​​​​Diocesi di Cefalù | Cephaludensis Ecclesia

 

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Organismi Sinodali | Consiglio Presbiterale

            statuto          membri         convocazione       verbali

 

Natura. Il Consiglio Presbiterale è una modalità eminente di esercizio della corresponsabilità presbiterale. Il concilio Vaticano II ha spesso ricordato ai presbiteri la loro responsabilità nel portare il loro contributo al lavoro pastorale di tutta la diocesi (LG 28) e parimenti ai vescovi ha ricordato il dovere di ascoltare il presbiterio così da «esaminare assieme i problemi riguardanti le necessità del lavoro pastorale e il bene della diocesi» (PO 7; CD 28). ​Il Consiglio Presbiterale viene strutturato sulla base delle leggi universali della Chiesa contenute nel Codice, delle norme dettate dalla rispettiva conferenza episcopale e delle disposizioni contenute negli statuti approvati dal vescovo diocesano. Una volta costituito, il Consiglio presbiterale è convocato periodicamente dal vescovo, e rinnovato nella sua composizione in conformità con le norme statutarie. Il consiglio viene sciolto: 1° ipso iure, nei casi di sede vacante; 2° per decreto del vescovo nel caso che il Consiglio Presbiterale non adempia il compito affidatogli per il bene della diocesi, oppure ne abusi gravemente (can. 501, § 3). Un nuovo consiglio deve essere nuovamente costituito entro un anno (ivi). Durante la sede vacante le funzioni del consiglio presbiterale sono devolute al collegio dei consultori (can. 501, § 2). Il consiglio presbiterale è presieduto dal vescovo, che è a capo del presbiterio. A lui spetta segnalare gli argomenti da trattare nel consiglio, per propria iniziativa o su proposta dei membri del consiglio. Al vescovo spetta convocare il consiglio, nel rispetto della periodicità e delle norme stabilite negli statuti.​

 

Composizione e corpo elettorale. Per definire la composizione del Consiglio Presbiterale e del corpo elettorale si deve fare riferimento ai cann. 497-499 del Codice di Diritto Canonico. In base al can. 497 il consiglio presbiterale si compone di tre categorie di membri: a) membri di diritto o ex officio, presenti in consiglio in funzione della carica che ricoprono nella diocesi (vicario generale, vicari episcopali, rettore del seminario, ecc.); b) membri liberamente nominati dal vescovo: la facoltà concessa, consente al vescovo di equilibrare le rappresentanze, ma egli vi può anche rinunciare; c) membri liberamente eletti dagli stessi sacerdoti aventi diritto (circa la metà dei membri del consiglio sono membri eletti). L’elezione ha natura costitutiva e quindi non ha bisogno di conferma da parte del vescovo, sul quale però ricade la responsabilità del legittimo svolgimento della procedura elettorale e quindi dell’idoneità generale degli eletti. Le tre categorie di membri (di diritto, di libera nomina vescovile, di elezione) hanno pari dignità giuridica. Il can. 498 del Codice delimita il corpo elettorale per la designazione dei membri eletti. Il presbiterio elettivo risulta composto «da tutti i sacerdoti secolari incardinati nella diocesi», dai «sacerdoti secolari non incardinati nella diocesi e i sacerdoti membri di un istituto religioso o di una società di vita apostolica, i quali, dimorando nella diocesi, esercitano in suo favore qualche ufficio» e da «altri sacerdoti che abbiano nella diocesi il domicilio o il quasi domicilio».

 

La funzione consultiva. Il Consiglio Presbiterale svolge unicamente funzioni di natura consultiva. Coadiuva il vescovo riguardo a concrete decisioni di rilevanza giuridica. Il Consiglio Presbiterale si limita a esprimere il proprio parere sugli atti che il vescovo sottopone alla sua considerazione. Il vescovo ha bisogno del previo parere del consiglio presbiterale nei seguenti casi: per convocare il sinodo diocesano (can. 416, § 1); per erigere, sopprimere e modificare le parrocchie (can. 515, § 2); per decidere la destinazione delle offerte dei fedeli e la retribuzione dei sacerdoti in occasione dello svolgimento di incarichi parrocchiali (can. 531); per costituire nella diocesi il Consiglio Pastorale parrocchiale (can. 536, § 1); per costruire una nuova chiesa (can. 1215, § 2); per destinare una chiesa ad uso profano (can. 1222, § 2); per imporre tributi ai sensi del can. 1263; per costituire il gruppo di parroci con due dei quali discutere nel caso di rimozione di un parroco (can. 1742, § 1; 1745, 2; 1750). Come si vede si tratta di materie attinenti al governo della diocesi nell’ambito della potestà esecutiva del vescovo diocesano. I casi sono alquanto limitati. In base al Codice il consiglio presbiterale, in quanto senato del vescovo, deve essere ascoltato, oltre i casi previsti, «anche negli affari di maggiore importanza» (can. 500 § 2).​

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