The diocese of Cefalù

Piazza Duomo, 10 - 90015 Cefalù (PA)

Tel. 0921 926311

segreteria@diocesidicefalu.org

segreteriagenerale@diocesidicefalu.org

"Those who seek the face of Christ, you look up at the top"

cattedraleLogo
logobi
icona
Logo-CEI1-300x225
chiesedisiciclia
1200px-Logotv20002015.svg
c91b686608ffad587329ad2f3ab3c1e6400x400.jpeg
fatesi
66Y1Ma3Y400x400.jpeg
8x1000
15/09/2018, 09:01

diocesi



"Ti-richiamo-in-Paradiso".-Il-Beato-Pino-Puglisi-nel-ricordo-di-don-Franco-Mogavero.


 



La visita di Papa Francesco nel venticinquesimo anniversario delmartirio di don Pino Puglisi apre la strada alla Speranza alla nostra isola,alle Chiese di Sicilia. Tutto il suo ministero è stato una continuatestimonianza di abbandono e fiducia in Dio e nell’uomo. IlCardinale Salvatore Pappalardo, sempre lungimirante, lo aveva scelto come padrespirituale del Seminario di Palermo. Ed io l’ho conosciuto ed apprezzato inquesto suo servizio tanto delicato e di estrema importanza nella formazione diun futuro pastore.Era un presbitero mite e discreto. Tuttala sua azione pastorale ruotava attorno alla Parola, all’Eucarestia e alConcilio. Era innamoratissimo del suo ministero. In uno degli incontri tenuto anoi seminaristi ebbe a dirci: "Non avrei pudore a uscire per le vie di Palermocon un cartello sulle spalle leggibile da tutti con la scritta: Essere Pretiè Bello!" Non ci ha mai parlato dei suoi problemi con la mafia, dellesue difficoltà e gioie pastorali a Brancaccio. Delle sue lotte. Delle tante iniziativeed attività portate avanti come parroco nella sua comunità. Faccio tanta faticaa vederlo investito del titolo a lui da tanti affiancato del "prete antimafia".E’ stato l’uomo e il prete della Speranza. Ci ha presentato sempre il Vangelo.Solo e sempre la Parola del Signore. Portava con se la Bibbia. Studiava epregava la Parola di Dio. Leggeva. Studiava testi di esegesi. Si parla poco dipadre Puglisi e del suo spessore culturale. Della sua sapienza che non ha nullaa che fare con le erudizioni da esibire. Della sua acuta intelligenza che haguidato la sua fede, le sue scelte ed anche il suo martirio. Un giorno inseminario bussa alla mia porta. Mi accorsi subito di un certo suo imbarazzo.Era rosso in viso. Quel rossore tipico dei "bambini" quando devono chiederequalcosa. Poi sottovoce mi dice:<< Puoi prestarmi per qualche giorno la tuaBibbia di Gerusalemme?>>. E continua:<< La mia l’ho donata ad unaammalata. Aveva bisogno della Parola di Dio>>. E poi con un’umiltàschiacciante confessa:<< Non ho più una lira nel mio portafoglio...>>.Qualche giorno dopo era la festa di San Giuseppe. Occorreva fare un regalo adon Pino per il suo onomastico. Suggerisco con discrezione la Bibbia diGerusalemme. Il giorno della festa pranza con noi in Seminario. Poi gli vieneconsegnato il regalo. Quando lo apre, vedendo la Bibbia, con lo sguardo cerca ilmio volto. I nostri occhi si incrociano. Si parlano nel silenzio. Don Pino dalontano mi sorride. Era il suo grazie. Forse il grazie più bello, più "pulito"ricevuto nella mia vita.  Andava sempredi corsa. Non era mai puntuale. Aveva una capacità di ascolto straordinaria.Nei vari colloqui ti ascoltava con attenzione massima. Ti fissava con losguardo. Ti leggeva con gli occhi. Ti sorrideva amorevolmente. E poi ti donavai suoi consigli. Semplici. Concreti. Misurati. Mai appesantiti da giudizi. Rivestitisoltanto di quella luminosa libertà interiore che possiede solo chi abbraccia evive il Vangelo. A tal proposito, diceva: «Compito del prete è quello diascoltare». E proseguiva: «Se dovessi realizzare una vignetta sul presbiterodisegnerei soltanto un orecchio grandissimo». Durante l’ultimo colloquio avutocon lui mi parlò con vera umiltà del suo non riuscire ad assolvere per comesperava e desiderava il compito di padre spirituale. E nel clima di unaconversazione paterna indica come possibile figura che potesse sostituirlo ilparroco della Cattedrale di Palermo: don Salvatore Napoleone. Solo dopo pochimesi don Puglisi veniva ucciso. Ma alla coscienza e al cuore della mia personaaveva già mostrato chi doveva proseguire la formazione da lui iniziata con iseminaristi. Ad Ottobre si riapre il Seminario con la settimana di esercizispirituali. Si respira un’aria triste. Grande è il dolore per l’assenza dipadre Puglisi. Si è "costretti" a pensare ad un successore. In formariservata espongo a Mons. Giovanni Muratore, allora Rettore del Seminario, ildesiderio di don Pino. Il Rettore sgrana gli occhi e si commuove. L’indomani sireca dal Cardinale che chiama subito padre Napoleone. Il parroco della cattedrale del capoluogosiciliano, dopo un giusto tempo di riflessione accetta di essere l’erede dipadre Puglisi nella guida dei futuri presbiteri. E’ una piccola testimonianzache ci consegna la vera identità di padre Puglisi: presbitero umile, nonappiccicato ai ruoli, ai titoli, alle persone che amava. Era un uomo cheguardava al domani, proiettandolo sempre all’eternità. Non a caso il suo cantopreferito era "Sto alla porta e busso", che cantava col sorriso di un bambino,quel sorriso che era il suo saluto. Il sorriso "dell’innocente" che ha donatoanche al suo assassino. Il sorriso benedicente della Speranza. Della qualetutta la Chiesa ha bisogno. Quel 15 settembre del 1993 era il giorno del suocinquantaseiesimo compleanno. La mafia aveva deciso di ammazzarlo proprio quelgiorno. Avevo provato a chiamarlo per gli auguri. Non l’ho trovato. Oggi dopo25 anni l’ho raggiunto ugualmente con questo scritto. Senza un telefono. Ma ilSuo nome è nell’elenco beati. Dei costruttori della Speranza. 

Franco Mogavero


1
Create a website