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Diocesi di Cefalù

Cephaludensis Ecclesia 

Discorsi e Interventi del Vescovo (05.09.2021)

06/09/2021 12:03:00

Segreteria Vescovile

#Discorsi e Interventi del Vescovo,

Discorsi e Interventi del Vescovo (05.09.2021)

Lettera alle Comunità di Castelbuono e di Gangi sulle Unità di Pastorale Sinodale

Discorsi e Interventi del Vescovo di Cefalù

S.E.R. Mons. Giuseppe Marciante

 

Lettera alle Comunità di Castelbuono e di Gangi sulle Unità di Pastorale Sinodale

 

Palazzo Vescovile

Cefalù, 05 settembre 2021

Solennità di Maria Santissima di Gibilmanna

 

 

[1] Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, [2] vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. [3] Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.

[4] Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». [5] Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». [6] Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. [7] Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. [8] Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». [9] Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; [10] così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini». [11] E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono. (Lc 5,1-11)

 

Nella metafora della pesca c’è la missione della Chiesa di annunciare la Parola di Dio. Gesù che annuncia la parola del Regno è il primo pescatore di uomini che raduna una folla immensa come in una pesca miracolosa.

La Chiesa prende corpo dall’annuncio della Parola.

Nel libro degli Atti vediamo realizzata la profezia di Gesù nei riguardi di Pietro «Non temere: da questo momento prenderai uomini vivi» (Lc 5,10), ma alla condizione di buttare le reti sulla Sua Parola. Così accadde dopo la pentecoste, dopo l’annuncio kerigmatico di Pietro: «Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone» (At 2, 41).

Insieme alla missione l’altro elemento che caratterizza l’esperienza ecclesiale è la comunione.

La barca è il luogo, molto piccolo e fragile, dove noi stiamo insieme, dove noi andiamo verso l’altra parte e da dove ci si rivolge anche agli altri che stanno ancora sulla riva per invitarli a uscire con noi.

La Chiesa è chiamata ad andare molto al largo; andare a pescare al largo.

Non deve aver paura di entrare nel mondo, non deve bordeggiare per paura. Ce l’ha ricordato con forza ed entusiasmo Giovanni Paolo II in “Novo Millennio Ineunte” a conclusione del Grande Giubileo del 2000: «Duc in altum! Questa parola risuona oggi per noi, e ci invita a fare memoria grata del passato, a vivere con passione il presente, ad aprirci con fiducia al futuro: “Gesù Cristo è lo stesso, ieri, oggi e sempre!” (Eb 13,8) […] Andiamo avanti con speranza! Un nuovo millennio si apre davanti alla Chiesa come oceano vasto in cui avventurarsi, contando sull'aiuto di Cristo […] Il mandato missionario ci introduce nel terzo millennio invitandoci allo stesso entusiasmo che fu proprio dei cristiani della prima ora: possiamo contare sulla forza dello stesso Spirito, che fu effuso a Pentecoste e ci spinge oggi a ripartire sorretti dalla speranza “che non delude” (Rm 5,5). Il nostro passo, all'inizio di questo nuovo secolo, deve farsi più spedito nel ripercorrere le strade del mondo. Le vie sulle quali ciascuno di noi, e ciascuna delle nostre Chiese, cammina, sono tante, ma non v'è distanza tra coloro che sono stretti insieme dall'unica comunione, la comunione che ogni giorno si alimenta alla mensa del Pane eucaristico e della Parola di vita» (NMI, n. 1.58).

La barca di Pietro raccoglie una quantità enorme di pesci ma è necessario l’aiuto dell’altra barca perché il pescato non vada perduto. Si va a pescare insieme: nel brano di Luca si dice che erano “soci”.

Vedo qui l’immagine di una pastorale sinodale, una pastorale integrata.

Papa Francesco è fermamente convinto che il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del Terzo Millennio.

La verità e la bellezza del sogno di una Chiesa sinodale è rivelata e custodita intatta, nel suo contenuto teologico ed ecclesiologico, nella viva decorazione musiva del Cristo Pantocratore della nostra Basilica Cattedrale di Cefalù.

I credenti, comprendendosi come compagni di viaggio, formano un solo soggetto comunitario, edificato come tante pietre vive in una casa spirituale, dimora di Dio nello Spirito; insieme formano e rivelano il volto del Pantocratore.

La vita sinodale testimonia una Chiesa costituita da soggetti attivi e partecipi del sacerdozio, della regalità e della profezia di Cristo e destinatari dei diversi carismi elargiti dallo Spirito Santo in vista del bene comune.

Le tessere sono i battezzati che si colgono come figli dello stesso Padre e fratelli fra di loro. Siamo piccole tessere di un grande e ricco mosaico che raccontano il messaggio e la vita di Gesù, luce del mondo, il quale si manifesterà nel suo totale splendore solo al momento della parusia.

Il carattere popolare delle nostre Comunità parrocchiali e il loro radicamento nel territorio costituiscono una risorsa importante, decisiva per una Chiesa delle relazioni. La radice locale è la nostra forza, perché rende la nostra presenza diffusa e rispondente alle diverse situazioni. Ma se diventa chiuso particolarismo, si trasforma nel nostro limite, in quanto impedisce di operare insieme, a scapito dell’incidenza sociale e culturale dell’evangelizzazione.

L’attuale organizzazione parrocchiale, che vede spesso piccole e numerose parrocchie disseminate sul territorio, esige un profondo ripensamento.

Tutti devono acquisire la consapevolezza che è finito il tempo della parrocchia autosufficiente. È necessario fare rete per poter pescare.

