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Diocesi di Cefalù

Cephaludensis Ecclesia 

Omelie del Vescovo (19.04.2020)

19/04/2020 14:43:00

Segreteria Vescovile

#Omelie del Vescovo,

Omelie del Vescovo (19.04.2020)

II domenica di Pasqua

Omelia del Vescovo di Cefalù

S.E.R. Mons. Giuseppe Marciante

 

II Domenica di Pasqua

 

Basilica Cattedrale

Cefalù, 19 aprile 2020

 

 

Carissimi,

oggi, giornata dedicata al Seminario, saluto in modo particolare i nostri giovani seminaristi, il Rettore, Don Calogero Cerami, Mons. Sebastiano Scelsi, Direttore spirituale, e Don Francesco Sapuppo, Economo.

Saluto tutto il corpo docente e in modo particolare le famiglie che aiutano a crescere i nostri giovani verso il ministero presbiterale.

Invito tutta la Comunità diocesana a seguire con attenzione il percorso formativo dei chiamati al ministero presbiterale e, soprattutto, a favorire la risposta alla chiamata di Cristo perché sono certo che il Signore non si à stancato di chiamare nuovi ministri per il Suo Popolo.

Durante l’ultima cena, quella della lavanda dei piedi e dell’annuncio del tradimento di Giuda e del rinnegamento di Pietro, Gesù, nel lungo discorso riportato da Giovanni, dispone il cuore dei discepoli agli eventi drammatici della sua passione e morte, consegna loro il testamento dell’amore fraterno e il dono della pace, promette il suo ritorno e il dono dello Spirito. A Pasqua si compie la promessa espressa in quel discorso d’addio:

 

Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: "Vado e tornerò da voi". Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l'ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco. Alzatevi, andiamo via di qui" (Gv 14, 25-31).

 

Cari Sacerdoti,

in questa giornata ritorniamo con la memoria ai primi chiamati, quasi a percorrere gli inizi della nostra vocazione. Tra la prima professione di fede di Natanaele (Gv 1,49) e l'ultima di Tommaso (Gv 20,28), nel Vangelo di Giovanni è contenuto il viaggio di fede degli Apostoli, tutto il cammino formativo dei discepoli prima di ricevere il dono dello Spirito Santo per la remissione dei peccati e il mandato missionario.

Due discepoli di Giovanni, dopo la rivelazione del Battista su Gesù, Agnello di Dio, si misero a seguirlo. Riconosciuto in Lui il Messia e accolto il Suo invito “venite e vedete”, videro dove dimorava e rimasero con Lui. Ai due si aggiunse Simone. Egli fu attraversato e folgorato dallo sguardo di predilezione del Maestro e subito dopo cambiò nome, divenne Pietro, per dire che la sua vita ebbe una nuova direzione, che lo avrebbe portato lontano fino a morire della stessa morte del suo Signore.

Ai tre si aggiunge Filippo a cui Gesù rivolse l’invito esplicito: «“Seguimi”». Filippo trascina Natanaele con l’invito “Vieni e vedi” e a conclusione di un dialogo sincero con Gesù, Natanaele esprime la prima professione di fede: «“Rabbi, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele”» (cfr. Gv 1,43-51). Dai discepoli Gesù scelse i Dodici.

I discepoli, dopo il discorso sul pane di vita del capitolo 6, pronunciato nella sinagoga di Cafarnao, attraversarono un forte momento di crisi, al punto che molti si tirarono indietro, e Gesù per la prima volta interpella i Dodici: «“Volete andarvene anche voi”?». Per tutti rispose Simon Pietro: «“Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna”».

Il “seminario” per gli Apostoli iniziò come discepolato e mai furono considerati da Gesù una élite, anzi il Maestro insegnò loro a considerarsi servi degli altri e il loro cammino formativo consistette nel seguire il Signore e stare con Lui.

A Gerusalemme: «Li riconoscevano come quelli che erano stati con Gesù» (At 4,13).

Il “loro seminario” consistette nel fare l’esperienza del discepolato dove impararono a stare con Lui e a servire come Lui.

