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nomine



BOLLETTINO---05.08.2019


 NOMINE




NOMINE E PROVVEDIMENTIDIOCESANI

In data 04agosto 2019, XVIII domenica per annum, sotto la protezione di San Giovanni Maria Vianney, patrono deiParroci, S.E.R. Mons. Giuseppe Marciante,Vescovo di Cefalù, continuando un processo sinodale di rinnovamento, ha provvedutoa nominare:   

§ Amministratore parrocchiale nella Parrocchia Spirito Santo in Cefalù, il Rev.do DonFrancesco Sapuppo, finora Parroconella Parrocchia S. Maria Maggiore inGeraci Siculo; 

§ Amministratore parrocchiale nelle Parrocchie SS. Apostoli Pietro e Paolo e S. Maria di Gesù in Caltavuturo, il Rev.do Don Krzysztof Kruk,finora Amministratore parrocchiale sede plena nella Parrocchia SpiritoSanto in Cefalù;
 
§ Amministratore parrocchiale nella Parrocchia S. Maria Maggiore in Geraci Siculo, il Rev.doDon Santo Scileppi, finora Parroconella Parrocchia Maria SS.maAssunta in Petralia Sottana e in atto Parroco nella Parrocchia Maria SS.ma delle Nevi in Piano Battaglia(Petralia Sottana);  

§ Amministratore parrocchiale nella Parrocchia Maria SS.ma Assunta in Petralia Sottana, ilRev.do Don Giuseppe Murè,in atto Parroco nelle Parrocchie CristoRe e S. Giuseppe nel Comune diBlufi e Cappellano presso l’OspedaleMadonna dell’Alto in Petralia Sottana;  

§ Amministratore parrocchiale nelle Parrocchie Maria SS.ma Assunta e S. Orsola in Polizzi Generosa, il Rev.do Don Nicola Crapa, finora Parroco nelle Parrocchie SS. Apostoli Pietro e Paolo e S. Maria di Gesù in Caltavuturo. Al Rev.do Mons. Giovanni Silvestri, del quale S.E.R. Mons.Vescovo ha accettato le dimissioni per raggiunti limiti di età, l’augurio dicontinuare a servire la nostra Chiesa nel delicato e proficuo servizio della Scuola Diocesana di Formazione Teologicaper un laicato maturo e responsabile;  

§ Amministratore parrocchiale nelle Parrocchie SS. Apostoli Pietro e Paolo e Sacra Famiglia nel Comune di Bompietro, il Rev.do FràRosario Emanuele Giardina ofm,finora Sacerdote collaboratore nella ParrocchiaS. Maria Maddalena in Alimena.  

Inoltre, S.E.R. Mons. Vescovo haaffidato la cura pastorale delle Chiese campestri SS. Cosma e Damiano e S.Biagio nel Comune di Cefalù alla ParrocchiaSpirito Santo.     

Nella prospettiva di avviare l’annopropedeutico nel Seminario Vescovile della Diocesi, S.E.R. Mons. Vescovo ne hadefinito l’Équipe formativa, chiamando a farne parte il Rev.do Mons.Sebastiano Scelsi nella qualità diPadre Spirituale e in sostituzionedell’Economo, Rev.doMons. Francesco Casamento cherimane Direttore della StrutturaSeminario estivo San Guglielmo in Castelbuono, il Rev.do Don FrancescoSapuppo.  

Ai sensi dell’art. 25 § 2 delloStatuto dell’Associazione Rinnovamentonello Spirito, il Vescovo ha nominato per un triennio Consigliere Spirituale della suddetta Associazione, il Rev.do Don Nicola Crapa.  

I provvedimenti hanno esecutività a partiredal 01 settembre 2019, Solennità di MariaSS.ma di Gibilmanna, Patrona della Diocesi.   

S.E.R. Mons. Vescovo ha stabilito che ipassaggi di consegne dei nuovi Amministratori parrocchiali dovrannoeffettuarsi entro e non oltre il15 settembre, garantendo la partecipazione di tutta la Comunità diocesanaall’inizio del nuovo Anno Pastorale, il 5 ottobre p.v. nella BasilicaCattedrale.  Il Parroco uscente: §  presenteràuna relazione circa la vita pastorale della Comunità e lo stato economico dellaParrocchia;§  assicurerà nelle Parrocchia che lascia, lapreparazione e la presenza alle Feste Religiose in programma solo per il mesedi settembre.            

Il Vescovo Giuseppe nel ringraziare tutti iConfratelli sacerdoti per la disponibilità dimostrata, si augura che ledisposizioni siano accolte con responsabilità e spirito ecclesiale, alla lucedella lettera (in allegato) che il Santo Padre, Papa Francesco, haindirizzato a tutti i presbiteri in occasione del 160° anniversario della mortedel Santo Curato d’Ars.    

Cefalù, dal Palazzo Vescovile, 05agosto 2019. 
Vigilia della Solennità del SantissimoSalvatore.  


