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06/08/2019, 22:45



Discorso-del-Vescovo-Giuseppe


 alla Città di Cefalù e alla Diocesi Cefaudense





Carissimi fratelli e sorelle,
Carissimi amici e amiche, 

anche quest’anno siamo riuniti per celebrareinsieme la festa della Trasfigurazione del Signore, la nostra festa del SantissimoSalvatore. 
Stasera sono in mezzo a voi come un vostrofratello: un discepolo di Cristo come tutti voi. Sono anche un vostroconcittadino che partecipa alla vita comune e che con voi vuole dare unsignificato all’esistenza e al presente a partire dal Vangelo. Con voi desidero sognare, costruire un futuroche segua le vie della progettualità, della condivisione, della reciprocafiducia; lontani dalla mentalità degli sconfitti, dei perdenti e deirassegnati. 
Stasera stiamo incontrando il CristoTrasfigurato che c’invita ad abbandonare tempestivamente e con convinzioneogni via di fuga dal senso del dovere e dalla responsabilità personale. Nonrifugiamoci nel vuoto delle sterili mormorazioni o delle facili deleghe che citrasformano in superbi maestri che insegnano agli altri quanto possano edebbano fare.
Sono questi i primi passi da compiere sevogliamo, sinodalmente, iniziando dal Vangelo.Ne sono convinto, è a partire dal Vangelo,dal suo fermento e dal suo lievito che bisogna lavorare per la costruzionearmonica della nostra Cefalù e dei Comuni della nostra Diocesi; Comuni chesogno come luoghi non solo abitati, ma sempre più "trasfigurati" dalla Bellezzadi Dio.Ogni uomo è creato a immagine e somiglianzadi Dio. 
Siamo tutti fratelli perché tutti noi indossiamo l’abito che porta lafirma più prestigiosa, quella di Dio e della Sua bellezza. Al cospetto di questo mirabile tempio che èla Basilica Cattedrale iniziamo un viaggio ideale insieme, aprendo i nostricuori alla Parola del Signore.   

I nostri giovaniemigranti.  

La nostra preghiera tocca una tappa importante:non dimentichiamo i nostri giovani con le valigie che lasciano la nostra terraper inseguire con tenacia e coraggio i loro sogni che spesso si trovano sullecime impervie di un Tabor lontano diverse migliaia di chilometri dalla nostrasplendida isola.Vi consegno dei dati che, credo, debbanofarci riflettere: lo scorso anno oltre 128.000 connazionali hanno lasciatol’Italia; di questi, più di 24.000 erano minori, definiti "minori con lavaligia".     
Le cifre sono talvolta impietose: quasi il17% di questi minori ha meno di 14 anni. Non si tratta di un fenomenotransitorio. Chiediamo luce al Cristo trasfigurato percapire meglio il futuro e le profonde e radicali trasformazioni dellageo-politica mondiale che ci toccano anche da vicino, coinvolgendo i nostricentri abitati. Tanti nostri connazionali e conterraneisbarcano a Londra, Berlino, Amsterdam, Parigi, New York, Sidney e perfino aShangai. 
Un numero sempre crescente di Italiani continua a raggiungere laSpagna. Si è stanchi di retribuzioni dimezzate, dilavoro sommerso non tutelato, di precari ancora non ancora stabilizzati dainostri enti pubblici come la Regione e i nostri Comuni, di un paese che nonriesce ancora a premiare il merito, di una burocrazia asfissiante, di unasituazione perennemente stagnante. Talvolta ci si trova obbligati a una sceltaatroce: o ci si accontenta di essere schiavi o si è costretti a partire. Siamovicini a questo flusso inarrestabile, a questa emorragia di ristoratori,pizzaioli, camerieri, medici, commercialisti, muratori, insegnanti, giovani universitarie persino minori che sono costretti a imbarcarsi per un viaggio di sola andata,spesso senza ritorno. 
A voi, cari fratelli emigrati, rivolgo unsaluto affettuoso; certo che in questo momento siete presenti con il cuore. A Cefalù e in tanti borghi delle Madonie hoincontrato tante mamme e papà che hanno i figli lontano da casa: vedono ilfrutto del loro amore lasciare la terra dei propri padri. A voi, cari genitori,giunga il mio pensiero paterno.  

