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Diocesi di Cefalù

Cephaludensis Ecclesia 

Omelie del Vescovo (11.04.2021)

16/04/2021 09:02:00

Segreteria Vescovile

#Omelie del Vescovo,

Omelie del Vescovo (11.04.2021)

Istituzione al ministero del Lettorato dei seminaristi Wilfried e Gabriel

Omelia del Vescovo di Cefalù

S.E.R. Mons. Giuseppe Marciante

 

Istituzione al ministero del Lettorato dei seminaristi Wilfried e Gabriel

 

Basilica Cattedrale

Cefalù, 11 aprile 2021

 

 

Carissimi fratelli e sorelle,

saluto tutti voi qui convenuti in questo giorno di festa.

Rivolgo anzitutto il mio saluto al mio confratello nell’episcopato, S.E.R. Mons. Sosthène Léopold Bayemi Matjei, Vescovo di Obala, e, qui presente, il Presbitero Don Norman della stessa Diocesi.

Saluto il carissimo Rettore del Seminario, Don Calogero Cerami, che ha accettato con impegno generoso la mia proposta di un seminario aperto alla relazione missionaria tre le Chiese. Insieme a lui ricordo tutta l’équipe formativa del nostro Seminario.

Saluto il Parroco di Campofelice Roccella, Don Domenico Sausa, e il Parroco di Castellana Sicula, Don Francesco Richiusa, per la cura e l’attenzione verso i Seminaristi che gli sono stati affidati per l’esperienza pastorale e che oggi ricevono il ministero del lettorato.

Altresì saluto e ringrazio le famiglie dei Diaconi Gandolfo Sausa e Giuseppe Giglio che si sono presi cura di Wilfried e Gabriel come loro veri custodi.

La II Domenica di Pasqua è detta “In deponendis albis” o semplicemente “in albis” per il fatto che coloro i quali erano stati battezzati nella veglia pasquale, deponevano i loro vestiti bianchi quando si concludeva la settimana della loro iniziazione sacramentale e che era considerata come un unico giorno. Diventavano così fedeli a tutti gli effetti. L’antifona d’ingresso li definisce neonati: “Quasi modo géniti infántes,alleluja, rationábile, sine dolo lac concupíscite, alleluja” (Quali neonati, allelúia: bramate il latte spirituale e puro, allelúia…)  li invita a desiderare ancora i beni spirituali ricevuti nella notte di Pasqua: l’acqua del battesimo dove sono stati purificati, il crisma dello Spirito che li ha rigenerati e il sangue dell’eucaristia che li ha redenti.

In questi beni è presente «colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità» (1Gv 5,6).

Un tema dominante di questa Domenica è dunque la fede nei segni della Risurrezione.

Il Vangelo di Giovanni che abbiamo ascoltato ci riporta a Gerusalemme, nel Cenacolo, la sala dove Gesù celebrò l’ultima pasqua con i suoi discepoli. Il brano è dominato dalla presenza del Risorto. Pietro e il discepolo amato si sono recati al sepolcro sollecitati dalla Maddalena, l’hanno trovato vuoto, e non hanno compreso (Gv 10,1-12); hanno ascoltato anche il messaggio della Maddalena: “Ho visto il Signore!”, vivente, che le aveva anche parlato (v. 18). Adesso stanno parlando di questo, forse senza convinzione.

I discepoli sono spaventati, quasi ossessionati dalla paura dei Giudei e l’evangelista annota come le porte siano chiuse, ma ora sono rassicurati dalla presenza di Gesù in mezzo a loro con il saluto “Pace a voi” che è l’adempimento della promessa fatta proprio in quell’ultima cena: Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. (Gv 14,27). Gesù si colloca quindi «al centro», segnando visivamente il proprio ruolo centrale e decisivo. Mostra le ferite ancora impresse sul suo corpo, esse non scompaiono perché il suo corpo è realmente quello del crocifisso, ma esse cambiano di significato perché adesso sono i segni del risorto.

Il Cristo risorto spalanca le porte del cenacolo e consegna ai discepoli la missione: «Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

La missione consiste nel portare l’annuncio del Vangelo del risorto, l’annuncio del kèrigma. Un esempio di questo annuncio lo troviamo nel Libro degli Atti, proclamato dall’Apostolo Pietro in casa del centurione romano Cornelio:

 

Dio ha risuscitato Gesù al terzo giorno e volle che apparisse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. E ci ha ordinato di annunziare al popolo e di attestare che egli è il giudice dei vivi e dei morti costituito da Dio. Tutti i profeti gli rendono questa testimonianza: chiunque crede in lui ottiene la remissione dei peccati per mezzo del suo nome (At 10,40-43).