           LETTERADEL SANTO PADRE FRANCESCO  
AI SACERDOTI IN OCCASIONE DEL 160° ANNIVERSARIO 
 DELLAMORTE DEL SANTO CURATO D’ARS  

Ai miei fratelli presbiteri. 

Cari fratelli,ricordiamo il 160° anniversario della morte del santo Curato d’Ars,proposto da Pio XI come patrono di tutti i parroci del mondo[1].Nella sua festa voglio scrivervi questa lettera, non solo ai parroci ma anche atutti voi, fratelli presbiteri, che senza fare rumore "lasciate tutto" perimpegnarvi nella vita quotidiana delle vostre comunità. A voi che, come ilCurato d’Ars, lavorate in "trincea", portate sulle vostre spalle il peso delgiorno e del caldo (cfr Mt 20,12) e, esposti a innumerevolisituazioni, "ci mettete la faccia" quotidianamente e senza darvi troppaimportanza, affinché il Popolo di Dio sia curato e accompagnato. Mi rivolgo aciascuno di voi che, in tante occasioni, in maniera inosservata e sacrificata,nella stanchezza o nella fatica, nella malattia o nella desolazione, assumetela missione come un servizio a Dio e al suo popolo e, pur con tutte ledifficoltà del cammino, scrivete le pagine più belle della vita sacerdotale.Qualche tempo fa ho manifestato ai Vescovi italiani la preoccupazioneche, in non poche regioni, i nostri sacerdoti si sentono ridicolizzati e"colpevolizzati" a causa di crimini che non hanno commesso e dicevo loro cheessi hanno bisogno di trovare nel loro vescovo la figura del fratello maggioree il padre che li incoraggi in questi tempi difficili, li stimoli e li sostenganel cammino[2].Come fratello maggiore e padre anch’io voglio essere vicino, prima ditutto per ringraziarvi a nome del santo Popolo fedele di Dioper tutto ciò che riceve da voi e, a mia volta, incoraggiarvi arinnovare quelle parole che il Signore ha pronunciato così teneramente nelgiorno della nostra ordinazione e costituiscono la sorgente della nostra gioia:«Non vi chiamo più servi ... vi ho chiamato amici» (Gv 15,15)[3]. 

DOLORE - «Ho osservato la miseria del mio popolo» (Es 3,7). 

Negli ultimi tempi abbiamo potuto sentire più chiaramente il grido,spesso silenzioso e costretto al silenzio, dei nostri fratelli, vittime diabusi di potere, di coscienza e sessuali da parte di ministri ordinati.Indubbiamente, è un tempo di sofferenza nella vita delle vittime che hannosubìto diverse forme di abuso; anche per le loro famiglie e per tutto il Popolodi Dio. Come sapete siamo fortemente impegnati nell’attuazione delle riformenecessarie per dare impulso, dalla radice, ad una cultura basata sulla curapastorale in modo che la cultura dell’abuso non riesca a trovare lo spazio persvilupparsi e, ancor meno, perpetuarsi. Non è un compito facile e, a brevetermine, richiede l’impegno di tutti. Se in passato l’omissione ha potutotrasformarsi in una forma di risposta, oggi vogliamo che la conversione, latrasparenza, la sincerità e la solidarietà con le vittime diventino il nostromodo di fare la storia e ci aiutino ad essere più attenti davanti a tutte lesofferenze umane[4].Neanche questo dolore è indifferente ai presbiteri. Questo l’ho potutoconstatare nelle diverse visite pastorali sia nella mia diocesi che in altre,dove ho avuto l’opportunità di tenere incontri e colloqui personali con isacerdoti. Molti di essi mi hanno manifestato la loro indignazione per quelloche è successo, e anche una specie di impotenza, poiché oltre «alla faticadella dedizione hanno vissuto il danno provocato dal sospetto e dalla messa indiscussione che in alcuni o molti può aver introdotto il dubbio, la paura e lasfiducia»[5].Numerose sono le lettere di sacerdoti che condividono questo sentimento.D’altra parte, è consolante trovare dei pastori che, quando vedono e conosconola sofferenza delle vittime e del Popolo di Dio, si mobilitano, cercano parolee percorsi di speranza.Senza negare e misconoscere il danno causato da alcuni dei nostrifratelli, sarebbe ingiusto non riconoscere tanti sacerdoti che, in manieracostante e integra, offrono tutto ciò che sono e hanno per il bene degli altri(cfr 2 Cor 12,15) e portano avanti una paternità spiritualeche sa piangere con coloro che piangono; sono innumerevoli i sacerdoti chefanno della loro vita un’opera di misericordia in regioni o situazioni spessoinospitali, lontane o abbandonate anche a rischio della propria vita. Riconoscoe vi ringrazio per il vostro coraggioso e costante esempio che, nei momenti diturbolenza, vergogna e dolore, ci mostra come voi continuate a mettervi ingioco con gioia per il Vangelo[6].Sono convinto che, nella misura in cui siamo fedeli alla volontà di Dio,i tempi della purificazione ecclesiale che stiamo vivendo ci renderanno piùgioiosi e semplici e, in un futuro non troppo lontano, saranno molto fruttuosi.«Non scoraggiamoci! II Signore sta purificando la sua Sposa e ci staconvertendo tutti a sé. Ci sta facendo sperimentare la prova perchécomprendiamo che senza di Lui siamo polvere. Ci sta salvando dall’ipocrisia,dalla spiritualità delle apparenze. Egli sta soffiando il suo Spirito perridare bellezza alla sua Sposa, sorpresa in flagrante adulterio. Ci farà beneprendere oggi il capitolo 16 di Ezechiele. Questa è la storia della Chiesa.Questa è la mia storia, può dire ognuno di noi. E alla fine, ma attraverso latua vergogna, tu continuerai a essere il pastore. Il nostro umile pentimento,che rimane silenzioso tra le lacrime di fronte alla mostruosità del peccato eall’insondabile grandezza del perdono di Dio, questo, questo umile pentimento èl’inizio della nostra santità»[7]. 

