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05/10/2019, 20:33



Omelia-per-l’apertura-del-nuovo-Anno-Pastorale


 del Vescovo Giuseppe





Carissimi fratelli e sorelle,  
rivolgoa voi tutti un caloroso saluto: grazie per essere venuti! Salutotutte le Autorità civili e militari presenti e, in particolar modo, il Vice-Sindaco di Cefalù, Sig. Enzo Terrasi, il Sindaco di Caltavuturo, Sig. DomenicoGiannopolo e il Sindaco di Valledolmo, Dr. Angelo Conti.   
Il Salmo 94 che abbiamo poc’anziascoltato è detto invitatorio perché la tutta Chiesa lo intona quotidianamenteal momento del risveglio mattutino. È il salmo che la Chiesa, appena apre lelabbra, recita per cantare la lode di Dio. Il salmista ci rivolge tre parole chesono tre inviti: "venite", "entrate", "ascoltate".  
«Venite»: dietro a questo invito simuove un popolo come in un pellegrinaggio verso il Tempio del Signore, il luogoin cui il popolo pellegrino riposa con il suo Dio. Anche noi abbiamo accoltoquesto invito e ci siamo uniti ai canti di gioia, alle acclamazioni, tessendolodi e ringraziamenti a Dio, roccia della nostra salvezza. Siamo sulla soglia del Tempio; ciaccostiamo e sentiamo un secondo invito: «Entrate»All’interno esprimiamo nella liturgiail nostro rapporto con il Signore: prostrati davanti al Suo volto, lo adoriamo inginocchio. Avvertiamo la vicinanza di Dio, la Sua presenza è come quella delpastore che ci guida, nutre, cura e governa.Ma mentre è in corso la liturgia, unavoce s’impone: le parole impongono il silenzio, tutti ammutoliscono e vienefuori il terzo invito: «Se ascoltaste la sua voce!».La voce si fa parola; è una parolasevera che esprime un rimprovero imperativo: «Non indurite il cuore». 
La voce che ammonisce non è rivolta auomini fuori dal Tempio, agli indifferenti e ai lontani. È rivolta ai devoti chesi trovano in esso, ai cosiddetti praticanti, il che significa che non sempresono veri credenti. Proprio a loro è ricordata la mormorazione degli ebrei neldeserto; segno di un popolo indurito nel cuore, sospettoso di Dio, incredulo,nonostante i segni operati dal Singore.La voce richiama il popoloall’essenzialità della fede che viene dall’ob-audientia della Parola.          
Nel Prologo alla sua Regola, SanBenedetto da Norcia[1] , citando il nostro salmo,così esorta coloro che vogliono seguire Cristo: «Alziamoci, dunque, una buonavolta, dietro l’incitamento della Scrittura che esclama: "È ora di scuotersidal sonno!" e aprendo gli occhi a quella luce divina ascoltiamo contrepidazione ciò che ci ripete ogni giorno la voce ammonitrice di Dio: "Se oggiudrete la sua voce, non indurite il vostro cuore!"». Questa esortazione non è destinata soloai monaci, ma a tutti i discepoli di Cristo. 
Sottolineo quell’oggi. Ogni giorno,dopo la venuta di Cristo, è l’oggi in cui è possibile incontrare Dio eascoltare la sua voce; è l’oggi in cui si adempie la Scrittura. Ma questapossibilità offerta dal Signore deve incontrare ogni giorno, l’oggi, vale adire la risposta della nostra fede.  
La risposta alla voce del Signore vadata giorno per giorno; al contrario se la voce di Dio non trova l’obbedienzadella fede, ogni giorno il cuore s’indurisce fino a diventare un cuore dipietra: freddo, morto, spietato, egoista e violento. Una pietra pronta acolpire e distruggere.Riscontriamo anche noi questo rischio,come gli Apostoli, a causa della nostra fragilità e perciò anche noi invochiamo:"Accresci la nostra fede!"Gesù, però, sposta l’attenzione dallaquantità alla qualità. Egli richiama all’essenziale della fede nella lineaprofetica, come ci ha detto il Profeta Abacus nella prima lettura: «Ecco,soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la suafede» (Ab 2,4). Non importa quindi la quantità dellafede. Una fede molto piccola, purché sia autentica può operare cose impossibili. 
Essa suppone l’atteggiamento di apertura.Solo l’invocazione e l’effusione delloSpirito potranno trasformare il cuore di pietra in uno di carne, palpitante evivo d’amore.La fede animata dallo Spirito nonaccresce, ma diminuisce e rende piccoli. Più piccoli si diventa per la fede,più potenza evangelica si sprigiona: ecco che allora, in un linguaggioiperbolico, il Vangelo avverte: «Se aveste fede quanto un granello di senape,potreste dire a questo gelso: "Sràdicati e vai a piantarti nel mare", ed essovi obbedirebbe» (Lc 17,6).La fede significa farsi piccoli, minusda cui viene minore, ministero, ministro. Si spiega così il riferimento del Vangelodi oggi che usa due termini indicativi della minorità doulos e diakonos,schiavo e servo. 
Sono i termini della katabasis, dell’abbassamento delFiglio di Dio. La fede è il principio dinamico che anima il servizio. Secondo una classificazione che mutuodal Card. Carlo Maria Martini[2]ci sono alcuni servizi che si possono chiamare diakonie fidei, in cui l’oggetto del servizio è la fede. Diverseforme di servizi per l’evangelizzazione e del servizio pastorale, dove la fedestessa è oggetto del dono comunicato. Ci sono servizi che si possono chiamare diakonie ex-fide: sono tutti quei servizi che noirendiamo ai fratelli a partire dalla fede, dalla nostra conversionebattesimale, in particolar modo il servizio della carità, delle opere dimisericordia, della giustizia sociale, che quanto all’oggetto non sidistinguono dal servizio fatto da altri, ma quanto alle motivazioni e allostile derivano dal Vangelo.     
Siamo sempre debitori nei confronti diDio per quanto Egli ha fatto e continua a fare per noi. Siamo solo deipeccatori, pronti a montare in superbia, a pretendere riconoscimenti di meriti,favori e privilegi. Siamo solo grati per averci chiamati a servire: stiamolavorando a un progetto e non da soli. Dalla gratitudine si passa così allagratuità: «Gratuitamente avete ricevuto gratuitamente date» (Mt 10,8). 
Con queste parole di Gesù desideroringraziare e lodare la generosità dei Confrati della Confraternita SanGiuseppe di Caltavuturo che hanno accolto subito l’invito a portare qui aCefalù la pregevole statua di San Giuseppe; icona di questo nuovo Anno Pastorale.Grazie ai giovani della Parrocchia SS.moSalvatore alla Torre in Cefalù che, prima di questa celebrazione eucaristica,con tanta simpatia ed entusiasmo hanno animato una bellissima e commoventepagina del Piccolo Principe.
Grazie all’Associazione Musicale SantaCecilia di Cefalù che, con la sua musica, si è offerta per accompagnare lastatua di San Giuseppe in processione.Infine il mio ringraziamento a tutti icomponenti del Coro diocesano che con passione e genuina disponibilità animanole celebrazioni liturgiche in questa Basilica Cattedrale. Compito del Coro è sostenerel’assemblea nel canto di lode a Dio; esorto dunque tutti voi qui presenti alodare il Signore con il vostro canto.   

✠Giuseppe Marciante 
Vescovo di Cefalù

[1] Benedetto da Norcia, Sancta Regula,Prologo 9-10, SC 181, p. 414.
[2] Cfr. Carlo Maria Martini, L’evangelizzatorein San Luca, Milano, 1988, p 82-83.



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