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Diocesi di Cefalù

Cephaludensis Ecclesia 

Omelie del Vescovo (10.05.2020)

12/05/2020 10:04:00

Segreteria Vescovile

#Omelie del Vescovo,

Omelie del Vescovo (10.05.2020)

V domenica di Pasqua

Omelia del Vescovo di Cefalù

S.E.R. Mons. Giuseppe Marciante

 

V Domenica di Pasqua

 

Parrocchia Maria Santissima della Catena

Scillato, 10 maggio 2020

 

 

Carissimi,

iniziamo oggi l'itinerario attraverso i santuari mariani della Diocesi in preparazione alla Pentescoste: facciamoci accompaganre da Maria nel cenacolo per ricevere il dono del Consolatore, lo Spirito Santo.

Il brano del Vangelo che è stato proclamato fa parte dell’ultimo discorso di Gesù, fatto attraverso i dialoghi con gli Apostoli; il discorso d’addio dopo l’ultima cena e la lavanda dei piedi, dopo l’annuncio del tradimento di Giuda e il rinnegamento di Pietro.  

Gesù legge sul volto degli Apostoli la paura e il turbamento. L’annuncio dell’assenza ha creato smarrimento negli Apostoli che sentono mancare le certezze, i punti di riferimento; gli stessi che nei discepoli di Emmaus diverranno delusione, come abbiamo ascoltato domenica scorsa.

Gesù introduce così l’annuncio del suo ritorno al Padre e tra i discepoli per condurli nella casa del Padre suo.

Li esorta a continuare ad aver fede, proprio perché sentono vacillare le certezze, i punti di riferimento: i discepoli devono appoggiarsi ad una realtà stabile. Gesù e il Padre sono l’unica realtà su cui appoggiarsi.

La certezza è data dal fatto che la casa del Padre ha molte dimore. La casa del Padre è un’immagine per dire che la relazione col Padre è sicuro riparo, intimità, sicurezza e felicità eterna. La casa del Padre suo ha molte dimore, cioè è l’amore accogliente in cui stabilirsi, aperto a quanti aspirano alla pace e alla felicità.

 

Sembra la città dalle solide fondamenta cantata da Isaia:

 

In quel giorno si canterà questo canto nella terra di Giuda:

Abbiamo una città forte; mura e bastioni egli ha posto a salvezza.

Aprite le porte: entri una nazione giusta, che si mantiene fedele.

La sua volontà è salda; tu le assicurerai la pace, pace perché in te confida.

Confidate nel Signore sempre, perché il Signore è una roccia eterna (Is 26,1-4).

 

Dante nel XXXI canto del Paradiso parla della dimora di Dio che ha la forma di una candida rosa:

 

In forma dunque di candida rosa

mi si mostrava la milizia santa

che nel suo sangue Cristo fece sposa.

 

Una sorta di anfiteatro dotato di sedili a forma di petali di rosa dove siedono le anime dei beati dell’Antico e del Nuovo Testamento.

Si apre la visione di un regno sereno e gioioso dove tutti hanno lo sguardo e il cuore rivolti verso la stessa direzione, la luce della Trinità:

 

O Trina luce, che ‘n unica stella

scintillando a loro vista, sì li appaga!

Guarda qua giuso a la nostra procella.

 

Guidato da San Bernardo di Chiaravalle, Dante contempla al centro della rosa la Vergine Maria la cui luce è più intensa di tutti gli altri beati. San Bernardo chiede l’aiuto della Vergine Maria per accompagnare il poeta alla grande visione di Dio. Nell’ultimo canto leggiamo una delle più belle preghiere mariane composte in poesia.

La preghiera alla Vergine Madre si conclude con la supplica affinché si dissolva nel divino poeta ogni velo di mortalità cosicché gli venga mostrata la suprema beatitudine:

 

Li occhi da Dio diletti e venerati,

fissi ne l’orator, ne dimostraro

quanto i devoti prieghi le son grati.

 

Gli occhi (di Maria) amati e venerati da Dio, fissi in quelli dell'oratore (san Bernardo), ci dimostrarono quanto le siano gradite le preghiere devote. Ritornando al brano evangelico, Gesù si autodefinisce la via per entrare nella dimora del Padre suo. E la via perché ne conosce il percorso in quanto è il pastore che va avanti, è la via luminosa perché è la verità; è la via della vita, è la vita perché è risorto.

Le opere che ha compiuto e che compie, vengono dal Padre e chi vede lui ha visto il Padre, è l’icona del Padre. Le opere testimoniano la sua origine e la verità della sua Parola. Così le opere accompagneranno la fede e la testimonianza dei discepoli, anzi questi ne faranno di più grandi.

La prima lettura ci ha infatti informati delle opere grandi ispirate dalla Fede. I segni autentici dei discepoli saranno i segni del servizio della carità, specialmente verso i più fragili. Anche nelle attuali circostanze siamo chiamati a tradurre il Vangelo nei segni concreti della carità e del servizio.

Il prossimo 14 maggio, il Papa ci ha invitati ad una giornata di preghiera, di digiuno e di carità per chiedere a Dio la liberazione dal flagello dell’epidemia.

Invochiamo la preghiera della Madonna della Catena perché il Padre ci liberi dal male:

 

Oh Santissima Matri divina,

ca ru cielu e terra siti riggina,

c’è stu mali ca camina,

‘ncatinatilu ca vosra catina,

mannatilu luntanu, luntanu,

e che vosri manu fotti, chiuriti i potti.

Lu vosru mantu ni cunsola,

nuiautri rintra e stu mali fora.

Accussi sia.

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