GRATITUDINE - «Continuamente rendo grazie per voi» (Ef 1,16). 

La vocazione, più che una nostra scelta, è risposta a una chiamatagratuita del Signore. È bello tornare in continuazione a quei passaggievangelici che ci mostrano Gesù che prega, sceglie e chiama «perché stesserocon lui e per mandarli a predicare» (Mc3,14).Vorrei ricordare qui un grande maestro di vita sacerdotale del mio paesenatale, padre Lucio Gera, il quale, parlando a un gruppo di sacerdoti in tempidi molte prove in America Latina, diceva loro: "sempre, ma soprattutto nelleprove, dobbiamo ritornare a quei momenti luminosi in cui abbiamo sperimentatola chiamata del Signore a consacrare tutta la nostra vita al suo servizio". Èquello che mi piace chiamare "la memoria deuteronomica della vocazione" che cipermette di ritornare «a quel punto incandescente in cui la Grazia di Dio mi hatoccato all’inizio del cammino. È da quella scintilla che posso accendere ilfuoco per l’oggi, per ogni giorno, e portare calore e luce ai miei fratelli ealle mie sorelle. Da quella scintilla si accende una gioia umile, una gioia chenon offende il dolore e la disperazione, una gioia buona e mite»[8].Un giorno abbiamo pronunciato un "sì" che è nato e cresciuto nel seno diuna comunità cristiana grazie a quei santi «della porta accanto»[9] checi hanno mostrato con fede semplice quanto valeva la pena dare tutto per ilSignore e il suo Regno. Un "sì" la cui portata ha avuto e avrà una trascendenzainsospettata, e che molte volte non saremo in grado di immaginare tutto il beneche è stato ed è capace di generare. È bello quando un anziano sacerdote ècircondato e visitato da quei piccoli -ormai adulti- che agli inizi habattezzato e, con gratitudine, vengono a presentargli la loro famiglia! Lìabbiamo scoperto che siamo stati unti per ungere e l’unzione di Dio non deludemai e mi fa dire con l’Apostolo: «Continuamente rendo grazie per voi» (Ef 1,16)e per tutto il bene che avete fatto.Nei momenti di difficoltà, di fragilità, così come in quelli di debolezzae in cui emergono i nostri limiti, quando la peggiore di tutte le tentazioni èquella di restare a rimuginare la desolazione[10] spezzandolo sguardo, il giudizio e il cuore, in quei momenti è importante -persinooserei dire cruciale- non solo non perdere la memoria piena di gratitudine peril passaggio del Signore nella nostra vita, la memoria del suo sguardomisericordioso che ci ha invitato a metterci in gioco per Lui e per il suoPopolo, ma avere anche il coraggio di metterla in pratica e con il salmistariuscire a costruire il nostro proprio canto di lode perché «eterna è la suamisericordia» (cfr Sal 135).La gratitudine è sempre un’"arma potente". Solo se siamo in grado dicontemplare e ringraziare concretamente per tutti i gesti di amore, generosità,solidarietà e fiducia, così come di perdono, pazienza, sopportazione ecompassione con cui siamo stati trattati, lasceremo che lo Spirito ci doniquell’aria fresca in grado di rinnovare (e non rattoppare) la nostra vita emissione. Lasciamo che, come Pietro la mattina della "pesca miracolosa", ilnostro constatare tutto il bene ricevuto ci faccia risvegliare la nostracapacità di stupirci e di ringraziare così da portarci a dire: «Signore,allontanati da me, perché sono un peccatore» (Lc 5,8) e, ancora unavolta, ascoltiamo dalle labbra del Signore la sua chiamata: «Non temere; d’orain poi sarai pescatore di uomini" (Lc 5,10); perché «eterna èla sua misericordia» (cfr Sal 135).Fratelli, grazie per la vostra fedeltà agli impegni assunti. È veramentesignificativo che, in una società e in una cultura che ha trasformato "ilgassoso" in valore ci siano delle persone che scommettano e cerchino diassumere impegni che esigono tutta la vita. Sostanzialmente stiamo dicendo checontinuiamo a credere in Dio che non ha mai rotto la sua alleanza, anche quandonoi l’abbiamo infranta innumerevoli volte. Questo ci invita a celebrare lafedeltà di Dio che non smette di fidarsi, credere e scommettere nonostante inostri limiti e peccati, e ci invita a fare lo stesso. Consapevoli di portareun tesoro in vasi di creta (cfr 