In questo cammino di collaborazione e corresponsabilità, la comunione tra sacerdoti, diaconi, religiosi e laici, e la loro disponibilità a lavorare insieme costituiscono la premessa necessaria per dare inizio alla sperimentazione delle Unità di Pastorale Sinodale e che saranno oggetto di discernimento nelle Assemblee Sinodali del 2023.

Esse non sono “super parrocchie” che assorbono o sopprimono le singole entità, ma rispettando l’identità e la responsabilità di ogni singola parrocchia promuovono una sinergia e una collaborazione tra le comunità parrocchiali che mirano ad essere stabili, strutturali e generali.

Pertanto acquisito il parere favorevole del Consiglio pastorale diocesano e del Consiglio presbiterale e dopo aver sensibilizzato il Clero e le Comunità parrocchiali dei tre Settori territoriali sull’argomento;

 

TENUTO CONTO dell’Istruzione della Congregazione per il Clero “La conversione pastorale della comunità parrocchiale a servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa” del 29 giugno 2020; del Direttorio per il ministero pastorale del Vescovo “Apostolorum Successores” (n. 215) della Congregazione per i Vescovi pubblicato il 22 febbraio 2004;

 

VISTO il can 517 § 1 del Codice di Diritto Canonico;

Con il presente Decreto,

 

Istituisco ad experimentum

e in attesa delle decisioni del Sinodo diocesano

 

le Unità di Pastorale Sinodale nei Comuni di Castelbuono e di Gangi,

designando Moderatori: i Rev.di Don Marcello FRANCO per le Parrocchie del Comune di Castelbuono

e Don Giuseppe AMATO per le Parrocchie del Comune di Gangi.

 

Carissimi,

il compito principale delle Unità di Pastorale Sinodale è quello di vivere la missione ecclesiale attraverso una progettazione comune della pastorale. Tutte le iniziative programmate vanno vissute nella logica della integrazione e dell’arricchimento reciproco secondo il criterio della sussidiarietà e della gradualità.

All’inizio sarà necessario realizzare le condizioni minime per la vita delle Unità di Pastorale Sinodale, procurando di:

  • coordinare gli appuntamenti che le singole parrocchie vivono: orario delle Messe, adorazioni eucaristiche, celebrazioni penitenziali, cicli di predicazione, tridui e novene, giornate di spiritualità…;
  • individuare le iniziative comuni che permettono di condividere la ricchezza delle singole Comunità (es. percorsi di fede per i fidanzati, formazione dei catechisti, formazione degli operatori Caritas, campi scuola, pellegrinaggi, celebrazioni particolari…).

Successivamente, una volta consolidata la collaborazione, si tratterà di estendere il lavoro comune a tutti gli ambiti della pastorale, come ad esempio:

  • nella liturgia: curare la formazione degli animatori liturgici, arrivando anche a un’animazione liturgica comune. Realizzare periodicamente la domenica delle Unità di Pastorale Sinodale dove nelle celebrazioni eucaristiche si prega per l’Unità di Pastorale Sinodale e dove i parroci presenti cambiano la chiesa in cui normalmente celebrano;
  • nella catechesi: omogeneizzare il percorso di iniziazione cristiana dei ragazzi secondo le indicazioni diocesane. Creare cammini condivisi per l’annuncio della fede agli adulti e per il completamento della iniziazione cristiana; proporre una formazione unitaria per i Confrati;
  • nella carità: costituire o valorizzare il punto di ascolto Caritas delle Unità di Pastorale Sinodale con il coinvolgimento di laici provenienti dalle varie parrocchie;
  • nella pastorale familiare: con l’aiuto del Servizio Diocesano Pastorale Famiglia, coordinare la vita dei gruppi famiglia, programmare in sinergia la formazione per i fidanzati, seguire insieme le giovani coppie, preparare coppie per la pastorale battesimale;
  • nella pastorale giovanile e oratoriana: in sintonia con il Forum Oratori della Diocesi e tenendo conto dei Sussidi diocesani, avviare un itinerario comune per gli educatori dei gruppi di adolescenti e giovani con iniziative comuni tra i gruppi; curare congiuntamente la formazione degli animatori dell’oratorio e dove è il caso pensare a un oratorio della Unità di Pastorale Sinodale;
  • nella pastorale sociale: interagire in collaborazione con il territorio per quello che riguarda il mondo del lavoro, il sociale, i migranti, l’educazione alla pace, alla giustizia, alla pastorale del creato …;
  • nella pastorale della salute: pensare a forme di vicinanza più organica al mondo della sofferenza, curare unitamente la formazione dei ministri straordinari della comunione.

Inoltre, costituiti i Consigli Pastorali Parrocchiali (30-31 ottobre 2021), si propongano Assemblee delle Unità di Pastorale Sinodale che riflettano su un cammino d’insieme e di collaborazione che le singole Comunità parrocchiali dovranno compiere per raggiungere l’obiettivo di una pastorale integrata e missionaria.

 

Carissimi Presbiteri,

v’invito a incentivare una vita comunitaria, nella preghiera, nella programmazione pastorale e nella convivialità che può spingersi fino alla condivisione dell’abitazione.

Non stancatevi mai di evangelizzare con la Parola di Dio la pietà popolare del popolo castelbuonese e gangitano, espressione preziosa di fede tanto legata alla storia e alla tradizione.

Santa Maria Odigitria ci insegni la bellezza del camminare insieme sotto la guida dello Spirito, ci accompagni lungo i sentieri della sinodalità perché nessuno ceda alla tentazione di semplificarne il cammino, di camuffarne le difficoltà, di mettersi al posto di Gesù, unica Via e sola Guida.

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