Gli immigrati tranoi.  

Sostiamo ora in preghiera. Preghiamo affinchéci sia una grande fratellanza: è un tema tanto caro a Papa Francesco. Infatti,insieme al Grande Imam di al-Azhar ha scritto un Documento sulla fratellanzaumana per la pace mondiale e la convivenza comune. Nel documento ci vienericordato che: «La fede porta il credente a vedere nell’altro un fratello dasostenere e da amare»[1]. 
E noi tutti, stasera, come discepoli delCristo Trasfigurato, vogliamo con la nostra preghiera stare accanto a queinostri fratelli che hanno urgente bisogno di incontrare il volto luminoso delCristo, di ricevere la Luce di Dio, la Sua gloria, e la Sua Speranza. Il nostro ricordo vada al prossimo piùprossimo che abita a pochi passi da noi, ma che arriva da quelle aree del mondotanto diverse dalle nostre. Tanto povere, abitate solo dal buio delladisperazione, dal grido di guerre sanguinose, di morti anche innocenti.     
Raggiungiamo con la luce della nostrapreghiera e della nostra fede i nostri fratelli immigrati. Penso a quelli cherisiedono al centro di accoglienza di Piano Zucchi: li ho incontrati giorni fa.La compostezza dei loro gesti, di ogni loromovimento mi ha consegnato il disagio della gratitudine. Li ho osservati. Dailoro occhi traspariva tristezza, dolore. Erano occhi velati da paure mairaccontate, portavano le cicatrici di affetti spezzati. In quel centro è comese fossi stato "arrostito" dalla grazia di Dio. 
Anche loro sono umani; hanno bisogno diprogetti di Speranza. Non lasciamoci travolgere dall’odio, dal populismo edalla paura dell’altro uomo. La luce del Cristo trasfigurato faccianascere o rafforzi in noi la mentalità dell’accoglienza, dell’integrazione, cispinga a un forte rinnovamento interiore che ci allontani dal vedere nelfratello immigrato un peso da portare, ma a considerarlo una risorsa. Ce ne dà una profetica conferma un datoriportato dal quotidiano Avvenire: la realtà dell’immigrazione offrealla scuola italiana oltre 850.000 minori provenienti da 160 diversi paesi delmondo. Siamo di fronte a una fonte di ricchezzainesauribile e spesso ancora inesplorata. Se la confrontiamo ad un’altra cifra,quella della diminuzione degli studenti italiani in Sicilia, pari a 11.000unità l’anno. 
Ciò significa che ogni anno muore un paese. Impegniamoci a essere una Chiesa che decidedi stare in piedi che impara a capire come gli "scarti" diventino pietraangolare.  

I più fragili.  

Proseguiamo questo nostro viaggioraggiungendo i più fragili: gli anziani, gli ammalati e quanti si trovano nellestanze dei nostri ospedali di Cefalù e di Petralia Sottana e del centro ReginaMundi di Finale di Pollina che si occupa delle cure e dell’assistenza deglianziani. Accogliamo il lamento di chi soffre. L’ho già affermato in altre occasioni, lamedicina ha le sue capacità così come la Chiesa ha le sue risorse: lapreghiera, la tenerezza e la luce della Fede capace di far germogliare lasperanza negli ammalati, nei familiari chiamati ad accudirli, nei medici e intutto il personale sanitario che spesso ha la missione non solo di curare ilmalato ma di accompagnarlo con dignità alla soglia della vita eterna. Metto all’attenzione del Comune di Cefalù ilprogetto di accoglienza presentato dalla Diocesi a favore dei familiari indifficoltà degli ammalati del "reparto risvegli" dell’ospedale di Cefalù; losollecito a dare una risposta celere e credibile. 
Pensiamo ancora una volta agli anziani:ascoltiamo i disagi che vivono, spesso abbandonati alla solitudine. Gli anziani vanno sempre rispettati e ascoltatiperché sono la nostra memoria.
Mettiamoci dunque nei panni di un anziano,specialmente del centro storico, che deve procurarsi acqua potabile perché aCefalù l’acqua non lo è. Pensiamo cosa significa per un anziano, caricatodi un peso non indifferente per le sue forze, affrontare le scale della propriacasa; vere e proprie barriere architettoniche insormontabili.    

