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01/04/2019, 01:36

omelie, vescovo



Omelia-nell’ordinazione-diaconale-di-Don-Luigi-Natale-Volante
Omelia-nell’ordinazione-diaconale-di-Don-Luigi-Natale-Volante


 l’omelia del Vescovo Giuseppe




Richiamo brevementeil contesto del capitolo 15 del Vangelo di Luca: i giusti (gli scribi e ifarisei) mormorano contro Gesù perché fa festa e mangia con i peccatori.  Siavvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei egli scribi mormoravano dicendo: "Costui accoglie i peccatori e mangia conloro". Ed egli disse loro questa parabola"[1].    

E in un’unicaparabola narra le tre della misericordia. Tutte e tre le parabole hanno incomune la festa: Il pastore fa festa perché ha trovato la pecora smarrita, ladonna fa festa, perché ha trovato il suo tesoro, ora il padre fa festa per ilfiglio minore, quello che chiamiamo il perduto, perché è stato ritrovato.Il senso di questotesto è la conversione più radicale che ci sia, che non è la conversione delpeccatore, ma è la conversione del giusto che è chiamato a convertirsi dallasua giustizia alla misericordia.  

In fondo duefratelli, fuori dalla parabola, hanno la stessa falsa immagine di Dio, sia chifa il religioso osservante, sia chi si ribella: Dio è un padrone, èlegislatore, è un giudice spietato, è un boia, cioè ti condanna alla morteeterna se non fai quello che Lui ha stabilito!L’ateo in fondorifiuta questa visione di Dio: se Lui è così io voglio la mia libertà e fareuna vita autonoma, non da schiavo.  

Il Vangelo, invece,ci presenta il vero volto del Padre; richiamo brevemente il colloquio traFilippo e Gesù:  Nessunoviene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche ilPadre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore,mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi etu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoidire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?[2]  

Il testo vorrebbeessere la rivelazione a entrambi i figli che il padre non è come loro pensano,ma è un’altra cosa.   Dio non è come lopensiamo noi, ma è esattamente il contrario: non è il Dio della legge, delle religioniche gli atei negano, ma quel Dio che è amore e libertà e misericordia assoluta;che non è l’antagonista dell’uomo, ma tutt’altro, è un alleato della suafelicità.Da notare che iltesto per dodici volte parla del padre e così lo chiamano il figlio minore e iservi, mentre il maggiore non lo chiama mai padre come non chiamerà il minorefratello, ma "questo tuo figlio, costui che [...]".  

Tra le prime dueparabole - la pecorella smarrita e la dracma perduta - e questa del figlioperduto e ritrovato si può notare però una differenza abbastanza vistosa: nelleprime due, sia il pastore sia la donna casalinga, si muovono per cercare ciòche hanno smarrito; qui il padre non si muove per cercare il figlio, ma conansia e trepidazione lo aspetta, perché rispetta fino in fondo la libertà delfiglio.  Mi viene ilsospetto che l’evangelista Luca vuole darci un messaggio nascosto nellaparabola. Ma non doveva il figlio maggiore, il fratello, condividere lapreoccupazione del Padre e mettersi alla ricerca del fratello? Vorrei leggerein filigrana la presenza di un altro fratello maggiore, uno di cui ci parlal’apostolo Paolo nella Lettera ai Romani «il primogenito di molti fratelli»[3] chericeve dal Padre la missione di fare un lungo viaggio per cercare Adamo, il fratelloperduto che ha dissipato l’eredità filiale e ora si trova nel punto più lontanodal Padre: è disceso negli inferi della morte.  

E allora si puòriscrivere la parabola e incontrare questo figlio maggiore che non considerò untesoro geloso tutto ciò che il padre gli ha dato, ma spogliò se stesso, spesel’eredità per comprarci e riscattarci a prezzo del suo sangue e della sua vitafino a scendere negli abissi della morte e liberare il fratello rimasto schiavoa servizio del guardiano dei porci e così ci ha ricondotti alla casa paternaper gioire col Padre e far festa per il fratello che era morto ed è tornato invita. Mi chiedo ancora:chi sono i servi che preparano la festa? Vedo in essi isacri ministri e tra questi specialmente i diaconi, annunciatori del lietoevento a coloro che si credono giusti e giudicano chi si è perduto: Tuofratello è tornato e tuo padre ha ucciso per lui il vitello ingrassato, poichélo ha riacquistato salvo.   

I servi sono idiaconi che rivestono della veste bianca il figlio sporco e sudicio dopol’immersione nel bagno rigeneratore del battesimo.   

I servi sono idiaconi che mettono al dito del prodigo l’anello del sigillo dell’appartenenzapiena alla casa paterna.  I servi sono idiaconi che provvedono di calzari colui che ha consumato i suoi sandali neldeserto della lontananza da Dio.    

I servi sono idiaconi che preparano la mensa dove viene immolato il sacrificio della nostrariconciliazione. Mi piace vedere neidiaconi i servi che il padrone dinanzi al rifiuto dei primi manda ai crocicchidelle strade per chiamare altri invitati, buoni e cattivi, alle nozze delfiglio e così riempire la sala di commensali. Mi piace oggivedere nel diacono il servo che annuncia la misericordia di Dio, accompagna ipenitenti al sacramento della riconciliazione e li presenta all’altare perpartecipare al banchetto delle nozze dell’Agnello.  Mi piace vedere neldiacono il messaggero di pace, che si adopera per ricucire situazioni diconflitto tra fratelli, tra parenti e soprattutto tra i coniugi o tra padri efigli. Il diacono proprio perché ha sperimentato la gioia della misericordia diDio nella sua vita, può dire agli altri: «Gustate e vedete quanto è buono ilSignore; beato l’uomo che in lui si rifugia»[4] e, colprofeta Isaia, benedico i passi di chi annuncia la misericordia: Comesono belli sui montiipiedi del messaggero di lieti annunzicheannunzia la pace,messaggerodi bene che annunzia la salvezza[5] Carissimo Luigi,oggi ricevi il primo grado dell’ordine, quello del diaconato per il servizio;ricordati che, anche se accederai al sacerdozio, rimarrà per sempre impressa inte l’impronta, il carattere diaconale, lo stile del servizio, ecco perché vienedato per primo.   

Ti auguro di viverequesto tempo di grazia diaconale con umiltà e semplicità a serviziospecialmente dei sofferenti, dei poveri, accompagna con mitezza e tenerezzaquanti si sono allontanati dalla casa paterna che è la Chiesa e annuncia la misericordiadel Padre. Amen.  

✠ GiuseppeMarciante

[1] Lc 15, 1-3.
[2] Gv 14,6-10.
[3]Rm 8,29.
[4] Sal 33,9.
[5] Is 52,7.


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