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16/07/2019, 01:01



Omelia-nel-10°-anniversario-di-ordinazione-episcopale


 del Vescovo Giuseppe





Eccellentissimi Confratelli nell’Episcopatoe successori degli Apostoli,carissimi Sindaci e Autorità civili e militari, 
amati Sacerdoti, Consacrati e Consacrate, 
diletti Figli dell’amata Chiesa Cefaludense,    

«Magnificate con me il Signore,esaltiamo insieme il suo nome»[1]. per la sua fedeltà che è da sempre; edio: «Benedirò il Signore in ogni tempo,sulla mia bocca sempre la sua lode»[2]. Perché mi insegna a contare i mieigiorni per giungere alla sapienza del cuore. Questa omelia l’ho costruita coibambini e i giovanissimi durante l’estate ragazzi nella parrocchia diSant’Antonino Martire in Castelbuono. I bambini sono i grandi procuratoridella gioia. Il tema della festa era "bella storia" e si riferiva alla storiadi alcuni santi contemporanei. Una bambina si fa avanti e mi chiede abruciapelo: "Ci dai cinque parole che ci dicono che la tua vita è una bellastoria?". Non ho avuto il tempo di riflettere, mami sono venuti in mente i verbi coniugati al participio  che mi hanno dato la gioia e la voglia divivere: chiamato, amato, scelto, inviato e atteso.          

1.                 Chiamato.  

IlSignore dal seno materno mi ha chiamato; fin dal grembo di mia madre hapronunciato il mio nome[3].I miei genitori mi hanno trasmesso sempre la gioia di avermi messo al mondo.Porto il nome di Giuseppe perché il primo Giuseppe è morto appena nato. Con lagioia per la vita, i miei genitori mi hanno trasmesso la gioia della fede. «Quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anchepredestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia ilprimogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anchechiamati»[4]. Col dono della fede mi ha chiamatodalle tenebre alla sua luce meravigliosa[5].Quell’effetà pronunciato all’orecchioal momento del battesimo ci abilita e ci dispone all’ascolto.San Benedetto da Norcia (del qualericorre oggi la festa liturgica) apre la sua Regola mettendo subito chi bussaalla porta del monastero in atteggiamento di ascolto:  «Obsculta,o filii ... Ascolta, figlio mio, gli insegnamenti del maestro e apridocilmente il tuo cuore; accogli volentieri i consigli ispirati dal suo amorepaterno e mettili in pratica con impegno, in modo che tu possa tornareattraverso la solerzia dell’obbedienza a Colui dal quale ti sei allontanato perl’ignavia della disobbedienza»[6].  E commenta: «Fratelli carissimi, chepuò esserci di più dolce per noi di questa voce del Signore che ci chiama?Guardate come nella sua misericordiosa bontà ci indica la via della vita!»[7].                            

2.                 Amato.  

Chiamato perché amato. Si potrebbe scrivere la parola chiamato:"che è amato". In questo sta l’amore: «non siamo stati noi ad amare Dio, ma èlui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione peri nostri peccati»[8].Il brano del Vangelo che abbiamoascoltato è la reazione dei discepoli di fronte al commento di Gesù sul rifiutodel giovane ricco: «Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò egli disse: "Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo aipoveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!"»[9].Ma il giovane aveva anteposto i molti beni a Cristo. Gesù allora disse ai suoidiscepoli:  «Inverità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve loripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un riccoentri nel regno di Dio. A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti edicevano: "Allora, chi può essere salvato?". Gesù, fissando su di loro lo sguardo, disse: "Questo è impossibile agliuomini, ma a Dio tutto è possibile". Allora Pietro gli rispose: "Ecco, noiabbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?"»[10]. E conclude: «Molti dei primi sarannoultimi e molti degli ultimi saranno primi»[11].Mi piace sottolineare quello sguardo diGesù che fissa gli interlocutori penetrando nel cuore. La chiamata è questosguardo d’amore fisso su te. Questo sguardo penetrante dell’amore l’ho avvertocontinuamente nella mia vita, specialmente quando l’allora Cardinal Vicario diRoma, Agostino Vallini, dieci anni fa - verso la fine di maggio - mi disse: «IlSanto Padre Benedetto XVI ti ha scelto come Vescovo ausiliare di Roma per il SettoreEst». In quella circostanza l’amore di Cristo nei miei confronti si mostrò comefedeltà della sua misericordia: «Ti ho amato di amore eterno, per questocontinuo a esserti fedele»[12]dice Geremia. Ed accolgo l’esortazione di San Benedetto: «E non disperare maidella misericordia di Dio»[13].Il Signore esprime davvero in modo particolare la sua fedeltà nellamisericordia.     

3.                 Scelto.  

Chiamato,cioè scelto. Dio sceglie nella sua libertà. Gesù, dopo una notte di preghiera,sceglie i suoi Apostoli: «Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essiandarono da lui. Ne costituì Dodici - che chiamò apostoli -, perché stesserocon lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni»[14]. IVescovi vengono scelti, eletti e la scelta non è nostra è Sua, appartengono a"quelli che egli volle".  «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi hocostituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perchétutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda»[15]. La vocazione alla vita consacrata o alsacerdozio non è una nostra scelta anche se il Signore chiede la nostrarisposta. Così come l’Episcopato non è uno scatto di carriera. Ma ognivocazione va sottoposta al discernimento della Chiesa: essere diacono osacerdote o consacrato, non è un diritto, è una chiamata a cui corrisponde ildono di Cristo consegnato attraverso la Chiesa. Tutto è dono. Dio sceglie nellapiena libertà, con dei criteri non scontati. Dice infatti l’Apostolo Paolo:  «Considerateinfatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono tra voi molti sapientisecondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. Ma Dio ha scelto ciò chenel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo èdebole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile edisprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perchénessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio»[16].        