 

Un kèrigma che va al cuore del Vangelo, della bella notizia: la misericordia del Padre. Per questo San Giovanni Paolo II, questa seconda domenica di Pasqua l’ha voluta dichiarare domenica della Divina Misericordia. La risurrezione di Cristo diventa nella fede la nostra risurrezione e il segno che anche noi siamo risorti con Lui è anticipato nel perdono dei peccati. E nel perdono dei peccati abbiamo la Pace di Cristo.

Gesù «alitò su di loro»: Il gesto è un simbolismo conosciuto nell'antico Testamento ed esprime ora l'idea di una creazione nuova [1]. Lo Spirito è il dono del Cristo, viene dal «soffio» del Cristo Risorto; in ebraico nel ruah termine «spirito» e «soffio» coincidono. La missione, il dono dello Spirito, il potere di rimettere i peccati sono dati all'intera comunità, e sono consegnati a coloro che sono stati chiamati al ministero apostolico.

Ma Giovanni registra un assente: Tommaso, uno dei dodici, detto Didimo che significa gemello. Possiamo dire che tutti coloro che fanno fatica a credere nella risurrezione, sono gemelli di Tommaso. Noi siamo stati dichiarati beati non perché abbiamo visto il Risorto, ma perché abbiamo accolto l’annuncio dei primi testimoni oculari con l’assenso della fede: «beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!» Anche noi assenti in quel tempo ora possiamo incontrarlo e mettere il dito nelle sue piaghe accogliendo nella fede la Tradizione Apostolica, ossia quanto ci hanno trasmesso gli Apostoli ed è stato raccolto nel Nuovo testamento, Nei Vangeli e negli scritti apostolici.

 

Carissimi,

il mondo stanco e oppresso da questa dura prova della pandemia attende nuovi annunciatori-testimoni del Vangelo della Risurrezione, nuovi ministri della misericordia del Padre, e voi carissimi Wilfried e Gabriel insieme agli altri seminaristi vi state preparando a rispondere con generosità a questa chiamata. 

Oggi anche voi ricevete un mandato quello di proclamare in assemblea la Parola di Dio e di accompagnare altri fratelli nell’ascolto assiduo e religioso della Sacra Scrittura. La vostra risposta generosa alla sua chiamata è un atto di obbedienza, una risposta all’ascolto della sua Parola. Il Signore vi ha chiamati ancora in tenera età; l’uno a 10 e l’altro a 9 anni siete entrati in Seminario e come il piccolo Samuele avete detto “parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta” (1Sam 3,1-10).

Non vi dico vi affido la Parola, ma vi affido alla Parola cosi come disse Paolo agli anziani di Efeso: «E ora vi affido a Dio e alla parola della sua grazia, che ha la potenza di edificare e di concedere l'eredità fra tutti quelli che da lui sono santificati» (At 20,32).

 

Carissimi,

rimanete sempre “sub Verbo Dei”, essa è la chiave per discernere i segni dei tempi, è il nutrimento della vita nello Spirito, è la lampada che arde per illuminare i vostri passi e riscaldare i vostri cuori.

Ascoltate la Parola e vivete ciò che proclamate, soprattutto praticando con assiduità la Lectio Divina.

Ringrazio il Signore per il dono che siete per la Chiesa di Cefalù e la Chiesa di Obala.

Vi auguro che la preghiera da voi formulata durante la veglia di preghiera a Campofelice di Roccella e a Castellana Sicula venga esaudita:

 

Fa’ che la Parola ricevuta non si fermi da noi,

ma possa proseguire il suo viaggio

per poter toccare i cuori

di tutti gli uomini e tutte le donne del nostro tempo.

 

Fa’ di noi Signore,

familiari della Parola, amplificatori,

testimoni, servi, custodi della Parola.

 

Facci rimanere sempre nella tua Parola;

Essa sia compagna di viaggio sui sentieri del mondo,

resti sempre con noi quando viene la sera

e al tramonto del sole possa

essere lampada ai nostri passi,

luce sul nostro cammino. Amen.

 

 

 

 

 

 

[1] Cfr. Gen 2,7 creazione di Adamo; vedi anche la grande visione di Ezechiele (37,9). Lo Spirito di Dio è capace di ricreare l'uomo e strapparlo al peccato (Ez 36,26-27; Sal 50,12-13; 1 Re 17,21).

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