2 Cor 4,7), sappiamo che ilSignore si manifesta vincitore nella debolezza (cfr 2 Cor 12,9),non smette di sostenerci e chiamarci, dandoci il centuplo (cfr Mc 10,29-30)perché «eterna è la sua misericordia».Grazie per la gioia con cui avete saputo donare la vostra vita,mostrando un cuore che nel corso degli anni ha combattuto e lottato per nondiventare angusto ed amaro ed essere, al contrario, quotidianamente allargatodall’amore di Dio e del suo popolo; un cuore che, come il buon vino, il temponon ha inacidito, ma gli ha dato una qualità sempre più squisita; perché«eterna è la sua misericordia».Grazie perché cercate di rafforzare i legami di fraternità e di amicizianel presbiterio e con il vostro vescovo, sostenendovi a vicenda, curando coluiche è malato, cercando chi si è isolato, incoraggiando e imparando la saggezzadall’anziano, condividendo i beni, sapendo ridere e piangere insieme...: comesono necessari questi spazi! E persino rimanendo costanti e perseveranti quandoavete dovuto farvi carico di qualche ardua missione o spingere un fratello a prendersile proprie responsabilità; perché «eterna è la sua misericordia».Grazie per la testimonianza di perseveranza e "sopportazione" (hypomoné)nell’impegno pastorale, il quale tante volte, mossi dalla parresia del pastore[11],ci porta a lottare con il Signore nella preghiera, come Mosè in quellacoraggiosa e anche rischiosa intercessione per il popolo (cfr Nm 14,13-19; Es 32,30-32; Dt 9,18-21);perché «eterna è la sua misericordia».Grazie perché celebrate quotidianamente l’Eucaristia e pascete conmisericordia nel sacramento della riconciliazione, senza rigorismi né lassismi,facendovi carico delle persone e accompagnandole nel cammino della conversioneverso la nuova vita che il Signore dona a tutti noi. Sappiamo che attraversogli scalini della misericordia possiamo scendere fino al punto più basso dellacondizione umana -fragilità e peccato inclusi- e ascendere fino al punto piùalto della perfezione divina: «Siate misericordiosi come è misericordioso ilPadre vostro»[12].E così essere «capaci di riscaldare il cuore delle persone, di camminare nellanotte con loro, di saper dialogare e anche di scendere nella loro notte, nelloro buio senza perdersi»[13];perché «eterna è la sua misericordia».Grazie perché ungete e annunciate a tutti, con ardore, "nel momentoopportuno e non opportuno" il Vangelo di Gesù Cristo (cfr 2 Tm 4,2),sondando il cuore della propria comunità «per cercare dov’è vivo e ardente ildesiderio di Dio, e anche dove tale dialogo, che era amoroso, sia statosoffocato o non abbia potuto dare frutto»[14];perché «eterna è la sua misericordia».Grazie per tutte le volte in cui, lasciandovi commuovere nelle viscere,avete accolto quanti erano caduti, curato le loro ferite, offrendo calore ailoro cuori, mostrando tenerezza e compassione come il Samaritano della parabola(cfr Lc 10,25-37). Niente è così urgente come queste cose:prossimità, vicinanza, essere vicini alla carne del fratello sofferente. Quantobene fa l’esempio di un sacerdote che si avvicina e non si allontana dalleferite dei suoi fratelli![15].Riflesso del cuore del pastore che ha imparato il gusto spirituale di sentirsiuno con il suo popolo[16];che non dimentica di essere uscito da esso e che solo servendolo troverà epotrà spiegare la sua più pura e piena identità, che gli consente de sviluppareuno stile di vita austero e semplice, senza accettare privilegi che non hannoil sapore del Vangelo; perché «eterna è la sua misericordia».Ringraziamo anche per la santità del Popolo fedele di Dio che siamoinvitati a pascere e attraverso il quale il Signore pasce e cura anche noi conil dono di poter contemplare questo popolo «nei genitori che crescono con tantoamore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il panea casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere. Inquesta costanza per andare avanti giorno dopo giorno vedo la santità dellaChiesa militante»[17].Rendiamo grazie per ognuno di loro e lasciamoci soccorrere e incoraggiare dallaloro testimonianza; perché «eterna è la sua misericordia». 

