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12/06/2019, 16:36



Omelia-nel-giorno-di-Pentecoste


 del Vescovo Giuseppe





Carissimi fratelli esorelle,  
gliEbrei la chiamavano Shavuot "festa della mietitura e dei primi frutti";si celebrava il 50° giorno dopo la Pasqua ebraica e segnava l’inizio dellamietitura del grano; nei testi biblici è sempre una festa agricola. È chiamataanche "festa delle Settimane", per la sua ricorrenza di sette settimane dopo laPasqua; nel greco "Pentecoste" significa 50mo giorno.  Loscopo originario di questa ricorrenza era il ringraziamento a Dio per i fruttidella terra, cui si aggiunse più tardi, il ricordo del più grande dono fatto daDio al popolo ebraico, cioè la promulgazione della Legge mosaica sul MonteSinai ed era una delle tre feste di pellegrinaggio a Gerusalemme. IlLibro degli Atti situa durante questa festa, cinquanta giorni dopo Pasqua, ilcompimento della promessa del dono dello Spirito Santo.Anchenoi veniamo oggi con il frutto maturo della semina della Parola del Signore sulterreno buono di questa comunità di Campofelice di Roccella, questo fruttomaturo è rappresentato dalla risposta positiva alla chiamata al diaconato diGiuseppe Venturella. Ilprossimo 30 giugno a Petralia Soprana raccoglieremo il frutto vocazionale diSanto La Placa. CarissimoGiuseppe la tua chiamata al diaconato in qualche modo è coincisa con lachiamata al matrimonio. Allorquando la necessaria preparazione al matrimonio tiportò insieme alla tua diletta sposa, Antonella, ad incontrare il Parroco,Mons. Raffaele Anselmo, a partecipare al corso di cresima per adulti e ilRinnovamento nello Spirito, quali "messaggeri dello Spirito".Ora,dopo anni di preparazione e di discernimento, col consenso della tua consorte ela gioia delle tue figlie, Lucia, Francesca ed Elena, invocheremo su di te ildono dello Spirito Santo così come narra il libro degli Atti degli Apostoli:«elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Procoro,Nicanore, Timone, Parmenàs e Nicola, proselito di Antiochia. Li presentaronoagli apostoli, i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani»[1]. 
Speriamodi presentare al Signore altri frutti di vocazione alla vita consacrata, alpresbiterato e al diaconato. Ma i frutti si potranno raccogliere solo secoltiveremo alberi buoni e questi sono comunità e famiglie autenticamenteimpregnate di spirito evangelico.  Lafesta di Pentecoste è l’occasione per aprire una nuova riflessione per ilcammino della nostra Chiesa diocesana: di che cosa ha bisogno la nostraComunità? Di cosa la Chiesa?  Ful’interrogativo di Paolo VI, nel 1972 a dieci anni dall’inizio del Concilio. Ela risposta fu "fuoco nel cuore, parole sulle labbra, profezia nello sguardo" equesti doni può darli solo lo Spirito Santo.NellaPentecoste degli Atti il dono dello Spirito Santo venne effuso sotto il segnodelle lingue di fuoco che si posarono su Maria e gli Apostoli riuniti nelcenacolo. Ilfuoco di Dio è fuoco trasformante, fuoco che purifica, innanzitutto, perchétoglie le scorie che nascondono la bellezza della Chiesa. L’anticoinno dell’Ora Terza cosi ci fa cantare: 

Nunc, Sancte, nobis,Spiritus,Unum Patri cum Filio,dignare promptus ingeri nostro refusus pectori.  

Ora, o Santo Spirito,uno col Padre e il Figlio,degnati di entrare in noi, deciso,riversandoti nel nostro cuore.

Invochiamo,carissimi, lo Spirito Santo perché ci stia accanto e ci stia dentro il cuoreper cercare ciò che è essenziale alla nostra Chiesa diocesana, per essereleggera e libera di annunciare senza impedimenti, e testimoniare la fede inGesù Cristo nostro Salvatore.Cidia fuoco nel cuore, ardore, amore per Gesù Cristo, nostro Signore, ci ricordie ci insegni, quello che Lui ci ha detto. Ci segni il fuoco, nel cuore, leparole che Gesù ci ha detto, soprattutto il comandamento dell’amore di Dio edel prossimo che ci ha consegnato. Invochiamolo Spirito Santo perché tocchi le nostre labbra, la nostra lingua, la nostramente e i nostri sensi coi carboni ardenti del sacro fuoco della verità edell’amore, perché siamo in grado di confessare la fede senza timore, davantiagli occhi del mondo, pronti a consegnare la nostra vita, se occorre, pur diconservare la fede.            
Invochiamolo Spirito Santo perché tocchi i nostri occhi, e apra il nostro sguardo a nuovavisione della vita. Ci dia lo sguardo lungimirante, che vada oltre le apparenze,uno sguardo che sappia vedere i veri segni dei tempi e i necessari bisogni delmondo; una vista penetrante che sappia arrivare nelle zone di confinedell’umanità stanca e assetata di verità e d’amore; uno sguardo attento aipiccoli germogli di speranza che il Divino seminatore ha sparso nel nostroterritorio.    Durantela III Assemblea Mondiale delle Chiese, ad Uppsala nel luglio 1969, ilmetropolita di Laodicea, Ignazio IV, teologo ortodosso, presentò un ditticodove illustrò un doppio scenario su che cosa è l’universo, la storia, la Chiesa,la vita senza lo Spirito Santo o con lo Spirito Santo:  

"Senza lo Spirito Santo Dio è lontano, il Cristo resta nel passato, il Vangelo è lettera morta, la Chiesa una semplice organizzazione, l’autorità un dominio, la missione una propaganda, il culto una semplice evocazione, e la condotta cristiana una morale da schiavi. Ma in Lui Dio è una sinergia indissociabile, il cosmo viene risollevato e geme nel travaglio della generazione del Regno, il Cristo risuscitato è vicino a noi, il Vangelo diventa potenza di vita, la Chiesa significa comunione trinitaria, l’autorità diventa un servizio liberatore, la missione una Pentecoste, la liturgia un memoriale e una anticipazione, l’agire umano viene deificato".   

Invochiamoallora nella nostra Chiesa diocesana, una nuova Pentecoste: Vieni, o SpiritoSanto! Amen! Alleluja!   

✠ Giuseppe Marciante 
Vescovodi Cefalù

[1]At 6,5-6.



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