4.                 Inviato. 

Ilchiamato è inviato. Papa Francesco direbbe: "è una missione". Il mandatomissionario degli Apostoli, anche se investito di un potere dall’alto, deveessere esercitato come servizio: «Voi sapete che coloro i quali sonoconsiderati i governanti delle genti dominano, spadroneggiano su di esse, e iloro capi le opprimono. Tra voi però non è così (Non ita est autem in vobis)»[17]."Travoi non è così", ovvero, "se è così, voi non siete la mia comunità!". Non èpossibile che la comunità cristiana abbia come modello il potere mondano, chesi lasci conformare a ciò che fanno i governi, quasi sempre ingiusti e spessototalitari: il governo nella comunità cristiana è "altro", oppure non ègoverno, ma dominio. Fortemente evangelica è la definizione che San Benedettodà al monastero: «Dominici schola servitii; una scuola del servizio delSignore»[18]. Lo stile del governo, in questo caso dell’abate,deve essere sinodale: «Perciò l’abate non deve insegnare, né stabilire oordinare nulla di contrario alle leggi del Signore, anzi il suo comando e ilsuo insegnamento devono infondere nelle anime dei discepoli il fermento dellasantità»[19]. E ciò si applica ingenerale a chiunque abbia un ruolo di governo. Nella Regola di Benedetto troviamo quindilo stile sinodale voluto da Papà Francesco: «Ognivolta che in monastero bisogna trattare qualche questione importante, l’abateconvochi tutta la comunità ed esponga personalmente l’affare in oggetto. Poi,dopo aver ascoltato il parere dei monaci, ci rifletta per proprio conto efaccia quel che gli sembra più opportuno». Eprecisa tutta la comunità: «perché spesso è proprio al più giovane che ilSignore rivela la soluzione migliore»[20].          

5.                 Atteso.  

Attesodalla Comunità che vuole essere aiutata e atteso da Dio e, in modo speciale, anchealla fine del Mandato. Durante la notte apparve a Paolo una visione: era unMacèdone che lo supplicava: "Vieni in Macedonia e aiutaci!"[21].È il grido della Comunità che attende l’annuncio del Vangelo e il serviziopastorale. "Vieni!" è l’invito dell’Agnello dell’Apocalisse che apre i settesigilli e che, piano piano, accompagna lo scorrere del tempo e degli anni delministero pastorale fino all’incontro finale per il grande giudizio. SanBenedetto, ancora nel capitolo sull’abate, mi fornisce le parole tremende che èbene ascoltare mentre sono nel tempo e non nel giudizio finale, così che mipossa convertire e salvare:   «L’abateconfermi con la sua condotta che bisogna effettivamente evitare quanto hapresentato ai discepoli come riprovevole, per non correre il rischio di esserecondannato dopo aver predicato agli altri di non sentirsi dire dal Signore peri suoi peccati: "Come osi esporre i miei precetti e di avere sempre la miaalleanza sulla bocca, tu che hai in odio la disciplina e ti getti le mie paroledietro le spalle?»[22]. E ancora: «Tu che vedevi la pagliuzzanell’occhio del tuo fratello, non ti sei accorto della trave nel tuo»[23].Soprattutto, continua San Benedetto, «l’abate si guardi dal perdere di vista o sottovalutarela salvezza delle anime, di cui è responsabile, per preoccuparsi eccessivamentedelle realtà terrene, transitorie e caduche, ma pensi sempre che si è assuntol’impegno di dirigere delle anime, di cui un giorno dovrà rendere conto»[24]È con questi sentimenti che anche io mipresento davanti al Signore. «Cosìnel continuo timore dell’esame a cui verrà sottoposto il pastore riguardo allepecore che gli sono state affidate mentre si preoccupa del rendiconto altrui,si fa più attento al proprio e corregge i suoi personali difetti, aiutando glialtri a migliorarsi con le sue ammonizioni»[25].      

Carissimi fratelli e sorelle, è graveil compito del vescovo ma è altrettanto dolce e soave perché è un servizio resoalla Sposa di Cristo mio Signore e Salvatore. Amen.   

✠ Giuseppe Marciante 
Vescovo di Cefalù


[1] Sal 33.
[2] Ibidem.
[3] Is 49,1.
[4] Rom 28,30.
[5] 1Pt 2,9
[6]Benedetto da Norcia, Sancta Regula, Prologo.
[7] Prologo 19-20.
[8] 1Gv 4,10.
[9] Mc 10,21.
[10] Mt 19,24-27.
[11] Mt 19,30.
[12] Ger 31,3.
[13] Benedetto da Norcia, Sancta Regula, 74.
[14] Mc 3,13-19.
[15] Gv 15,16.
[16] 1Cor 1,26-30
[17] Mc 10,43.
[18] Benedetto da Norcia, Sancta Regula,Prologo.
[19] Ivi, II, 4,5.
[20] Ivi, III 1,3.
[21] At 16,9.
[22] Benedetto da Norcia, Sancta Regula,II, 3-4.
[23] Ivi, II, 14-15.
[24] Ivi, II,33-34.
[25] Ivi, II,37-40.


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