CORAGGIO - «Il mio desiderio è che vi sentiate incoraggiati» (cfr Col 2,2). 

Il mio secondo grande desiderio, facendomi eco delle parole di sanPaolo, è di accompagnarvi a rinnovare il nostro coraggio sacerdotale, fruttosoprattutto dell’azione dello Spirito Santo nelle nostre vite. Di fronte aesperienze dolorose, tutti abbiamo bisogno di conforto e incoraggiamento. Lamissione a cui siamo stati chiamati non implica di essere immuni dallasofferenza, dal dolore e persino dall’incomprensione[18];al contrario, ci chiede di affrontarli e assumerli per lasciare che il Signoreli trasformi e ci configuri di più a Lui. «In ultima analisi, la mancanza di unriconoscimento sincero, sofferto e orante dei nostri limiti è ciò che impediscealla grazia di agire meglio in noi, poiché non le lascia spazio per provocarequel bene possibile che si integra in un cammino sincero e reale di crescita»[19].Un buon "test" per sapere come si trova il nostro cuore di pastore èchiedersi come stiamo affrontando il dolore. Molte volte può capitare dicomportarsi come il levita o il sacerdote della parabola che si voltanodall’altra parte e ignorano l’uomo che giace a terra (cfr Lc 10,31-32).Altri si avvicinano male, intellettualizzano rifugiandosi in luoghi comuni: "lavita è così", "non si può fare nulla", dando spazio al fatalismo e alloscoraggiamento; oppure si avvicinano con uno sguardo di preferenze selettivegenerando così solo isolamento ed esclusione. «Come il profeta Giona, sempreportiamo latente in noi la tentazione di fuggire in un luogo sicuro che puòavere molti nomi: individualismo, spiritualismo, chiusura in piccoli mondi...»[20],i quali lungi dal far commuovere le nostre viscere finiscono per allontanarcidalle ferite proprie, da quelle degli altri e, quindi, dalle ferite di Gesù[21].In questa stessa linea, vorrei sottolineare un altro atteggiamentosottile e pericoloso che, come amava dire Bernanos, è «il più prezioso deglielisir del demonio»[22] eil più dannoso per noi che vogliamo servire il Signore perché seminascoraggiamento, orfanezza e porta alla disperazione[23].Delusi dalla realtà, dalla Chiesa o da noi stessi, possiamo vivere latentazione di aggrapparci ad una tristezza dolciastra, che i padridell’Oriente chiamavano accidia. Il card. Tomáš Špidlík diceva: «Se ci assalela tristezza per la vita come tale, per la compagnia degli altri, per il fattoche siamo soli, allora c’è sempre qualche mancanza di fede nella Provvidenza diDio e nella sua opera. La tristezza paralizza il coraggio di proseguire nellavoro, nella preghiera, ci rende antipatici i nostri vicini. Gli autori monastici,che dedicano una lunga descrizione a questo vizio, lo chiamano il nemicopeggiore della vita spirituale»[24].Conosciamo quella tristezza che porta all’assuefazione e conducegradualmente alla naturalizzazione del male e dell’ingiustizia con il debolesussurro di quel "si è sempre fatto così". Tristezza che rende sterili tutti itentativi di trasformazione e conversione, propagando risentimento e animosità.«Questa non è la scelta di una vita degna e piena, questo non è il desiderio diDio per noi, questa non è la vita nello Spirito che sgorga dal cuore di Cristorisorto» e per la quale siamo stati chiamati[25].Fratelli, quando quella tristezza dolciastra minaccia diimpadronirsi della nostra vita o della nostra comunità, senza spaventarci népreoccuparci, ma con determinazione, chiediamo e facciamo chiedere allo Spiritoche «venga a risvegliarci!, a dare uno scossone al nostro torpore, a liberarcidall’inerzia! Sfidiamo l’abitudinarietà, apriamo bene gli occhi e gli orecchi,e soprattutto il cuore, per lasciarci smuovere da ciò che succede intorno a noie dal grido della Parola viva ed efficace del Risorto»[26].Consentitemi di ripeterlo, tutti abbiamo bisogno del conforto e dellaforza di Dio e dei fratelli in tempi difficili. A tutti noi servono quelleaccorate parole di san Paolo alle sue comunità: «Vi prego quindi di nonperdervi d’animo a causa delle mie tribolazioni per voi» (Ef 3,13);«Il mio desiderio è che vi sentiate incoraggiati» (cfr Col 2,2),e così poter compiere la missione che ogni mattina il Signore ci dona:trasmettere «una grande gioia, che sarà di tutto il popolo» (Lc 2,10).Ma, appunto, non come teoria o conoscenza intellettuale o morale di ciò chedovrebbe essere, bensì come uomini che immersi nel dolore sono statitrasformati e trasfigurati dal Signore, e come Giobbe arrivano ad esclamare:«Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto»(42,5). Senza questa esperienza fondante, tutti i nostri sforzi ci porterannosulla via della frustrazione e del disincanto.Durante la nostra vita, abbiamo potuto contemplare come «con Gesù Cristosempre nasce e rinasce la gioia»[27].Anche se ci sono diverse fasi in questa esperienza, sappiamo che al di là dellenostre fragilità e dei nostri peccati, Dio «ci permette di alzare la testa ericominciare, con una tenerezza che mai ci delude e che sempre può restituircila gioia»[28].Quella gioia non nasce dai nostri sforzi volontaristici o intellettualistici madalla fiducia di sapere che le parole di Gesù a Pietro continuano ad agire: nelmomento in cui sarai "passato al vaglio", non dimenticare che Io stesso «hopregato per te, che non venga meno la tua fede» (Lc 22,32). IlSignore è il primo a pregare e combattere per te e per me. E ci invita ad entrarepienamente nella sua preghiera. Possono addirittura esserci dei momenti in cuidovremmo