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Diocesi di Cefalù

Cephaludensis Ecclesia 

Omelie del Vescovo (06.12.2020)

06/12/2020 18:08:00

Segreteria Vescovile

#Omelie del Vescovo,

Omelie del Vescovo (06.12.2020)

II Domenica di Avvento

Omelia del Vescovo di Cefalù

S.E.R. Mons. Giuseppe Marciante

 

II Domenica di Avvento

 

Parrocchia San Nicolò di Bari

Gangi, 06 dicembre 2020

 

 

Carissimi,

la strada è l’immagine della nostra esperienza sinodale e in particolare la strada percorsa due volte in un giorno, in andata e ritorno, dai due discepoli da Gerusalemme a Emmaus.

Il Sinodo è un tratto di strada che percorriamo insieme avendo come compagno di viaggio il Signore Gesù. Anzi Lui è la strada.

Un’ esperienza - quella del Sinodo - che segnerà il passo della nostra Chiesa locale e che darà lo stile al nostro modo di essere Chiesa.

Nella I Domenica di Avvento abbiamo sottolineato che il Sinodo è la risposta agli imperativi di Gesù: «Guardate con attenzione, vegliate» (Mc 13,33). Fare sinodo infatti è vigilare con attenzione per cogliere i segni della presenza del Signore nel nostro tempo.

È un vigilare nella notte, nel buio, nel silenzio, nella prova.

È un rimanere svegli come le sentinelle per captare ogni minimo segnale di presenza e avvertire in tempo della venuta del Signore.

In questa seconda Domenica si impongono altri imperativi: preparate una strada, raddrizzate i sentieri per andargli incontro.

Al simbolo del tempo - la notte - della Domenica scorsa, si sostituisce il simbolo dello spazio: il deserto.

La preparazione è ciò che Giovanni predica e testimonia nella sua vita. Concretamente la preparazione consiste nella conversione.

Mi piace la derivazione latina di questo termine da vertere-cum, andare insieme verso la stessa direzione. E la direzione è chiara sin dall’inizio nel Vangelo di Marco: è Gesù Cristo. Allora conversione è camminare insieme rivolti a Cristo. Sinodo perciò è ricentrare tutto in Cristo.

La buona notizia, il Vangelo di Gesù Cristo, ha inizio nel deserto perché qui è stato condotto l’uomo dal peccato, fuori dal giardino.

È dal deserto che bisogna partire per tornare al Signore.

È nel deserto che il Signore si apre una strada per il ritorno in mezzo al suo popolo così che il popolo che camminava nelle tenebre e nel deserto, camminando ora con l’Agnello, come in un nuovo esodo può uscire dal peccato e dalla morte.

Il cammino aperto da Giovanni è il ritorno all’essenziale così come dice la sua dieta; si ciba di quello che Dio offre in natura: carrube e miele selvatico. Il suo vestito serve per coprire le nudità, per cui basta ciò che offre il cammello, il mezzo di trasporto del deserto.

Il cammino di conversione, la teshuvah, che il Battista propone è mettersi in ascolto della Parola di Dio che grida nel deserto.

L’esperienza del deserto aiuta a prendere coscienza della propria fragilità: basta un nulla per ridurci a nulla, basta il morso di un serpente.

L’esperienza nel deserto ci porta a confessare la colpa di aver mandato Dio in esilio e di conseguenza siamo diventati aridi, violenti, assetati, nudi e indifesi.

Stiamo vivendo il deserto con l’esperienza della pandemia e bisogna ripartire da qui per intraprendere un nuovo cammino. Questa esperienza potrà segnare in positivo il nostro futuro se ne raccoglieremo il vero messaggio: potrà segnare un vero cambiamento d’epoca.

In tempo di pandemia abbiamo dato inizio alla prima fase del Sinodo chiamata preparatoria-formativa che ci farà scoprire innanzitutto i lati fragili della nostra esperienza di vita ecclesiale; della nostra fede, del nostro annuncio e della nostra testimonianza.

Non si può curare un malato se prima non si fa una diagnosi esatta della sua malattia.

Abbiamo bisogno di una nuova profezia per riscoprire il volto luminoso del Signore.

Abbiamo bisogno di testimoni che in modo autentico, in parole e opere ci mostrino che essere discepoli del Signore è bello e rende la vita degna di essere vissuta.

Abbiamo bisogno di santi che segnino una nuova epoca come ha fatto San Nicola del quale oggi ricorre la festa. 

Vivace protagonista del suo tempo, il vescovo Nicola di Myra in Licia, l’odierna Turchia, visse la transizione dalle violenti persecuzioni dei cristiani e alla libertà di culto promossa dell’Editto di Milano.

Una delle preghiere più note della liturgia orientale si rivolge a Nicola, autore di tanti miracoli, con queste parole:

 

O beato vescovo Nicola, tu che con le tue opere ti sei mostrato al tuo gregge come regola di fede e modello di mitezza e temperanza, tu che con la tua umiltà hai raggiunto una gloria sublime e col tuo amore  per la povertà le ricchezze celesti, intercedi presso Cristo Dio per farci ottenere la salvezza dell’anima.

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