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25/08/2018, 22:34

diocesi, vescovo



Appello-del-Vescovo-Giuseppe.-Eritrei-a-bordo-della-"Diciotti":-occasione-d’incontro-con-Cristo.


 




Ero affamato, ammalato, prigioniero, forestiero e siete venutia darmi da mangiare, curarmi, ospitarmi, visitarmi

Mt 25, 35

Eccola un’altra occasione di incontro con Cristo. È lìattraccata al porto di Catania. Un’occasione da non perdere. Perché su questeazioni saremo giudicati e non possiamo dire: "Avevo da fare, ero distratto, ho diritto alle vacanze, per nonpensare e non impegnarmi". Dobbiamoessere cristiani veri e ciò vuol dire tornare ad essere "umani". Enon è solo questione di giustizia, ma dare ospitalità e accoglienza è crescerenella fede: questo è l’amore. Come Chiesa viva, allora, apriamo le porte dellanostra Diocesi. Abbiamo case e istituti religiosi vuoti, anche in buonecondizioni. Ottimi per dare accoglienza a questi nostri fratelli. Mettiamo inpratica il Vangelo di Gesù. 

Come Chiesa presente in Sicilia, che per la suaposizione geografica si trova al crocevia delle rotte del Mediterraneo,dobbiamo saper essere vigili, ascoltare le richieste di aiuto da parte di chisoffre ed essere accoglienti. Concretamente. Dobbiamo essere "in primalinea", tutti presenti al porto di Catania, per ricevere il Signore Gesùche viene a visitarci con il volto dei 150 eritrei tenuti prigionieri nellanave "Umberto Diciotti". L’ospitalità deve essere intelligente, dobbiamocoinvolgere l’Europa, dobbiamo pendere tutte le precauzioni necessarie. 

Equesto è vero. Dobbiamo andare alle radici del fenomeno dell’immigrazione. Macosa vi è alle radici, lo sappiamo bene: decenni di sfruttamento dell’Africa daparte dell’Europa, azioni che hanno portato a depredare le immense ricchezzedel sottosuolo di quei popoli oggi affamati e in guerra, alla mercé didittatori senza scrupoli. In particolare i 150 immigrati della "Diciotti" vengonoquasi tutti dall’Eritrea, un Paese tra i più poveri tra i poveri, governato dauna dittatura brutale che pone quella popolazione nella scelta tra morire inpatria o rischiare di morire nel viaggio della speranza, per raggiungereparenti e connazionali soprattutto nel Nord Europa. 

Siamo cristiani e dobbiamoseguire Cristo che bussa alla nostra porta. Dobbiamo impegnarci conintelligenza e prudenza, ma anche con coraggio e profezia. Oggi ancora non sivedono soluzioni a livello politico europeo. Ma la Chiesa è viva e pronta:cominciamo a liberare i 150 nostri fratelli della nave trasformata in unaprigione, chiediamo solidarietà e prendiamoci le nostre responsabilità,mettendo in campo tutte le nostre forze per far vivere attraverso il nostroimpegno la creatività dello Spirito Santo.

✠ Giuseppe Marciante



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