immergerci «nella preghiera del Getsemani, la più umana e drammaticadelle preghiere di Gesù (...). C’è supplica, tristezza, angoscia, quasi undisorientamento (Mc 14,33)»[29].Sappiamo che non è facile restare davanti al Signore lasciando che ilsuo sguardo percorra la nostra vita, guarisca il nostro cuore ferito e lavi inostri piedi impregnati dalla mondanità che ci si è attaccata lungo la strada eci impedisce di camminare. È nella preghiera che sperimentiamo la nostrabenedetta precarietà che ci ricorda il nostro essere dei discepoli bisognosidell’aiuto del Signore, e ci libera dalla tendenza prometeica «di coloro che indefinitiva fanno affidamento unicamente sulle proprie forze e si sentonosuperiori agli altri perché osservano determinate norme»[30].Fratelli, Gesù più di chiunque altro conosce i nostri sforzi erisultati, così come i fallimenti e gli insuccessi. Lui è il primo a dirci:«Venite a me, voi tutti, che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile dicuore, e troverete ristoro per la vostra vita» (Mt 11,28-29).In una tale preghiera sappiamo che non siamo mai da soli. La preghieradel pastore è una preghiera abitata sia dallo Spirito «il quale grida: Abbà,Padre!» (Gal 4,6), sia dal popolo che gli è stato affidato. Lanostra missione e identità ricevono luce da questo doppio legame.La preghiera del pastore si nutre e si incarna nel cuore del Popolo diDio. Porta i segni delle ferite e delle gioie della sua gente che nel silenziopresenta davanti al Signore affinché siano unti con il dono dello SpiritoSanto. È la speranza del pastore che confida e lotta affinché il Signore possasanare la nostra fragilità, quella personale e quella delle nostre comunità. Manon perdiamo di vista il fatto che è proprio nella preghiera del Popolo di Diodove il cuore del pastore si incarna e trova il suo posto. Questo ci rendetutti liberi dal cercare o volere risposte facili, veloci e prefabbricate,permettendo al Signore di essere Lui (e non le nostre ricette e priorità) amostrarci un cammino di speranza. Non perdiamo di vista il fatto che, nei momentipiù difficili della comunità primitiva, come leggiamo nel libro degli Attidegli Apostoli, la preghiera è diventata la vera protagonista.Fratelli, riconosciamo la nostra fragilità, sì; ma permettiamo che Gesùla trasformi e ci proietti in continuazione verso la missione. Non perdiamo lagioia di sentirci "pecore", di sapere che Lui è nostro Signore e Pastore.Per mantenere il cuore coraggioso è necessario non trascurare questi duelegami costitutivi della nostra identità: il primo, con Gesù. Ogni volta che cisleghiamo da Gesù o trascuriamo la nostra relazione con Lui, a poco a poco ilnostro impegno si inaridisce e le nostre lampade rimangono senza l’olio ingrado di illuminare la vita (cfr Mt 25,1-13): «Rimanete in mee io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimanenella vite, così neanche voi se non rimanete in me...perché senza di me nonpotete far nulla» (Gv 15,4-5). In questo senso, vorreiincoraggiarvi a non trascurare l’accompagnamento spirituale, avendo un fratellocon cui parlare, confrontarsi, discutere e discernere in piena fiducia etrasparenza il proprio cammino; un fratello sapiente con cui fare l’esperienzadi sapersi discepoli. Cercatelo, trovatelo e godete la gioia di lasciarvicurare, accompagnare e consigliare. È un aiuto insostituibile per poter vivereil ministero facendo la volontà del Padre (cfr Eb 10,9) elasciare il cuore battere con «gli stessi sentimenti di Cristo Gesù» (Fil 2,5).Quanto bene ci fanno le parole del Qoèlet: «Meglio essere in due che uno solo ...Infatti, se cadono, l’uno rialza l’altro. Guai invece a chi è solo: se cade,non ha nessuno che lo rialzi» (4,9-10).L’altro legame costitutivo: aumentate e nutrite il vincolo con il vostropopolo. Non isolatevi dalla vostra gente e dai presbiteri o dalle comunità.Ancora meno non rinchiudetevi in gruppi chiusi ed elitari. Questo, alla fine,soffoca e avvelena lo spirito. Un ministro coraggioso è un ministro sempre inuscita; ed "essere in uscita" ci porta a camminare «a volte davanti, a volte inmezzo e a volte dietro: davanti, per guidare la comunità; in mezzo, perincoraggiarla e sostenerla; dietro, per tenerla unita perché nessuno rimangatroppo, troppo indietro, per tenerla unita, e anche per un’altra ragione:perché il popolo ha "fiuto"! Ha fiuto nel trovare nuove vie per il cammino, hail "sensus fidei" [cfr Lumen Gentium, 12]. Che cosa c’è di piùbello?»[31].Gesù stesso è il modello di questa scelta evangelizzatrice che ci introduce nelcuore del popolo. Quanto bene ci fa vederlo vicino a tutti! Il donarsi di Gesùsulla croce non è altro che il culmine di questo stile evangelizzatore che hacontrassegnato tutta la sua esistenza.Fratelli, il dolore di tante vittime, il dolore del Popolo di Dio, cosìcome il nostro, non può andare perduto. È Gesù stesso che porta tutto questopeso sulla sua croce e ci invita a rinnovare la nostra missione per esserevicini a coloro che soffrono, per stare, senza vergogna, vicini alle miserieumane e, perché no, viverle come proprie per renderle eucaristia[32].Il nostro tempo, segnato da vecchie e nuove ferite, ci impone di essereartigiani di relazione e comunione, aperti, fiduciosi e in attesa della novitàche il Regno di Dio vuole suscitare oggi. Un regno di peccatori perdonati,invitati a testimoniare la sempre viva e attiva compassione del Signore;«perché eterna è la sua misericordia». 

