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Omelie del Vescovo (27.01.2026)

27/01/2026 14:02:00

Segreteria Vescovile

Omelie del Vescovo,

Omelie del Vescovo (27.01.2026)

Esequie di Mons. Crispino Valenziano

Omelia del Vescovo di Cefalù

S.E.R. Mons. Giuseppe Marciante

 

Esequie di Mons. Crispino Valenziano

 

Basilica Cattedrale

Cefalù, 27 gennaio 2026

 

 

 


Carissimi fratelli e sorelle,

carissimi Confratelli nell’Episcopato, Mons. Salvatore Di Cristina e Mons. Domenico Mogavero,

carissimo Padre Abate, Dom Vittorio Rizzone,

carissimi sacerdoti,

carissimo Signor Sindaco e Autorità civili e militari,

carissimi amici e familiari di Mons. Crispino Valenziano,

carissimi membri della Fondazione “Accademia Via Pulchritudinis”,

Ma permettetemi un saluto particolare alla carissima Abbadessa, Madre Giovanna: ci siamo conosciuti a Roma e ho sempre un bel ricordo del nostro incontro.

 

Vi ringrazio per essere convenuti numerosi in questa Basilica Cattedrale per esprimere il vostro affetto, stima e ammirazione per questo amato figlio della Chiesa Cefaludense e illustre cittadino di Cefalù dove è nato il 5 giugno 1932.

In un testo-intervista in cu inarra il suo percorso di vita alla soglia dei 90 anni “Rinascere libero e da acqua in roccia” così Mons. Valenziano descrive il suo giorno di nascita:

 

Io sono nato il 5 ante l’estate

Ch’è giorno di giugno in primavera

a vent’uno ora, a vespro

sulla pendice a Kefalé

Capo a mare ch’è una rocca

rasente la Sicilia…

Sì. Libero e da Acqua in Roccia[1].


Mi piace perché in pochi versi, egli ci dà la sua identità; le sue radici.

Ma soprattutto siamo qui per consegnare al Padre, nella celebrazione eucaristica, questo discepolo del Signore; un sacerdote che ha servito il Vangelo e la Chiesa con entusiasmo, impegno fisico e intellettuale.

Ancora, nello stesso testo, parlando del suo presbiterato, ha detto:

 

E per me il presbiterato è scontato, perché è nella mia vita. Dio, la Chiesa, Gesù Cristo, la liturgia, il ministero li vivevo. Non me li ha portati l’ordinazione. Coltivazione il cui primo coltivatore è Lui. Io ho sempre sentito in tal modo il problema dell’essere “a immagine” sua, certo con i miei difetti, a volte più forti, a volte meno, con le mie rabbie... alla maniera umana; e a sua “somiglianza”[2]. 

 

L’Eucaristia è il contesto pasquale per ricordare i nostri cari perché nella celebrazione annunciamo la Sua morte e proclamiamo la Sua resurrezione, nell’attesa della Sua venuta.

La circostanza c’impone innanzitutto una riflessione sul senso della vita e della morte.

Diciamo subito che l’uomo, dal momento della nascita, comincia a contare i giorni di distanza dalla morte che può accadere in qualsiasi momento, in modo improvviso, per molte cause; ma è anche vero che l’uomo può decidere la data in cui morire o far morire un altro uomo.

Se dovesse passare la legge dell’eutanasia, la morte programmata dall’uomo diventerà una prassi.

E così l’uomo, che si sostituisce a Dio, può decidere se far nascere un uomo o farlo morire, ma in tutti i casi si trova smarrito e spaesato di fronte al limite della morte perché, in fondo, alberga in lui il desiderio di una pienezza, di una ulteriorità, di una “eccedenza” - direbbe Don Crispino - rispetto a questa vita. Una pienezza, diceva Martin Heidegger. Ma, per dono, gli va incontro l’amore di Dio; dono che ha piena manifestazione nel dono del Figlio.

 

Carissimi, auguriamoci che la morte non ci trovi impreparati.

Per un cristiano il pensiero della morte non è solo ammettere che la nostra vita ha un limite; un argine che la racchiude.

Un cristiano sa che, davanti alla morte, deve stare in piedi perché Gesù è venuto a strapparci dal buio e dallo smarrimento.

Da quando Gesù, il Figlio di Dio, è entrato nella storia, noi non siamo più perduti: siamo invece afferrati da un amore che non ci abbandona soprattutto quando le nostre forze si esauriscono e le nostre possibilità si azzerano.

Gesù ha trasformato in porta la pietra che sigillava il sepolcro.

