipalità di Cefalù, ma anche quelle di altre città delle Madonie e dei Nebrodi e anche di altri paesi confinanti.
Guardare agli otto anni percorsi insieme come vostro vescovo significa anzitutto dire un grazie profondo e sincero al Signore.
In questi anni abbiamo imparato a conoscerci, a condividere le gioie e le ferite della nostra terra, della nostra città; a sostenerci a vicenda nelle prove e a sognare insieme.
Rileggendo il percorso tracciato attraverso le lettere pastorali di questi anni, ritroviamo il filo rosso che lo Spirito Santo ha tessuto per noi: una Chiesa che sa mettersi in ascolto e in cammino.
Abbiamo cercato di superare le rigidità e la stanchezza del “si è sempre fatto così” per diventare una comunità sinodale e itinerante, capace di uscire sui crocevia della storia.
Una fede incarnata nel quotidiano.
La Parola di Dio non è mai rimasta confinata tra le mura dei nostri templi; nelle nostre riflessioni pastorali abbiamo ribadito che una liturgia senza la carità e senza la giustizia sociale diventa disincarnata. Da qui, l’attenzione alle fragilità e alle periferie. Abbiamo rivolto lo sguardo ai giovani in cerca di futuro e speranza, agli anziani soli, alle famiglie segnate dalle difficoltà economiche ed esistenziali, ai territori dell'entroterra che rischiano lo spopolamento.
A tal proposito, esprimo la vicinanza e la preghiera della Chiesa Cefaludense ai familiari di Giuseppe Longo, ingegnere in pensione di 71 anni, trovato morto il 13 maggio 2026, dopo tanti giorni, nella sua abitazione di Via Spinuzza. Sono vicino anche ai familiari di Filippo Carollo, professore in pensione di 84 anni, morto per un arresto cardiaco sulla banchina di Via Vittorio Emanuele il 30 luglio scorso.
Esprimo solidarietà a tutti i loro familiari; con tutto il cuore li ricordiamo e preghiamo perché il Signore li accolga nel Suo Regno.
La solennità della Trasfigurazione ci offre proprio questo insegnamento. I discepoli sul Monte Tabor avrebbero voluto fermarsi, piantare tre tende e rimanere nell'estasi della luce. Ma il Salvatore li spinge a scendere dal monte. La bellezza del Cristo non serve a farci isolare dal mondo, ma a illuminare le oscurità della valle. Oggi la mia parola si rivolge con affetto anche alla città di Cefalù e alle istituzioni civili e militari. Cefalù non è solo una meta turistica di rara bellezza.
È una comunità viva, depositaria di una storia nobile e di valori civici e spirituali profondi. La città e la diocesi sono legate dai fili del tessuto della sua storia, e questa festa ne è un segno eloquente.
Guardando al Cristo Salvatore siamo chiamati tutti, credenti e uomini di buona volontà, ad allearci per il bene comune. Innanzitutto custodendo la bellezza del nostro territorio e del creato, coltivando una cultura dell'accoglienza, della legalità e della trasparenza. A questo proposito vi informo che ho istituito nella chiesa di San Nicola una comunità di indiani. Hanno già iniziato a celebrare la loro Messa in rito siro-malabarese proprio nella chiesa di San Nicola. Siamo contenti di questo risultato, perché ogni straniero che si presenta nella nostra città deve essere ben accolto, amato e rispettato.
Carissimi, l'altro elemento su cui vogliamo lavorare è far sì che nessuno rimanga indietro ai margini della vita civile ed economica.
Soprattutto mi stanno a cuore i nostri lavoratori e i giovani lavoratori. Interrogando molti di loro, ho chiesto tante volte: “Come mai vuoi andare via dalla nostra terra?”. Molti mi dicono: “E qui che cosa posso fare? Che cosa devo fare? Altrove mi trattano meglio, mi danno uno stipendio adeguato, rispettano le mie capacità”. E, parole loro, mi dicono spesso: “Mi sento sfruttato in questa terra”. Questo è il motivo, carissimi, di tanto spopolamento della nostra Sicilia, della nostra terra.