LODE - «L’anima mia magnifica il Signore» (Lc 1,46). 

È impossibile parlare di gratitudine e incoraggiamento senza contemplareMaria. Lei, donna dal cuore trafitto (cfr Lc 2,35) ci insegnala lode capace di aprire lo sguardo al futuro e restituire speranza al presente.Tutta la sua vita è stata condensata nel suo canto di lode (cfr Lc 1,46-55),che anche noi siamo invitati a cantare come promessa di pienezza.Ogni volta che vado in un Santuario Mariano, mi piace "guadagnare tempoguardando e a lasciandomi guardare dalla Madre, chiedendo la fiducia delbambino, del povero e del semplice che sa che lì c’è sua madre e che puòmendicare un posto nel suo grembo. E nel guardarla, ascoltare ancora una voltacome l’indio Juan Diego: «Che c’è, figlio mio, il più piccolo di tutti? Checosa rattrista il tuo cuore? Non ci sono forse qui io, io che ho l’onore diessere tua madre?»[33].Guardare Maria è tornare «a credere nella forza rivoluzionaria dellatenerezza e dell’affetto. In lei vediamo che l’umiltà e la tenerezza non sonovirtù dei deboli ma dei forti, che non hanno bisogno di maltrattare gli altriper sentirsi importanti»[34].Se qualche volta lo sguardo inizia a indurirsi, o sentiamo che la forzaseducente dell’apatia o della desolazione vuole mettere radici e impadronirsidel cuore; se il gusto di sentirci parte viva e integra del Popolo di Diocomincia a infastidirci e ci sentiamo spinti verso un atteggiamento elitario... non avere paura di contemplare Maria e intonare il suo canto di lode.Se qualche volta ci sentiamo tentati di isolarci e rinchiuderci in noistessi e nei nostri progetti proteggendoci dalle vie sempre polverose dellastoria, o se lamenti, proteste, critiche o ironia si impadroniscono del nostroagire senza voglia di combattere, di aspettare e di amare ... guardiamo a Mariaaffinché purifichi i nostri occhi da ogni "pagliuzza" che potrebbe impedirci diessere attenti e svegli per contemplare e celebrare Cristo che vive in mezzo alsuo Popolo. E se vediamo che non riusciamo a camminare diritto, che facciamofatica a mantenere i propositi di conversione, rivolgiamoci a Lui come lofaceva supplicandolo, quasi in modo complice, quel grande parroco, anche poeta,della mia diocesi precedente: «Questa sera, Signora, la promessa è sincera. Ma,per ogni evenienza, non dimenticarti di lasciare la chiave fuori»[35].Lei «è l’amica sempre attenta perché non venga a mancare il vino nella nostravita. È colei che ha il cuore trafitto dalla spada, che comprende tutte lepene. Quale madre di tutti, è segno di speranza per i popoli che soffrono idolori del parto finché non germogli la giustizia... Come una vera madre, camminacon noi, combatte con noi, ed effonde incessantemente la vicinanza dell’amoredi Dio»[36].Fratelli, ancora una volta, «continuamente rendo grazie per voi» (Ef 1,16)per la vostra dedizione e missione con la certezza che «Dio rimuove le pietrepiù dure, contro cui vanno a schiantarsi speranze e aspettative: la morte, il peccato,la paura, la mondanità. La storia umana non finisce davanti a una pietrasepolcrale, perché scopre oggi la "pietra viva" (cfr 1 Pt 2,4):Gesù risorto. Noi come Chiesa siamo fondati su di Lui e, anche quando ciperdiamo d’animo, quando siamo tentati di giudicare tutto sulla base dei nostriinsuccessi, Egli viene a fare nuove le cose»[37].Lasciamo che sia la gratitudine a suscitare la lode e ci incoraggiancora una volta alla missione di ungere i nostri fratelli nella speranza. Adessere uomini che testimoniano con la loro vita la compassione e lamisericordia che solo Gesù può donarci.Il Signore Gesù vi benedica e la Santa Vergine vi custodisca. 

