Omelia del Vescovo di Cefalù
S.E.R. Mons. Giuseppe Marciante
Mercoledì delle Ceneri
Basilica Cattedrale
Cefalù, 18 febbraio 2026
Carissimi fratelli e sorelle,
che senso ha parlare di pentimento e di digiuno in una realtà in cui i confini tra necessario e superfluo si sono assottigliati tanto da non distinguersi? Come parlare, che senso ha parlare di Quaresima e di pentimento tra conflitti e guerre, tra bambini che muoiono innocenti?
La Quaresima risulta come qualcosa che deve essere esorcizzato e di cui è meglio non parlare e praticare. Non a caso il carnevale, un tempo carico di valore simbolico, non finisce più il martedì grasso, ma sconfina ormai ben oltre l’inizio della Quaresima. È successo anche a Cefalù.
Da una parte si protegge il Ramadan - come è giusto -, ma si disattende l’inizio della Quaresima urtando col suo messaggio e la sensibilità dei cristiani.
Togliamoci le maschere, carissimi fratelli e sorelle.
Peccato, si è persa un’occasione educativa in cui si poteva dire anche ai più piccoli: “Quest'anno, a causa del maltempo, non facciamo carnevale perché tanta gente soffre”.
Siamo ancora in tempo per convertire il carnevale in solidarietà verso i popoli in guerra che vivono nelle tenebre e nell’ombra della morte.
Oggi l’astinenza dalla carne, col suo vegetarianismo in tutte le sue forme e la pratica del digiuno, ormai secolarizzate, vengono propagandate e proposte solo come forme alte di protesta ecologica o come metodi terapeutici disintossicanti, dimagranti e spesso associate a filosofie spirituali orientali.
Per tali ragioni l’esperienza della Quaresima ha necessità di essere ri-orientata e riproposta evangelicamente, cristologicamente e liturgicamente.
Con il rito dell’imposizione delle ceneri sul capo diamo inizio all’itinerario quaresimale che ci condurrà alla luce della Pasqua di nostro Signore Gesù Cristo.
La Quaresima è un periodo liturgico ricco; è un tempo di gioia perché è il tempo opportuno per immergersi nell’amore di Dio, come ci ha fatto pregare la colletta di oggi.
Si tratta di «iniziare con questo digiuno un cammino di vera conversione, per affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male»[1].
C’è, carissimi, un’urgenza di conversione. C’è bisogno di un cambiamento di rotta sia all’interno delle nostre comunità sia nella società civile.
Lo scopo della Quaresima non è quello di imporci un certo numero di obblighi formali bensì quello di “intenerire” il nostro cuore perché possa aprirsi alle realtà dello spirito e sperimentare la segreta “fame e sete” di Dio e della Sua Giustizia.
I segni, i gesti liturgici, le letture e i canti creano un clima spirituale che gli orientali definiscono “radiosa tristezza”. È un clima di penitenza, di digiuno e astinenza; di lacrime e di pentimento, di silenzio e riflessione. È un tempo di ritorno in sé stessi per trovare l’essenziale della nostra vita, della nostra identità e riprendere in mano le fila della nostra esistenza avvicinandoci a Dio.
La Quaresima è un percorso di purificazione e di liberazione interiore che ci rende radiosi e felici. Una felicità, come direbbe Fëdor Dostoevskij, che viene dal fatto di stare in contatto con un “altro mondo”.
Alexander Schmemann così definisce la “radiosa tristezza della Quaresima”: «È la tristezza del mio esilio, la tristezza di aver sprecato la mia vita; ma, insieme, la luce radiosa della presenza di Dio e del suo perdono, la gioia del ritrovato desiderio di Dio, la pace di ritrovarsi a casa»[2].
Infatti la Quaresima è un ritorno a casa tra le braccia del Padre.
Dice il profeta Gioele: «Ritornate a me con tutto il cuore con digiuni, con pianti e lamenti» (Gl 2,12-18).
Il profeta ci esorta ad una decisa e profonda revisione di vita compiendo un esame di coscienza sull’autenticità della nostra fede. Si tratta di aprire gli occhi e gli orecchi del cuore riconoscere i nostri peccati con umiltà e nella verità, ma con il cuore aperto alla speranza.