Carissimi, la figura del Pantocratore con la mano benedicente e il libro aperto ci ricorda che la Parola è luce per i nostri passi. Non abbiate paura del futuro. In questi anni abbiamo piantato segni di speranza. Continuiamo a coltivarli insieme con pazienza, audacia e carità profetica. Nel concludere questo nostro momento di festa e di riflessione comune, desiderio riprendere un pensiero che ho condiviso durante l’omelia. Rivolgo infatti un ricordo particolare, una preghiera colma di affetto, al mio venerato predecessore Mons. Francesco Sgalambro, 72° Vescovo di Cefalù dal 2000 al 2009, le cui spoglie mortali riposano nella cripta della nostra Basilica.
Lo ricordo in modo particolare per la sua devozione a Santa Chiara. Infatti, l’11 agosto ricorreranno i dieci anni dal suo transito al cielo. In modo speciale vorrei ricordare Mons. Sgalambro per la sua carità silenziosa. Ha fatto tanta carità alla nostra città, ma l'ha fatta nel silenzio, senza suonare trombe o battere tamburi. L’ha fatto con discrezione, nel silenzio, e senza che nessuno se ne accorgesse. Gli siamo grati per questa sua grande generosità.
Della sua presenza in mezzo a noi richiamo oggi davanti a tutta la città, con profonda gratitudine, lo zelo pastorale instancabile, le benedizioni per il bene di questo territorio e, soprattutto, la sua straordinaria e luminosa mitezza e umiltà: un’eredità spirituale e morale che appartiene all'intera comunità diocesana. Egli, che su questa terra ha contemplato con fede viva il volto del Cristo trasfigurato, sono certo che oggi ne contempla la bellezza eterna. Affido ciascuno di voi, le vostre famiglie, i malati, i giovani, i lavoratori, gli imprenditori e il governo della Città al nostro Santissimo Salvatore: che la sua luce continui a trasfigurare i nostri volti, la nostra Diocesi e la nostra Città.
Signore Gesù Cristo, Sole della nostra vita,
al termine di questa celebrazione solenne il nostro cuore trabocca di gratitudine.
Oggi, in questa Basilica che porta il Tuo nome,
ci hai presi per mano, ci hai condotti sul monte.
Grazie perché nella Santa Comunione non ci hai mostrato solo la tua luce,
ma ti sei fatto cibo per camminare con noi.
Sei venuto in noi con la Tua umanità, in tutto simile alla nostra,
e hai fatto risplendere nel nostro cuore una luce incomparabile.
Ti benediciamo perché sul Tabor ci hai mostrato che la tua croce non è una sconfitta,
ma il vertice del tuo amore libero e glorioso.
Ti promettiamo di scendere da questo monte per non trattenere egoisticamente la bellezza di questo giorno,
ma per consumarci nella carità e nel servizio.
Guarda con amore la nostra comunità qui presente, in tutte le sue generazioni.
Ti ringraziamo per i bambini e i giovani: mantieni i loro occhi limpidi,
capaci di riconoscerti come l’unico sole in grado di illuminare il loro futuro.
Ti ringraziamo per gli adulti e le famiglie:
sii la loro forza nelle fatiche quotidiane, quando le rocce della vita sembrano spezzarsi e si fa buio sul loro cammino.
Ti ringraziamo per gli anziani e gli ammalati:
la loro testimonianza è una lampada saldissima che rischiara per noi i luoghi oscuri.
Ricordaci che la tua risurrezione apre ogni sepolcro.
E ora, Signore, custodisci questa Basilica sotto il tuo sguardo.
Fa’ che l'Eucaristia ricevuta ci trasformi in specchi del tuo amore.
Scendiamo dal monte e torniamo alle nostre case,
pronti a testimoniare il candore delle buone opere finché non spunti il giorno eterno
e non sorga nei nostri cuori, per sempre, la stella del mattino. Amen.
Ma non posso congedarvi prima di ringraziare i nostri portatori. Devo dire che veramente hanno faticato tanto, specialmente in alcuni tratti dove le luminarie erano troppo basse; il prossimo anno forse bisognerà farle un po’ più alte.
Grazie a voi. Premiamo questa buona volontà ma, soprattutto, la loro fede e la loro devozione.
Viva Gesù Sabbaturi! Viva!