E, perfavore, vi chiedo di non dimenticare di pregare per me. 

Fraternamente,Francesco  
Roma, presso San Giovanni inLaterano, 4 agosto 2019. 
Memoria liturgica del santo Curato d’Ars.                                           

[1] Cfr Lett. ap. Anno Iubilari (23 aprile 1929): AAS 21(1929), 312-313.[2] Discorso alla ConferenzaEpiscopale Italiana (20 maggio 2019). La paternità spirituale che spinge il Vescovo anon lasciare orfani i suoi presbiteri si può riscontrare non solo nellacapacità di avere le porte aperte per tutti i suoi preti, ma nell’andare acercarli per prendersi cura di loro e accompagnarli.[3] Cfr SAN GIOVANNI XXIII, Lett. enc. Sacerdotii nostri primordia nel I centenario del piissimo transito del santoCurato d’Ars (1 agosto 1959): AAS 51 (1959),548.[4] Cfr Lettera al Popolo di Dio (20 agosto 2018).[5] Incontro con i Sacerdoti,Religiosi e Religiose, Consacrati e Seminaristi, Santiago del Cile (16 gennaio2018).[6] Cfr Lettera al Popolo di Dio che è in cammino in Cile (31maggio 2018).[7] Incontro con il Clero di Roma (7 marzo 2019).[8] Omelia Veglia Pasquale nellaNotte Santa (19 aprile 2014).[9] Esort. ap. Gaudete et exsultate, 7.[10] Cfr JORGE MARIO BERGOGLIO, Lettere della tribolazione,Milano, 2019, p. 18.[11] Cfr Discorso ai Parroci di Roma (6 marzo 2014).[12] Ritiro spirituale ai Sacerdoti, Prima Meditazione (2giugno 2016).[13] ANTONIO SPADARO, Intervista a Papa Francesco: "La CiviltàCattolica" 3918 (19 settembre 2013), p. 462.[14] Esort. ap. Evangelii gaudium, 137.[15] Cfr Discorso ai Parroci di Roma (6 marzo 2014).[16] Cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 268.[17] Esort. ap. Gaudete et exsultate, 7.[18] Cfr Lett. ap. Misericordia et misera, 13.[19] Esort. ap. Gaudete et exsultate, 50.[20] Ibid., 134.[21] Cfr JORGE MARIO BERGOGLIO, Reflexiones en esperanza,Città del Vaticano, 2013, p. 14.[22] Journal d’un curé de campagne, Paris, 1974, p. 135; cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 83.[23] Cfr BARSANUFIO, Epistolario, in: VITO CUTRO - MICHAŁTADEUSZ SZWEMIN, Bisogno di Paternità, Varsavia, 2018, p. 124.[24] L’arte di purificare il cuore, Roma, 1999, p. 47.[25] Esort. ap. Evangelii gaudium, 2.[26] Esort. ap. Gaudete et exsultate, 137.[27] Esort. ap. Evangelii gaudium, 1.[28] Ibid., 3.[29] JORGE MARIO BERGOGLIO, Reflexiones en esperanza, Cittàdel Vaticano, 2013, p. 26.[30] Esort. ap. Evangelii gaudium, 94.[31] Incontro con il Clero, Personedi Vita Consacrata e Membri di Consigli Pastorali, Assisi (4 ottobre 2013).[32] Cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 268-270.[33] Cfr Nican Mopohua, 107, 118, 119.[34] Esort. ap. Evangelii gaudium, 288.[35] Cfr AMELIO LUIS CALORI, Aula Fúlgida, BuenosAires, 1946.[36] Esort. ap. Evangelii gaudium, 286.[37] Omelia Veglia Pasquale nellaNotte Santa (19 aprile 2019).        



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