Un turismosostenibile.  

Un’ultima riflessione in questo itinerarionon può negligere la nostra amata Cefalù. Le innumerevoli presenze turistiche sono pernoi motivo di orgoglio perché rendono giustizia alle bellezze della città e nefanno conoscere l’intramontabile fascino in ogni parte del mondo. Adoperiamoci insieme, nel rispetto massimodei diversi ruoli e delle differenti competenze, perché il turismo della nostraCittà diventi sempre più sostenibile, di qualità, attento ai bisogni nonsoltanto di chi vive Cefalù una settimana in estate, ma di chi la vivecostantemente perché l’ha scelta come luogo della propria vita, dei proprilegami affettivi, del proprio lavoro. L’attenzione e la cura per il turista nonpossono prescindere dal rispetto e dal pieno soddisfacimento delle legittimeesigenze della popolazione locale, soprattutto dei servizi essenziali; persinoil diritto a riposare la notte, quando - spesso impossibilitati a chiudere gliinfissi per l’afa estiva - subiscono schiamazzi fino a notte fonda.  Puntiamo allora sempre più in alto, «ducin altum: prendi il largo!»[2];come disse Gesù a Pietro. Usciamo dai ristretti parametri di un turismo "mordie fuggi", interessato al soddisfacimento di aspetti legati al semplicedivertimento. Apriamo i nostri orizzonti a iniziative culturali che rendanoprotagonisti i giovani e le tante associazioni presenti sul territorio, aprogetti durevoli che diano voce alla nostra storia e alla nostra identità.            

Concludo questo dialogo, questo viaggiocompiuto con voi sotto lo sguardo benedicente del Pantocratore, con unariflessione del filosofo francese Jacques Maritain: «Gli uomini, oggigiorno,hanno bisogno di segni. Essi hanno bisogno di fatti, anzitutto dei segnisensibili delle realtà delle cose divine [...]. Un Cristianesimo decorativo ormainon è più sufficiente. La fede deve essere una fede reale, viva, pratica [...].La speranza terrestre del Vangelo potrà così finalmente divenire la forzavivificatrice della storia temporale»[3]. 

La Trasfigurazione del Salvatore riempia lastoria delle nostre vite e delle nostre azioni della Sua pedagogia luminosa erivoluzionaria capace di allontanare dalle nostre coscienze la ruggine dellasfiducia e il grigiore del pessimismo, pericolose tentazioni sempre in agguatoquando si sceglie il sentiero fulgido della Speranza.   

Invochiamo Maria, sicuri che Lei, Madre dellaSperanza e icona della Chiesa in cammino, sarà nostra compagna di viaggio, nonstancandosi mai di ricordarci, come a Cana di Galilea: «Fate quello che Lui vidirà»[4].   

✠ Giuseppe Marciante 
Vescovo di Cefalù

[1] Francesco - Ahmad Al-Tayyeb, Documento sulla fratellanza umana perla pace mondiale e la convivenza comune, Abu Dhabi, 4 febbraio 2019.
[2] Lc 5,1-11.
[3] J. Maritain, Il significato dell’ateismocontemporaneo, Brescia, Morcellania, 1950, p. 40.
[4] Gv 2-5.



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