Ora, il primo giorno della settimana, il giorno nuovo in cui ha inizio la nuova creazione, Gesù risorto ritorna e trova i suoi ancora pieni di paura, quella stessa paura che li aveva dispersi perché temevano di essere coinvolti nella vicenda del Maestro e a subire la stessa condanna. Avevano abbandonato tutto per seguire Gesù, mentre allora avevano finito per abbandonare Gesù: erano fuggiti tutti. La paura si era impadronita di loro.

Lo avevano seguito con entusiasmo, erano stati ammaestrati nelle cose del Padre suo, avevano perfino fatto un tirocinio missionario, ma al momento della prova, entrarono nel panico, la paura aveva indebolito la loro fede.

È il terzo giorno dopo la morte di Gesù ed è quasi sera: le porte della casa in cui avevano celebrato la Pasqua erano ancora chiuse per la paura, quand’ecco Gesù venne, ossia ritornò e stette in mezzo, e disse “Pace a voi”.

I discepoli gioirono al vedere il Signore. La presenza del Risorto porta i doni pasquali: la pace e la gioia, lo Spirito per la missione di rimettere i peccati. Tommaso uno dei dodici non era con loro perciò non l’ha visto il Signore. Se non si sta in comunità, se non si fa esperienza di Chiesa, è impossibile vedere il Signore.

Otto giorni dopo era con loro Tommaso. Gesù venne, stette in mezzo, e portò ancora una volta la pace, così come aveva detto: «“Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro”» (Mt 18,20).

Oggi come allora nell’azione liturgica della Chiesa avviene l’incontro con il Risorto: ecco perché non possiamo stare a lungo lontani dalla Comunità; lontani dalla celebrazione comunitaria dell’Eucaristia.

Tommaso però non accetta la testimonianza apostolica sul Risorto, perché desidera la certezza che il Risorto è lo stesso che è stato crocifisso: se è Lui – così ragiona Tomasso – deve portare i segni dei chiodi e della lancia, secondo quell’ultima visione che ha avuto del Maestro.

Il dubbio di Tommaso è stato un servizio alla fede nel vero Risorto, quello che è stato crocifisso. Se il Risorto non porta le piaghe non è il Gesù che hanno conosciuto, ma un falso. Gesù invita Tommaso a mettere dito nel posto dei chiodi e guardare le sue mani; tendere la sua mano e metterla nel suo fianco, così come aveva chiesto e poi lo esorta a non essere incredulo, ma credente. E infine proclama beati coloro che pur non vedendo credono.

La vigilia della sua passione Gesù ha pregato il Padre non solo per quelli che lo hanno visto, ma anche per tutti coloro che avrebbero creduto sulla parola dei testimoni oculari, e cioè per noi che abbiamo creduto alla testimonianza degli Apostoli e per questo siamo diventatati una cosa sola con loro (cfr. Gv 17,20).

E la prima lettera di Pietro così commenta:

 

Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell’oro – destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco –, torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà. Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime (1Pt 1,6-9).

 

Carissimi Sacerdoti,

condividiamo insieme questa “gioia indicibile e gloriosa” perché raggiungiamo la meta della nostra fede quando operiamo per la salvezza delle anime. E qui vorrei ricordare quei 111 sacerdoti italiani che hanno dato la vita a causa del COVI-19 per la salvezza delle anime.

Concludo con una preghiera:

 

O Signore entra oggi nelle nostre case anche se le porte sono chiuse e soffia,

soffia ancora sulla tua Chiesa l’alito dello Spirito,

abbiamo bisogno di pace in questo assedio, rigenera la speranza.

Su di noi paurosi soffia lo Spirito del Padre

perché possiamo ritornare a vivere.

Soffia il tuo Spirito perché nasca una nuova umanità.

Siamo creature fragili, codarde, incoerenti, lo sappiamo,

lo sperimentiamo, sbagliamo, ci feriamo,

ma se mandi lo Spirito,

 sorgeranno nuovi ministri della riconciliazione,

avremo il perdono dei peccati e

impareremo a perdonarci reciprocamente e a perdonare noi stessi;

saremo davvero persone pasquali, rimodellate da Te, Risorto. Amen. 

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