È così che dobbiamo accogliere la morte: non come un muro contro cui sbattere, ma come una soglia da attraversare.

L’esperienza dell’incontro con Cristo segna questo passaggio.

La morte è un passaggio decisivo per noi cristiani, perché apre a una nuova vita.

È l’ingresso nella “liturgia del cielo”, direbbe Mons. Valenziano.

 

Tutto ciò che il Padre mi dà verrà a me; colui che viene a me non lo respingerò, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno (Gv 6,37-40).

 

Il Cardinale Carlo Maria Martini così scriveva sul Corriere della Sera nel 2008:


Mi sono riappacificato col pensiero di dover morire quando ho compreso che senza la morte non arriveremmo mai a fare un atto di piena fiducia in Dio. Di fatto, in ogni scelta impegnativa noi abbiamo sempre delle “uscite di sicurezza”. Invece la morte ci obbliga a fidarci totalmente di Dio […]. Desideriamo essere con Gesù e questo nostro desiderio lo esprimiamo ad occhi chiusi, alla cieca, mettendoci in tutto nelle sue mani[3].

 

L’Apostolo Paolo scrive la lettera a Timoteo come un testamento.

Possiamo dire che anche Mons. Valenziano ci ha lasciato un testamento che è tutta la sua produzione di pensiero, ma anche testamento della sua vita.

L’Apostolo Paolo, in questo testamento, dice che ha piena coscienza che ormai il momento di lasciare questo mondo è per lui giunto. Scrive infatti più avanti:

 

Io infatti sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione (2Tim 4,6-8).

 

Offre pertanto al suo discepolo Timoteo il fondamento della fede per affrontare con lucidità e coraggio l’eventuale martirio del padre nello Spirito: «Ricordati che Gesù Cristo, della stirpe di Davide, è risuscitato dai morti» (2Tim 2,8).

La risurrezione non è solamente la vittoria personale di Cristo sul peccato e sulla morte.

La risurrezione è la promessa che Gesù fa nei confronti degli esseri umani, di coloro che Dio gli ha dato e che egli non perderà, ma risusciterà nell’ultimo giorno.

La risurrezione è la risposta di Dio a una vita offerta a Lui per la causa del Vangelo:

 

A causa del quale – scrive ancora Paolo –  io soffro fino a portare le catene come un malfattore; ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò sopporto ogni cosa per gli eletti, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna.

 

L’Apostolo, divenendo uno in Cristo, diviene anche una sola missione, una sola morte, una sola risurrezione; una sola vita eterna:

 

Se moriamo con lui, vivremo anche con lui; se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, anch’egli ci rinnegherà; se noi manchiamo di fede, egli però rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso (2Tim 2, 11-12).

 

Tutto, però, parte e inizia dall’amore di Cristo. La morte è trasfigurata quando diviene un atto di amore.

 

Carissimi,

la Chiesa di Cefalù vanta diversi sacerdoti dotti che hanno offerto il loro servizio alla Diocesi, alla Chiesa Italiana e alla Chiesa Universale specialmente durante l’episcopato di Anselmo Evangelista Sansoni ed Emiliano Cagnoni.

E ne vanta altrettanti anche ai giorni nostri.

Basta ricordare quelli che ci hanno preceduto nel segno della fede:

 

- Mons. Giuseppe Baldanza, canonista e biblista, membro della Commissione preparatoria del Concilio Ecumenico Vaticano II per gli “Studi e i Seminari” e sottosegretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica dal 1993 al 2002.

 

- Mons. Mariano Campo, filosofo, letterato e canonista, ordinario di filosofia teoretica ed estetica all’Università Cattolica di Milano, amico del card. Montini, futuro Paolo VI, e professore ordinario dal 1954 presso l’Università Statale di Trieste. Studioso del razionalismo precritico di Kant.

 

- Mons. Filippo Cortesi, nunzio apostolico in Venezuela, Argentina, Spagna e Polonia durante il periodo turbolento della Campagna di Polonia di Adolf Hitler e la successiva instaurazione della Repubblica Popolare di Polonia di stampo sovietico.

 

- Mons. Giuseppe Di Martino, filosofo, matematico e fisico. Con il prof. Enrico Medi fu fondatore dell’Osservatorio geofisico di Gibilmanna e suo primo direttore. Ha lasciato la sua preziosa biblioteca al Seminario.

 

- Mons. Giovanni Miceli, teologo e canonista, artefice della fondazione dell’Istituto “Di Giorgio-Artigianelli” di Cefalù, affidato ai PP. Giuseppini del Murialdo.

