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17/04/2019, 20:26



Omelia-nella-Messa-del-Crisma


 del Vescovo Giuseppe





Percorrendo le strade del territorio diquesta amata Chiesa Cefaludense lo sguardo spazia su splendidi panorami che siprestano a collegamenti straordinari con i paesaggi di molte pagineevangeliche. Possiamo godere della dorsale montuosadelle Madonie che, dopo il vulcano Etna, comprende le più alte vette dellaSicilia, zona di abbondanti pascoli. Inoltrandoci nella Valle del Torto, losguardo si distende sulle valli che ad ogni stagione cambiano colore e dovel’attività prevalente è l’agricoltura. Scendendo sulla costa vedi e sentirespirare il Mar Tirreno «pizzicatodall’aria, mordicchiato dal vento nella verde-azzurra pelle»[1].Da questo splendido panorama vedouscire tre personaggi che questa sera ci parlano del sacerdote: il pastore,l’agricoltore e il pescatore. Dietro ogni immagine c’è sempre l’ombra del servoper amore. Siamo "pastori", guide esperte, inassidua cura del gregge, in perenne ricerca delle pecore smarrite. Gesù stessosi è proposto come modello e ha detto di sé: «Io sono il buon pastore»[2].I testi evangelici sottolineano, conl’immagine del pastore, la ricchezza e la profondità delle relazioni umane esoprannaturali che legano il sacerdote ai suoi fedeli: conoscenza, affetto,premura anche per uno solo, gioia e festa per ogni fratello ritrovato. Sono tutti segni di una paternità chevince ogni tentazione di comportarsi da mercenari o da funzionari. La profondità delle relazioni tra ilpastore e i suoi fedeli genera la disponibilità al dono di sé, fino ad offrirela propria vita, come Gesù: non ci siamo noi al primo posto, non la difesa deinostri diritti, ma il bene loro, dei fedeli, del "gregge" che Gesù buon Pastoreci affida. Non manca il rischio della lotta, perché il "lupo" è sempreall’opera per rapire e disperdere le pecore. Quanta necessità di preghiera, e quantavigilanza, per difendere i nostri bambini, i giovani, le famiglie e le comunitàa noi affidate dalla fame del "lupo"!      

E quale splendida visione di Chiesa daquelle parole di Gesù: «Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo greggee un solo pastore»[3]. La passione per l’unità della Chiesadeve caratterizzare il ministero di ciascuno di noi: guai a chi pensa di poterecamminare per conto suo, credendosi autosufficiente, senza riferimento alVescovo, alla Chiesa, ai confratelli. Papa Francesco ha regalato a noivescovi quella bella immagine del pastore che cammina avanti, sta in mezzo edietro il gregge. Davanti per segnare la strada, in mezzo per condividere ibisogni del popolo di Dio, dietro per difendere, ma anche per farsi condurredal gregge.   

Andiamo ora all’immagine dai lavoratoriagricoli: il seminatore, il vignaiolo, il mietitore e i braccianti agricoli. Ritorniamocosì alle diverse parabole evangeliche con la mente rivolta al nostroministero. I lavoratori della terra (γεωργοὶ) svolgevano un lavoro diuturno efaticoso, in terreni spesso aridi e sassosi, con scarsi mezzi e frutti spessoprecari. Così è il nostro lavoro di ogni giorno nel campo della Chiesa:assiduo, vario e faticoso. C’è tanto da dissodare prima di poterseminare; c’è tanto da lavorare per aiutare e difendere la crescita del seme;tanto da attendere prima che venga il tempo dei frutti, attraverso stagionilunghe, con disagi diversi e spesso gravi. Anche il sacerdote conosce, nel suoministero, i rigori e il freddo dell’inverno, le piogge e i venti dellaprimavera, il caldo torrido dell’estate. Quanto ai frutti, quante volte abbiamospeso energie, forse per anni, poi la nostra attesa è rimasta delusa! Quelgiovane, dal quale ci attendevamo tanto, ha preso un’altra strada; quella famiglia,che avevamo preparato così bene, non ha retto; quella vocazione, che sembravacosì sicura, non ha perseverato; la comunità, costruita con pazienza e fatica,si è dispersa. Come il lavoro dell’agricoltore, la missione del sacerdote, sadi dover fare i conti con un severo realismo: i terreni spesso sono ostili earidi; gli uccelli portano via il buon seme; il maligno semina la zizzania. Mala speranza vince su tutto. È la speranza che sorregge nellafatica; che fa spargere il seme della Parola con generosità e quasi senzamisura anche su terreno meno fertili; che fa attendere i tempi lunghi dellacrescita e della maturazione. Speranza che fa guardare, al di là della nostrafatica, all’opera della grazia, e ci fa vedere Dio stesso, divino Agricoltore: èlui che fa crescere il seme. «Dorma o vegli il contadino, il seme germoglia ecresce; come egli stesso non lo sa»[4].     