Gioele assicura che non sarà vano invocare e confidare nell’infinita misericordia divina propensa a perdonare il peccato del suo popolo e liberarlo dalle conseguenze nefaste delle catene del male.
Carissimi,
viviamo un tempo in cui tutto – ha detto Papa Leone XIV a Santa Sabina - viene ridotto in cenere. Passate per le città dell’Ucraina; passate per Gaza: ci si accorge che tutto è ridotto in cenere. E la cenere che riceviamo sul capo ci dovrebbe far pensare a questo.
“State attenti!”, dice Gesù.
Con questa espressione richiede l’apertura del cuore per ascoltare e vivere in modo nuovo con opere della fede ciò che per antica tradizione il popolo praticava come azioni di giustizia e cioè l’elemosina, la preghiera e il digiuno.
Come viverle concretamente, non cercando lo sguardo degli altri né approvazione, ammirazione o vantaggi. Il richiamo è a quanto ha già affermato prima Gesù nel discorso della montagna: «Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento… In verità vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 5,17.20).
La differenza consiste nell’umiltà del nascondimento, nell’interiorità; nel segreto dell’intimità col Padre. «La tua sinistra non sappia ciò che fa tua destra»: l’elemosina non va sbandierata, ma deve essere notata nel segreto solo dal Padre che è nei cieli.
La preghiera va fatta nel segreto e non ostentata nelle piazze o blaterata con molte parole, perché il Padre esaudisce nell’intimo di un dialogo confidente. Matteo inserisce in questo discorso la preghiera del Padre nostro.
Così il digiuno non deve essere esposto con un volto triste, ma nascosto, nel segreto di Dio, con un volto gioioso e profumato.
Dio non ha bisogno di falsi simulatori, ma di devoti sinceri.
Togliamoci la maschera, fratelli e sorelle. Abbiamo il coraggio di vedere in faccia i danni del male.
La Quaresima, nata come un tempo intenso e immediato, proposta ai catecumeni prima di ricevere il battesimo oggi è un tempo opportuno per riscoprire la bellezza del nostro battesimo magari riprendendo nelle famiglie e nelle comunità l’itinerario catecumenale che noi non abbiamo mai percorso perché siamo stati battezzati da piccoli.
Sarebbe il caso di rifare il percorso, il cammino per rinnovare il nostro battesimo.
L’itinerario si potrà concludere con il “battesimo delle lacrime”: così viene chiamato il sacramento della Riconciliazione che anticamente era il rito di ammissione dei peccatori pubblici che avevano mostrato sincero ravvedimento.
«Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!».
Il popolo di Dio ha sempre necessità di ricordare l’evento emblematico di un perenne e liberante esodo anche celebrando la Quaresima annuale.
Come si concretizza in modo autentico tale “rimpatrio” spirituale viene spiegato dall’apostolo Paolo con un appello che risuona con urgenza: «Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2Cor 5,20).
Non sembri fuori luogo accogliere l’ascolto di tale esortazione paolina anche come invito a valorizzare, soprattutto in questo periodo quaresimale, un’opportunità provvidenziale: il ricorso al sacramento della Riconciliazione nel quale l’esperienza della grazia divina viene elargita con tutta la sua potenza.
È l’occasione per ricominciare e quante volte c'è dentro di noi il desiderio di ricominciare.
Ma è possibile ricominciare con la grazia di Dio.
Orientiamoci verso la Pasqua per rialzarci e ricostruire ciò che il male distrugge.
Coltiviamo i germogli di bene che nascono e crescono accanto e intorno a noi.
Diventiamo pionieri della vita nuova portata da Gesù Cristo risorto.
Questo è il mio augurio per una buona Quaresima. Amen
[1] Conferenza Episcopale Italiana (cur.), Messale Romano. Tempo di Quaresima, Colletta Mercoledì Delle Ceneri, Terza edizione italiana, Roma 2020.
[2] A. Schmemann, Quaresima: in cammino verso la Pasqua, Qiqajon, 2010, p. 57.