 

-  Mons. Giuseppe Misuraca, nunzio apostolico in Venezuela e membro della Segreteria di Stato nella sezione delle Lettere Latine.

 

Oggi diamo l’ultimo saluto a Mons. Crispino Valenziano, filosofo e antropologo, teologo, liturgista e mistagogo.

Poco fa abbiamo sentito molte testimonianze: è stato detto tanto, ma non tutto perché non si può riassumere in poche parole la vita. Aggiungo solo che il suo punto di partenza fu il desiderio di “scrivere una tesi di filosofia su amore e bellezza”.

Da lì, su suggerimento di Mons. Mariano Campo, conobbe e lavorò con Maurice Nedoncelle e, successivamente, con Federico Sciacca.

Cefalù, Roma, Genova, Strasburgo e Parigi furono gli ambienti culturali della sua formazione filosofica, antropologica e teologica.

Le università, il servizio ecclesiale presso la Conferenza Episcopale Italiana e la Santa Sede furono i suoi spazi pastorali e ministeriali.

È stato primo preside della Facoltà Teologica di Sicilia per volontà del Cardinale Salvatore Pappalardo, Arcivescovo di Palermo, e professore di Liturgia presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo a Roma.

Il suo percorso è partito dalla filosofia dell’amore ed è culminato nel testo sul Presepe, pubblicato lo scorso dicembre 2025, che la Prof.ssa Cettina Militello ha avuto la gentilezza di farmi avere.

Il filo rosso di tutta la sua opera è l’eccedenza del mistero dell’Incarnazione che, attraverso la forza dirompente e performativa della Pasqua, rivela e dona senso a tutto e a tutti.

Tra i suoi capolavori ricordiamo:

 

- Architetti di chiese;

- Antropologia e Liturgia;

- Scritti di estetica e poietica;

- Via Pulchritudinis. Teologia sponsale del Beato Angelico;

- L’anello della Sposa;

- La traduzione italiana degli Atti del Concilio niceno II;

- La riforma liturgica del Concilio;

- La bellezza del Dio di Gesù Cristo;

- Il presepe.

 

La ricerca, lo studio, l’insegnamento e il ministero pastorale di Mons. Valenziano seguono un itinerario progressivo: dalla filosofia all’antropologia, dalla teologia all’ecclesiologia, dalla liturgia alla spiritualità.

Tutto passa attraverso l’esperienza eccedente dell’arte nelle sue diverse manifestazioni, dove per arte si intendono le dinamiche stesse della rivelazione cristiana.

Dio, che è Agape, è Bellezza.

Attraverso l’Incarnazione del Figlio, questa bellezza diventa esperienza disponibile per chiunque lo accolga.

Cristo, nello Spirito e attraverso l’esperienza della sua Chiesa, dona a ogni uomo la possibilità di partecipare a questa Bellezza che lo rende conforme al Figlio, compiendo l’immagine già inscritta in lui come creatura.

La centralità rivelativa di Cristo e l’esperienza insostituibile dello Spirito Santo si manifestano nella Chiesa e nella sua liturgia, che è “Chiesa in corso d’opera”.

In quest’orizzonte si comprende la trilogia di: cultura dell’uomo, cultura delle relazioni che generano reciprocità; culto, che porta a compimento ogni dinamica, poiché si partecipa per signa sensibilia alla stessa vita divina.

 

La riforma liturgica è stata e rimane uno degli orizzonti fondamentali di tutto il suo lavoro. Bisogna penetrare nel “culto” a Dio “per” il suo Cristo Salvatore “nello” Spirito Santo.

L’Eucaristia, nella sua forma celebrativa, è il culmine e la fonte di tutto ciò: qui l’esperienza teandrica si comunica e conduce la Chiesa e il mondo verso il compimento escatologico.

L’Eucaristia è l’anello nuziale che Cristo ha forgiato con la sua passione e che ha posto e lasciato al dito della sua Sposa, la Chiesa, donec veniat.

 

Nel rendere grazie per la vita e l’opera di Mons. Crispino Valenziano, la Chiesa di Cefalù riconosce in lui un maestro capace di coniugare fede, bellezza e pensiero, lasciando un’eredità spirituale e culturale che continuerà a generare luce, comunione e speranza nel cammino della Chiesa.

 

Grazie Crispino!


 

[1] C. Valenziano, Rinascere libero e da acqua in roccia, 2022, pp. 193-194.

[2] Ibidem, p.52.

[3] C. M. Martini, Corriere della Sera, 03 ottobre 2008.