Nella parabola dei lavoratori dellavigna presi a giornata: emerge la misericordia di Dio e non la nostrameritocrazia. Siamo tutti umili operai nella vigna del Signore come ci haricordato Papa Benedetto XVI all’inizio del suo pontificato.In una catechesi sulla Santa Pasqua, attribuitaa San Giovanni Crisostomo, siamo così esortati: «Chi ha lavorato fin dallaprima ora, riceva oggi il giusto salario; chi è venuto dopo la terza, rendagrazie e sia in festa; chi è giunto dopo la sesta, non esiti: non subirà alcundanno; chi ha tardato fino alla nona, venga senza esitare; chi è giuntosoltanto all’undicesima, non tema per il suo ritardo. Il Signore è generoso,accoglie l’ultimo come il primo, accorda il riposo a chi è giuntoall’undicesima ora come a chi ha lavorato dalla prima. Fa misericordiaall’ultimo e serve il primo»[5].La misericordia infinita del Signore,che ci è donata in modo totalmente gratuito, sia condivisa tra noi, senza fare alcun paragone, ma entrandonella sua logica, rivelataci una volta per tutte da Gesù Cristo: «Gratuitamenteavete ricevuto, gratuitamente date»[6].  

Infine l’immagine del pescatore el’invito così evocativo del Signore: «Prendi il largo»[7].Un’immagine che indica la disponibilità anche a cambiare luogo o specificoservizio. Lo stile sinodale nell’esercizio del ministero. Ma, più inprofondità, indica il coraggio dell’annuncio evangelico; la creatività e ladisponibilità a percorrere, nella fedeltà alla Chiesa, anche vie nuove; ladisponibilità ad accogliere le "novità" che la Chiesa stessa propone; laprontezza a ricominciare: «Abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo presonulla, ma sulla tua parola getterò le reti»[8].Nell’immagine suggerita vi è anche unchiaro invito all’umiltà di fronte al successo nel ministero: un successo,quando c’è, sempre inatteso e superiore alle nostre capacità, ai nostri meriti,alle nostre risorse umane: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore.Grande stupore infatti li aveva presi per la pesca che avevano fatto!»[9].  

Dalle immagini che ho richiamatoemergono dunque suggestive e feconde dimensioni spirituali ed operative. Essesuggeriscono, tra l’altro, adeguati ritmi di lavoro, di preghiera, di studio,di riposo; ritmi che nascono dal ministero al quale siamo chiamati, con spiritodi agricoltori pazienti, di pastori generosi e di pescatori coraggiosi. 

✠ Giuseppe Marciante




[1] Mario Luzi, Tutte le poesie, Ilmare, Garzanti.
[2] Gv 10, 11.
[3] Gv 10, 16.
[4] Mc 4, 27.
[5] Pseudo-Giovanni Crisostomo, Catechesi sulla Santa Pasqua, III, 2.
[6] Mt 10,8.
[7] Lc 5, 4.
[8] Lc 5, 5.
[9] Lc 5, 8.


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